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L’arrivo di un nuovo direttore editoriale per ridisegnare e riordinare le schegge impazzite dell’informazione Rai, rigorosamente da convergere verso una linea comune e pluralista. Il riassetto dei tiggì con un piano finalizzato a ridurre le testate e a produrre più approfondimenti e reportage, ricompattando le forze redazionali, troppo spesso impiegate nella copertura dello stesso evento. Con il solo risultato di produrre servizi doppioni. Tutto un bluff. Viale Mazzini ha fatto poco e nulla di questi propositi. Se n’è reso conto anche il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, che ha definito la Rai “timida”. Ma allora qual era la mission da realizzare con priorità assoluta? Cancellare la riforma dell’informazione voluta da Gubitosi che andava avanti spedita.

Sostanza di un ricordo, istantanee frammentate di un mattino macaioso, un percorso lungo le vie di Genova, dalla chiesa di San Benedetto al Porto, passando per Principe e via Balbi, fino ad arrivare alla Chiesa del Carmine; via San Benedetto è un fiume di gente che, a tappe, si ferma davanti al portone di quella piccola chiesa genovese in faccia al porto. Piove. Molti ombrelli si aprono, altri sono rimasti a casa, dimenticati e inutili. I visi stanchi, tirati, persi. Ho il cappuccio della felpa, lo uso, e in fondo quella pioggia non dà così fastidio, è quasi necessaria. È pioggia fresca di maggio e sembra che le lacrime che in tanti continuiamo a deglutire, trovino in lei uno sfogo apparente. Forse abbiamo solo paura di non riuscire più a fermarle, e allora restano bloccate in gola come fossero un gomitolo inestricabile di emozioni che interrompe a tratti il respiro. Forse vogliamo sembrare forti e lo siamo davvero. Forse ognuno di noi sente il bisogno di piangere in silenzio, lontano dalla folla, dalle foto dei giornalisti e dalle telecamere. Abbiamo bisogno di piangere da soli. No. Non è proprio il momento di piangere. Non ce lo concediamo e non possiamo, per imposizione inconsapevole. Non noi. Non i suoi ragazzi.

Prima o poi doveva succedere ed è successo proprio durante la finale di Amici: Anna Oxa, l’artista che secondo la Oxarte Sagl non dovremmo nemmeno nominare perché lederemmo i suoi diritti di immagine, ha dato il “meglio” di sé durante la diretta dell’ultimo appuntamento del talent di Maria De Filippi. A provocare la reazione della cantante pugliese è stato Davide Maggio, il titolare di uno dei siti televisivi più seguiti in Italia, che dai banchi riservati alla stampa (e dietro gli occhiali da sole che coprivano un fastidioso orzaiolo) è intervenuto a gamba tesa affermando di aver voluto portare una bustina di camomilla per la signora Oxa, ma che poi è stato costretto a usarla per lenire le pene del suo occhio.

 

Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
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Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges
Francia, non si placano le proteste alla raffineria di Donges

Ottavo giorno di mobilitazione, il blocco delle raffinerie e dei depositi di carburante, da ieri lo sciopero anche in 19 centrali nucleari. La riforma del lavoro rischia di paralizzare la Francia per le proteste dei lavoratori e dei sindacati. Così ora il governo va apparentemente in ordine sparso. Da una parte c’è il premier Manuel Valls che a Bmf-Tv dice che se il ritiro della riforma “non è possibile”, ammette però che “possiamo sempre apportare delle modifiche, dei miglioramenti”: esclude modifiche all’articolo 2, il punto più controverso perché prevede di far prevalere gli accordi aziendali su quelli di categoria per ferie e orari di lavoro. E dall’altra parte c’è il ministro delle Finanze Michel Sapin, intervistato a una radio, che sostiene il contrario: “Forse bisognerà ritoccare l’articolo 2 su alcuni punti”. Una situazione di imbarazzo dalla quale lo stesso Valls, ancora in diretta, è uscito ribadendo che “non toccheremo l’articolo 2″. Il premier francese ha evocato la possibilità di “modifiche” e “miglioramenti”. Ma non ci sarà nessun ritiro della riforma. “Ritirare la riforma significherebbe impossibilità di governare – ha detto il capo del governo socialista – Questo Paese muore dell’impossibilità di riformarsi“.

