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La notizia della straordinaria sentenza del Tribunale di Roma (l’adozione speciale concessa alla famiglia omoparentale) mi è arrivata proprio mentre definivo un pensiero piombato come una saetta nella mia mente: la risposta postmoderna alla crisi della famiglia, forse, è una genitorialità non romantica. Ehm, direte voi.

Senza scomodare ermeneutiche ed escatologie sull’avvento del consumismo, le rivoluzioni degli anni ’70 con tanto di divorzio e riforma del diritto di famiglia, e la globalizzazione, ma basandosi sulle cronache degli ultimi anni, il dato non è equivocabile: la famiglia tradizionale è in crisi. La guerra civile molecolare delle quattro mura, scrive bene Aldo Bonomi, esplode violenze di ogni tipo (dal femminicidio in giù) in uno scenario decisamente apocalittico.

L’incertezza e la malagestione del caso ucraino continuano a scuotere non solo le cancellerie europee ma soprattutto i mercati. Le borse asiatiche manifestano segni di nervosismo, a sorpresa anche la Svizzera rallenta e l’euro torna ai minimi sul dollaro in attesa del vertice del prossimo giovedì della Banca centrale europea, da cui si comprenderà qualcosa in più rispetto alle chiacchiere telefoniche fra Draghi e Merkel. Un panorama complesso e articolato a cui si sommano le perdite economiche post sanzioni occidentali a Putin con conseguente boicottaggio alimentare (colpite molte aziende italiane e greche).

Presentato nella sezione Fuori Concorso della Mostra del Cinema di Venezia, il documentario del regista indipendente imbriglia in 80 minuti la storia industriale italiana con materiali d’archivio provenienti dagli anni ’30 fino alla metà degli anni ’70. Una fetta di storia caratterizzata da cambiamenti epocali raccontata con le voci di autori e registi legati al secolo scorso

L’antefatto: il collega Luigi Bruschi chiede, cattivello, a Vladimir Luxuria su Twitter: “Cosa ne pensa dell’ultima campagna di Fratelli d’Italia?” riferendosi all’ennesima posizione omofobica del partito tascabile di Giorgia Meloni contro la possibilità per le coppie dello stesso sesso di ricorrere all’adozione. Luxuria, in un lampo di sagacia comunicativa, risponde puntuta: “Spero che nessun bambino venga abbandonato da un padre a 12 anni come è successo alla vostra Giorgia Meloni“.

E succede il patatrack. Perché subito Meloni risponde stizzita e con lei i suoi colleghi di partito, che insorgono contro quello che scambiano per un “attacco personale”.

@vladiluxuria so bene quanto crescere senza padre o madre sia terribile. Usare le vicende personali per attaccare politicamente è schifoso.

(AdnKronos) – Ogni attacco militare contro la Crimea verrebbe considerato come un’aggressione alla Russia. A sottolinearlo è il vicecapo del Consiglio di sicurezza russo, Mikhail Popov, intervistato dall’agenzia stampa Ria Novosti. “Oggi la Crimea fa parte del territorio russo e un’aggressione armat

pubblicato da Libero Quotidiano

Mosca avverte: attacco alla Crimea sarebbe un'aggressione alla Russia. Entro venerdì le nuove sanzioni Ue

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“Prendi ora, paghi dopo”. O magari mai, meglio ancora. E’ l’offerta preferita dai dirigenti italiani, alle prese con gli assilli del bilancio, oramai preminenti rispetto alle richieste degli allenatori. Il calciomercato ai tempi della crisi è questo, e l’estate 2014 non ha fatto eccezione. Pochissimi soldi, qualche idea (se più o meno brillante lo stabilirà il campo). Tanti vecchi campioni, quasi nessun investimento futuribile. Ci si è rinforzati come si poteva, ciascuno a suo modo. L’Inter e Milan pensando soprattutto e non scompaginare i conti, il Napoli facendo il minimo indispensabile, la Fiorentina trattenendo i propri gioielli appetiti da tutto il mondo. E chi ha aperto di più i cordoni della borsa, come la Roma, alla fine è stato costretto a cedere almeno uno dei suoi gioielli, rischiando di vanificare quanto fatto nelle settimane precedenti. Tutti a caccia della Juventus, che ha speso ma probabilmente non quanto serviva per fare il salto di qualità in Europa (o almeno così ha pensato Antonio Conte, che se n’è andato sbattendo la porta). Alla fine è soprattutto il suo addio il movimento estivo che più potrebbe spostare gli equilibri. Perché i soldi sono finiti. E il calciomercato a costo zero non è più decisivo come in passato.

