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Beppe Grillo entra ufficialmente in campagna elettorale. Ieri era a Borgomanero, in provincia di Novara, per un comizio. Domani sera sarà a Monza, in piazza Roma, per presentare la sua lista. Il Movimento Cinque stelle sarà sulla scheda elettorale in 103 diversi Comuni, piccoli e grandi, da Nord a Sud. Ovunque minaccia di parare il possibile goal a porta vuota del centrosinistra, impedisce al Pd di approfittare dentro le urne del momento di difficoltà del Pdl e dell’alleanza mancata con la Lega. Ad Alessandria o a Como, per esempio. La lista-Grillo aumenta la confusione in città con troppi candidati, come a Palermo, rendendo aperto l’esito e, altrove, come in Emilia, dove il comico raccoglie moltissimi voti ex comunisti, supera il 10%, potrebbe consentire una finora improbabile vittoria del centrodestra.

In giro con il camper – Ma il «tour elettorale» del comico che sogna di fare il politico, è soltanto a metà. Partito a bordo di un camper il 9 aprile da Trani, di qui al 4 maggio, quando è prevista la chiusura ad Alessandria, altro capoluogo in bilico, avrà arringato le sue folle in 65 città. Tra un comizio e l’altro il comico scalda i suoi potenziali elettori col consueto mezzo, il blog. È lì che scrive le cose più forti, attacca ad alzo zero. Ieri, addirittura, ha minacciato un “tribunale del popolo” per tutti i politici. «Vi accuso di essere dei mentecatti, dei dilettanti, dei signor nessuno che hanno vinto il biglietto della lotteria in Parlamento, gente che solo un anno fa negava la crisi». La democrazia, si sa, non piace molto al comico genovese: «Cosa farete in futuro lo deciderà una giuria di cittadini incensurati estratti a sorte. In fondo gli italiani sono brava gente. Non preoccupatevi troppo quando vi sarà sequestrato il passaporto». E poi ha rincarato la dose: «Dobbiamo fare una piccola Norimberga – facendo riferimento ai processi ai criminali nazisti che si tennero nella città tedesca dopo la seconda guerra mondiale – al cui termine vedremo quale lavoro socialmente utile fargli fare».

Sondaggi in crescita – La strategia è chiara: antipolica, tutti uguali, tutti ladri. Niente di costruttivo, niente programma, niente ragioni per cui chiedere il voto ai cittadini. Ma a Grillo, per ora, va bene così. I sondaggi, complice il clima “consociativo” delle larghe intese, lo danno sopra il 9 per cento a livello nazionale, terzo partito dopo Pd e Pdl.  L’argine che le principali formazioni stanno cercando di mettere tra loro e lui, però, evidentemente funziona. Tanto che ieri il comico si è voluto difendere: «Ehi! Non pensate di cavarvela così. Con qualche comparsata televisiva, con Rigor Montis,  sparando frasi fatte sull’antipolitica». L’unico che salva, per evidenti ragioni tattiche, è Umberto Bossi: «Non sapeva niente dei soldi». Lo scopo chiaro: ruspare qualche voto in uscita dal Carroccio. Ieri si è preso gli strali da destra e sinistra. «Grillo è nazista, ha superato ogni limite», risponde a tono Guido Crosetto del Pdl. «Parole violente che svelano la sua vera natura», accusa Debora Serracchiani del Pd. Solo «antipolitica e qualunquismo», per Gianpiero D’Alia, Udc. Una dura presa di distanza viene anche dalla sinistra radicale. Per Vendola «l’antipolitica è la variante pericolosa della cattiva politica», Grillo uno che «attraverso le bestemmie salvifiche pensa di voler far sparire il mondo dei cattivi». L’unico che sembra capire il comico è Renzi, che ne approfitta per prendersela con Bersani: «Caro segretario, tira fuori il coraggio, convinci i colleghi a dimezzare il numero dei parlamentari». «Ci criticano, parlano di demagogia, perchè sono terrorizzati», ha rilanciato Grillo. I conti si faranno dopo il voto.

