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“L’Isis non ha ideologie né valori degli esseri umani, dichiara la sua ambizione di commettere un genocidio contro un antico popolo. E non ha un posto nel Ventunesimo secolo. Noi proteggeremo i nostri concittadini. Jim Foley? Onoreremo la sua memoria”. Parole dure quelle di Barack Obama, che da Marthàs Vineyard in Massachusetts, dove si trova in vacanza, ha detto la sua in merito all’uccisione del giornalista americano per mano degli estremisti islamici dell’Isis. ”Il mondo è inorridito dal brutale assassinio di James Foley, ci deve essere uno sforzo comune per estrarre questo cancro, una cooperazione mondiale per fermare l’Isis” ha aggiunto Obama in un breve dichiarazione, sottolineando che “l’Isis non parla di religione. Le loro vittime sono in massima parte musulmani e nessuna fede insegna alla gente a massacrare gli innocenti. Continueremo a fare il possibile per proteggere il nostro popolo”, ha aggiunto, sottolineando di aver parlato con i parenti del ragazzo. “Ho parlato con la famiglia di Foley e gli ho detto che abbiamo tutti il cuore spezzato per la loro perdita e che ci uniamo a loro per onorare Jim. Oggi diremo una preghiera per Jim e per coloro che sono ancora in mano all’Isis” ha aggiunto Obama.

Sessantaquattro sterline per il settore ospiti sono un prezzo esagerato. E allora in soccorso degli abbonati arriva la società. E’ la mossa del Manchester City per permettere ai propri fan di seguire i Citizens all’Emirates Stadium, il tempio dell’Arsenal, che – detto in altri termini – è ormai un posto per paperoni. Il costo dei tagliandi per il match contro i Gunners aveva scatenato la rabbia dei tifosi, decisi a lasciare vuoti i 2900 posti del settore ospiti durante il match di Premier League del prossimo 13 settembre. Ma si tratta solo di una battaglia vinta lungo la strada di una guerra che si trascina da anni e vede contrapposte tifoserie e politica dei prezzi applicata dalla società. Soprattutto (ma non solo) per i settori ospiti.

Fonte: Facebook

Qualcuno forse avrà pensato che Roberto Calderoli, assurto al ruolo di relatore della legge di riforma costituzionale, potesse risparmiarci le sue nefandezze verbali tipo quella, ormai purtroppo nota, della civiltà gay “che ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni“. Al contrario, il vicepresidente del Senato si è lanciato in una nuova esternazione delle sue.

Ci sono cose che solo in Italia, perché altrove potrebbero essere seri guai. Qualche insulto minimo te lo prenderesti. Da noi, nella terra dei Fiorito, delle mutande leghiste, dei Trota e dei rimborsi taroccati di consiglieri regionali di Pd e ceneri Pdl, della fu An e dei furono Udc, succede questo e altro.

La palma d’oro dell’estate porta il nome di Pino Cangemi, conosciuto nel Lazio per le sue attività sportive (tennis, calcetto, paracadutismo) e anche perché ha fatto l’assessore regionale e, oggi, è consigliere regionale. Un lavoro che di per sé non suona come difficile o sfiancante. Diciamo che è politica, e che si può fare più o meno bene. Lamentarsi perché 6800 euro al mese sono pochi, ci vuole coraggio. Ma Cangemi, in un’intervista fatta al Messaggero, lo ha detto senza mezzi termini: “Sono pochi soldi”. Il suo pensiero, probabilmente, più che al lavoro era già alle vacanze da pagare.

E’ di bronzo la finale di Arianna Castiglioni agli Europei di nuoto. Il più classico dei mercoledì da leoni per i campioni del nuoto azzurro: dopo il doppio podio nella finale maschile stile libero per Paltrinieri e Detti (rispettivamente oro e bronzo nei 1500) è la 17enne di Busto Arsizio a regalar

pubblicato da Libero Quotidiano

Nuoto, Europei: Arianna Castiglioni, è bronzo nei 100 rana

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Nella battaglia contro il terrorismo l’Europa sa bene da che parte stare quindi “questa battaglia noi la vinceremo, voi la vincerete”. L’impegno è quello preso dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, di fronte al governatore curdo Massoud Barzani. Erbil è stata l’ultima tappa del viaggio-lampo del capo del governo in Iraq, dopo aver incontrato, a Baghdad, il premier uscente Nouri Al Maliki (che la scorsa settimana ha rassegnato le dimissioni), il nuovo premier Haider Al Abadi (che ha il compito di formare un governo di “larghe intese”) e il capo di Stato Fouad Masoum. Renzi ha aggiunto che la battaglia contro il terrorismo sta nel cuore stesso dell’Europa, non ai suoi confini. Barzani, dal canto suo, ha espresso grande preoccupazione per la tragedia umanitaria dei profughi, citando il fatto che l’altro giorno sono state individuate 272 mine in soli 4 chilometri. Il governatore della regione curda ha espresso, spiegano fonti italiane, gratitudine per la visita del premier italiano e grande riconoscimento al ruolo dell’Italia, che, ha evidenziato, è stata la prima ad visitare la regione in un momento così drammatico, e l’Europa.