Da lassù si ha l’impressione di dominare il Paesaggio. Declivi boscosi e poi coltivati. Poche case. Anche se in compenso ci sono diverse distese di dimensioni differenti, di pannelli solari. Più giù i capannoni, in non pochi casi abbandonati, e poi l’area industriale vicino alla frazione di Taccoli. In alto, al di là della vallata, Treia. Un pezzo di Marche, provincia di Macerata.

Il più rimane da fare, per questo il futuro è meraviglioso”. Indovinate chi è il relatore di questa conferenza. Ma sì, Oscar Farinetti, il guru dell’ideologia renziana, il “neo-ottimismo”. Ormai in Liguria bisogna cimentarsi in uno slalom per sfuggire ai dibattiti di Farinetti. Sono finiti i bei tempi delle sagre della focaccia, delle discoteche, dei fuochi d’artificio dell’Assunta. A ogni angolo, come un’imboscata, ti aspetta un dibattito pensoso dei “neo ottimisti” stile Farinetti. Nei prossimi giorni lo segnalano a Camogli e a Sarzana. Prima al Festival della Comunicazione, poi a quello della Mente. Difficile dire che cosa c’entri con entrambi, non essendo né un giornalista, né uno scienziato o un filosofo di chiara fama. Chissà forse, come dicono i maligni, c’entra perché da quelle parti sogna di aprire nuove sedi di Eataly. O perché qui regna il Pd che organizza festival (magari sponsorizzati da enti pubblici) che sono vetrina dell’intellighenzia renziana. Non solo Farinetti, ma, come in una compagnia di giro, i soliti giornalisti simpatizzanti capaci di coraggiose inchieste sulla corruzione (in Kamchatka, però), gli intellettuali con auto-certificazione. Tutti trasformati in predicatori da lasciare disoccupati vescovi e monsignori. È il pluralismo stile Pd.

Ma il punto è anche un altro. Lo slogan scelto per il dibattito del nostro Oscar: “Il più rimane da fare, per questo il futuro è meraviglioso”. E qui Farinetti – come tanti intellettuali di fede renziana – maneggia una merce molto più delicata della carne piemontese, dei vini doc e della pasta di Gragnano: la speranza.

Possiamo mettere la penna nel cassetto e imparare a scrivere solo sulla tastiera? E’ ciò che accade alla maggior parte di noi. Da stamattina all’istante in cui sto scrivendo questo articolo, ho usato la biro solo una volta per compilare un pacco di carte che la scuola propina ogni anno agli insegnanti precari. Per il resto della giornata ho inviato mail, scritto degli appunti di lavoro sul tablet, riportato alcuni link con un copia/incolla senza dover scomodare carta e penna. Se immagino la vita lavorativa di alcuni amici non li vedo con la penna in mano ma con un iPad.

Dalla Palestina all’Ucraina, passando per Israele e la Russia. Gli scrittori dei paesi “in guerra” animeranno alcuni fra i 239 eventi in programma al Festivaletteratura di quest’anno, la cui diciottesima edizione si terrà dal 3 al 7 settembre a Mantova (www.festivaletteratura.it). Ma ci sarà spazio anche per temi che ci riguardano molto da vicino, come quello dell’immigrazione e delle migliaia di sbarchi di migranti fra Lampedusa e Pozzallo, anche in questi giorni.

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