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“Siamo dispiaciuti, amareggiati ma non sorpresi che oggi l’Unità non sia nelle edicole proprio nel giorno delle primarie del Pd, un appuntamento da sempre importante per la storia del giornale”. Lo scrive Piesse-L’Unità in una nota. L’editrice del quotidiano del Pd  respinge quindi le accuse di aver licenziato il direttore Marco Bucciantini e sostiene di essere da mesi “impegnata nel tentativo complesso di assicurare un futuro concreto e reale all’Unità”. Quindi attacca il corpo redazionale che sarebbe colpevole di “una arroccata battaglia di salvaguardia dei posti di lavoro, completamente avulsa dalla difficile realtà dell’editoria nazionale e dal mondo che li circonda, ad iniziare dalle copie vendute dal giornale e dal conto economico dell’azienda che, con tutti gli sforzi fatti finora per sopravvivere, è obbligata ad una non desiderata ristrutturazione per andare avanti. In più, a complicare le cose, ci si mettono anche le azioni di contrasto da parte di ex giornalisti della vecchia proprietà che si riverberano sulla gestione quotidiana”.

Era stato licenziato alcune settimane dopo che si era sposato, ma ha fatto ricorso chiedendo il reintegro e il tribunale civile di Vicenza gli ha dato ragione in applicazione di una legge del 1963, nata di fatto all’epoca con un intento, non dichiarato, a difesa delle lavoratrici, che vieta i licenziamenti dal momento delle pubblicazioni a un anno dopo il matrimonio. Nella decisione, il giudice scrive che la previsione contenuta nella norma di 44 anni fa “sembrerebbe applicabile esclusivamente alle lavoratrici, nulla disponendo in ordine ai lavoratori. Il tribunale ritiene che si tratti di un silenzio normativo integrante una lacuna della disciplina, da colmare per via interpretativa”.

Friuli, fingeva di somministrare vaccini   Iniezione da ripetere per 7 mila bambini

Un terzo delle dosi somministrate in Friuli ai bimbi sotto l’anno d’eta e la metà di quelle ai più grandi dall’assistente sanitaria sospettata non sono state eseguite correttamente

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Primarie e affluenza,   il Pd: «Alle 12 hanno votato 701.373 cittadini» Tutte le regole dei gazebo: leggi

La nota del partito: «Straordinaria partecipazione». La stima di YouTrend: «Possibile affluenza finale di due milioni di votanti»

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Mai sottovalutare la potenza Mercedes. Nel giorno in cui la Ferrari era tornata ad occupare in qualifica l’intera prima fila a distanza di quasi dieci anni, Sebastian Vettel deve rinunciare al terzo sigillo stagionale nel Gran Premio di Sochi, dove invece torna al successo la Mercedes. Non con Hamilton, però: in Russia è la prima, dolcissima volta di Valtteri Bottas, scudiero designato, una vita da gregario, finalmente vincitore e con merito. Il trionfo se lo costruisce tutto alla prima curva, dove con una gran partenza infila entrambe le rosse, e poi con la costanza fino alla bandiera a scacchi, resistendo anche alla girandola dei pit-stop. Ma il weekend resta comunque favorevole al Cavallino: nonostante la pole position un po’ buttata alle ortiche e la possibile vittoria sfumata di poco, Vettel allunga in classifica su Lewis Hamilton, deludente quarto e mai protagonista, staccato per la prima volta di due posti in pista e quindi di 13 lunghezze nel mondiale. Punti fondamentali per il titolo.

F1, Bottas   beffa le Ferrari  e vince a Sochi  Vettel e Raikkonen sul podio  Foto|La gara 

Il finlandese della Mercedes vince la sua prima gara in carriera bruciando le Rosse al via   Inutile la caccia di Seb nel finale, corsa da incubo per Hamilton frenato da guai

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La polizia di Kansas City, Missouri, ha rilasciato un video ripreso dalle telecamere di sorveglianza di un sandwich shop. Il filmato mostra un uomo che ordina un panino. Poi estrae dalla felpa una pistola puntandola contro il dipendente che lo serve. Ma il commesso non reagisce, è di una calma glaciale. Si toglie il guanto, raccoglie ordinatamente tutti i soldi che trova nel registratore di cassa e consegna tutto al rapinatore, cassetto compreso. L’uomo intasca il denaro e fugge via. L’uomo è tutt’ora ricercato per rapina a mano armata

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Stamane sul giornale racconto la storia di Gagliano Aterno, il paese dei balocchi. E’ una storia triste e paradossale, di come si può morire sotterrati dal danaro. Di come i soldi, se buttati alla rinfusa nel falò dell’emergenza, rischiano di far morire invece che vivere.

Il paese dei balocchi, ferito dal terremoto del 2009 che distrusse L’Aquila, ha presentato un piano di ricostruzione, vidimato dagli uffici competenti, secondo il quale ci sarà bisogno di 52 milioni di euro per restituire quello che si è perso. Nel paese dei balocchi ci vivono 254 persone, molte delle quali anziane. I soldi, questi benedetti 52 milioni di euro, serviranno a ricostruire case che rimarranno disabitate, a erigere muri al vuoto, tetti che coprono solo ricordi. Quando la ricostruzione terminerà, tra molti e molti anni, il paese sarà scomparso.

Hanno aggirato il divieto imposto per il 25 aprile. Ma “coloro che al Campo X di Milano si sono esibiti nel saluto romano, saranno denunciati all’Autorità Giudiziaria”. Il Prefetto di Milano, Luciana Lamorgese fa sapere che “le forze di polizia hanno già accertato che non erano presenti stendardi e vessilli. Per coloro che hanno effettuato il saluto romano, una volta identificati, si procederà alla denuncia all’Autorità Giudiziaria”. La Prefettura fa sapere che “si è trattato di una iniziativa non comunicata e clandestina e di aver concordato con il questore di procedere all’identificazione dei partecipanti attraverso le immagini e i filmati disponibili”.

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