“Inaccettabile” e “inammissibile”. Così i sindacati stroncano l’ipotesi, riferita dal Messaggero, che il governo stia valutando di prolungare per altri due anni il congelamento degli stipendi degli statali. C’è da augurarsi che sia una bubbola agostana”, scrive la Cgil su Twitter. “Un nuovo blocco biennale dei salari nella #Pa sarebbe inaccettabile”. Mentre l’Ugl Intesa Funzione Pubblica sottolinea che l’ennesimo blocco “oltre a lambire l’immoralità e a sfociare nel ridicolo contraddirebbe le dichiarazioni del governo sullo stimolo ai consumi interni”. E il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, parla di “un autentico scandalo”. Da Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa arriva infine la richiesta al premier Matteo Renzi e al ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia di “chiarire immediatamente che ciò su cui sembra si stia lavorando nell’ombra dei corridoi di Via XX Settembre non appartiene all’iniziativa del governo”. Secondo il quotidiano di Roma, però, per centrare gli obiettivi di revisione della spesa fissati per il 2015 (16 miliardi almeno di risparmi) Palazzo Chigi intenderebbe proprio metter mano a quel capitolo, già preso di mira non poco negli ultimi anni. Le buste paga dei 3,3 milioni di dipendenti pubblici, infatti, sono al palo dal 2010, quando un decreto del quarto governo Berlusconi ne ha imposto il blocco coattivo per il 2011, 2012 e 2013. Con un risparmio per le casse pubbliche stimato in oltre 11 miliardi di euro. Ci ha poi pensato la legge di Stabilità dell’esecutivo Letta a rinnovare il congelamento fino alla fine del 2014, disponendo anche una moratoria del turn over (ovvero il ricambio generazionale) fino al 2017. Risultato, minori uscite per altri 5 miliardi. In totale, la Cgil calcola che il sacrificio pro-capite si possa quantificare in una somma vicina ai 4mila euro l’anno, pari al 14,6% del salario reale. “Un impiegato ministeriale con meno di 30mila euro lordi di stipendio ha dovuto rinunciare a circa 2.800 euro lordi, che diventerebbero 4mila con il prolungamento al 2015 e 2016″, riporta il quotidiano romano. E “il salasso cresce salendo i gradini della gerarchia: sono 8.900 euro per un dirigente di seconda fascia, si arriva ai 19mila di un ministeriale apicale e se lavora per un ente pubblico non economico (Inps, Aci o Istat) si sorpassano i 21mila euro all’anno”. Con inevitabili effetti recessivi sui consumi. 

“Il termine street food viene utilizzato un po’ troppo in Italia ultimamente – hanno detto Beniamino Nespor e Eugenio Roncoroni, gli chef del ristorante Al Mercato di Milano, a ilfattoquotidiano.it – Se si mette uno spaghetto all’astice tra due fette di pane non è street food, come non lo è la panzanella servita in un piatto di carta. Vorremmo ricordare che stiamo parlando del modo di nutrirsi della maggior parte della popolazione del mondo”. Beniamino ed Eugenio hanno ragione: lo street food è diventato parte integrante anche della dieta degli italiani. E in effetti, il bel Paese è ricco di specialità da consumare in maniera “fast”, in pausa pranzo, al lavoro o in vacanza. Basta fare un tour grastronomico per rendersene conto.

Le Olimpiadi di Helsinki del 1952 ebbero un cronista d’eccezione, lo scrittore Italo Calvino. Pier Paolo Pasolini raccontò i Giochi di Roma del 1960. Nick Hornby, la sua Febbre a 90° per l’Arsenal. Nell’anno di Cesena città europea dello sport e del suo ritorno nella massima serie, a scendere in campo saranno anche i libri.

Il padre putativo dei tagliateste dell’Isis è stato al Zarqawi, il capo-guerrigliero legato ad Al Qaeda che seminò il terrore in Iraq anche per cercare di rubare la leadership del movimento integralista islamico a Bin Laden. Anche lui e i suoi uomini postavano su Internet le immagini delle decapitazioni (Nick Berg, sgozzato nel 2004) e altri prigionieri ‘giustiziati’ (Quattrocchi & Co.). Erano video ‘primitivi’ ma l’impatto mediatico già efficacissimo.

Ora sono tornate a rotolare le teste nella polvere del Medio Oriente e non solo (Daniel Pearl fu scannato in Pakistan nel 2002), per mano dei ‘nipoti’ di Zarqawi (ucciso dagli americani non lontano da Baghdad nel 2006) che si sono evoluti mediaticamente e iconograficamente: il boia nero accanto a Foley parla un buon inglese (con accento arabo-londinese).

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