E così, dopo due anni dal primo annuncio, è stata finalmente approvata la legge delega di riforma del terzo settore e revisione della disciplina dell’impresa sociale. La norma è stata accolta con giudizi molto positivi da una parte degli addetti ai lavori e dei soggetti a vario tipo direttamente coinvolti dalla materia legislativa. Qualcuno ha parlato di tappa storica, di una delle grandi riforme che trasformeranno il paese, altri di punto di non ritorno per lo sdoganamento del terzo settore e dell’impresa sociale come pilastri portanti del nuovo welfare. Ma cosa possiamo dire al di là dei facili entusiasmi e dei commenti di facciata sulla nuova disciplina?
In linea generale sicuramente che è una norma che intende mettere un maggiore ordine nel quadro confuso e assai disordinato del terzo settore nazionale. I due anni impiegati a costruirla sono serviti a trovare compromessi, smussare gli angoli, migliorarne le debolezze più esplicite. A dimostrazione che fare le riforme in fretta e con eccesso di piglio decisionale non è una buona strada per raggiungere traguardi complessi.

Dall’inizio del 2016 l’unica partita Iva a regime agevolato è quella con il regime forfettario che ha sostituito la disciplina dei minimi e che permette ad autonomi e free lance, entro certe fasce di fatturato, di pagare un’unica imposta sostitutiva del 15% contro il 23%-27% di una partita Iva “normale”. Con la legge di Stabilità 2016 si è, infatti, cercato di mettere una pezza nei confronti del popolo delle partite Iva che da anni si battono per vedersi riconosciuti gli stessi diritti dei lavoratori dipendenti.

Il vincitore dell’ultima Premier League, Claudio Ranieri, è pronto a sfidare i nuovi concorrenti. “Il prossimo anno sarà un’altra stagione fantastica. Arriveranno Conte, Guardiola e tornerà Mourinho. Sarà un campionato bellissimo, molto difficile”.

Poi il tecnico romano, nominato il 20 maggio dal presidente MattarellaGrande ufficiale della Repubblica“, ricorda che “le favole accadono una volta sola, ci batteremo ma ripartiremo come al solito da sfavoriti”.

Intanto, il gruppo dei coach italiani in Premier League cresce con l’arrivo di qualche giorno fa di Walter Mazzarri  al Watford, società della famiglia Pozzo. L’allenatore toscano ha firmato un contratto triennale a partire dal 1 luglio 2016. Mazzarri va ad aggiungersi così a Guidolin (Swansea), Ranieri (Leicester) e Conte (Chelsea).

Non può immaginarsi impresa televisivamente più ardua di quella che La7 deve affrontare per darsi un pomeriggio capace di attirare spettatori così come, tutto sommato, le riesce al mattino e nella prima serata. Impresa difficile, ma non impossibile visto che qualche anno fa anche il mattino era conciato nelle stesse condizioni ed oggi con i suoi talk regge botta. Ma intanto è scontato che il pomeriggio del canale di Cairo sarà il teatro di molti tentativi, del collaudo di diversi generi e, ovviamente, di molte delusioni.

Il volume di fuoco della campagna anti-Ttip è proporzionale alla sua scarsità di argomenti solidi. D’altra parte, fin dal nome, le associazioni raccolte in questa galassia non hanno alcuna pretesa di oggettività e non vogliono certo di fare analisi equilibrate sull’argomento. Per quello siamo pagati noi giornalisti.

L’ex ct della nazionale, Marcello Lippi, sulle possibilità degli azzurri all’Europeo di Francia 2016. Non ha parlato solo di Italia, ma ieri a margine della serata Bocelli and Zanetti Night all’Expo, si è soffermato anche sull’attuale allenatore del Real Madrid, Zinedine Zidane, che lui ha avuto fra i bianconeri quando era in panchina.  “Credo che Zidane abbia fatto un ottimo percorso. E’ gratificato dalla stima dei calciatori che gli viene rinnovata in ogni intervista.

Mi farebbe piacere che vincesse la Champions, ma non tifo per nessuna squadra in particolare”.

The post Europei 2016, Marcello Lippi: “Vedrete che l’Italia in Francia non fallirà” appeared first on Il Fatto Quotidiano.

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