di Paolo Emilio Russo

Beppe Grillo entra ufficialmente in campagna elettorale. Ieri era a Borgomanero, in provincia di Novara, per un comizio. Domani sera sarà a Monza, in piazza Roma, per presentare la sua lista. Il Movimento Cinque stelle sarà sulla scheda elettorale in 103 diversi Comuni, piccoli e grandi, da Nord a Sud. Ovunque minaccia di parare il possibile goal a porta vuota del centrosinistra, impedisce al Pd di approfittare dentro le urne del momento di difficoltà del Pdl e dell’alleanza mancata con la Lega. Ad Alessandria o a Como, per esempio. La lista-Grillo aumenta la confusione in città con troppi candidati, come a Palermo, rendendo aperto l’esito e, altrove, come in Emilia, dove il comico raccoglie moltissimi voti ex comunisti, supera il 10%, potrebbe consentire una finora improbabile vittoria del centrodestra.

In giro con il camper – Ma il «tour elettorale» del comico che sogna di fare il politico, è soltanto a metà. Partito a bordo di un camper il 9 aprile da Trani, di qui al 4 maggio, quando è prevista la chiusura ad Alessandria, altro capoluogo in bilico, avrà arringato le sue folle in 65 città. Tra un comizio e l’altro il comico scalda i suoi potenziali elettori col consueto mezzo, il blog. È lì che scrive le cose più forti, attacca ad alzo zero. Ieri, addirittura, ha minacciato un “tribunale del popolo” per tutti i politici. «Vi accuso di essere dei mentecatti, dei dilettanti, dei signor nessuno che hanno vinto il biglietto della lotteria in Parlamento, gente che solo un anno fa negava la crisi». La democrazia, si sa, non piace molto al comico genovese: «Cosa farete in futuro lo deciderà una giuria di cittadini incensurati estratti a sorte. In fondo gli italiani sono brava gente. Non preoccupatevi troppo quando vi sarà sequestrato il passaporto». E poi ha rincarato la dose: «Dobbiamo fare una piccola Norimberga – facendo riferimento ai processi ai criminali nazisti che si tennero nella città tedesca dopo la seconda guerra mondiale – al cui termine vedremo quale lavoro socialmente utile fargli fare».

Sondaggi in crescita – La strategia è chiara: antipolica, tutti uguali, tutti ladri. Niente di costruttivo, niente programma, niente ragioni per cui chiedere il voto ai cittadini. Ma a Grillo, per ora, va bene così. I sondaggi, complice il clima “consociativo” delle larghe intese, lo danno sopra il 9 per cento a livello nazionale, terzo partito dopo Pd e Pdl.  L’argine che le principali formazioni stanno cercando di mettere tra loro e lui, però, evidentemente funziona. Tanto che ieri il comico si è voluto difendere: «Ehi! Non pensate di cavarvela così. Con qualche comparsata televisiva, con Rigor Montis,  sparando frasi fatte sull’antipolitica». L’unico che salva, per evidenti ragioni tattiche, è Umberto Bossi: «Non sapeva niente dei soldi». Lo scopo chiaro: ruspare qualche voto in uscita dal Carroccio. Ieri si è preso gli strali da destra e sinistra. «Grillo è nazista, ha superato ogni limite», risponde a tono Guido Crosetto del Pdl. «Parole violente che svelano la sua vera natura», accusa Debora Serracchiani del Pd. Solo «antipolitica e qualunquismo», per Gianpiero D’Alia, Udc. Una dura presa di distanza viene anche dalla sinistra radicale. Per Vendola «l’antipolitica è la variante pericolosa della cattiva politica», Grillo uno che «attraverso le bestemmie salvifiche pensa di voler far sparire il mondo dei cattivi». L’unico che sembra capire il comico è Renzi, che ne approfitta per prendersela con Bersani: «Caro segretario, tira fuori il coraggio, convinci i colleghi a dimezzare il numero dei parlamentari». «Ci criticano, parlano di demagogia, perchè sono terrorizzati», ha rilanciato Grillo. I conti si faranno dopo il voto.

di Paolo Emilio Russo

“L’uso che Biagi, come si chiama quell’altro?… Santoro. E l’altro?… Luttazzi… hanno fatto della televisione pubblica pagata coi soldi di tutti io credo sia un uso criminoso e credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo accada”. Vale la pena riportare parola per parola il discorso pronunciato da Silvio Berlusconi il 18 aprile 2002 da Sofia per non dimenticarci che un editto di 21 secondi ha letteralmente deformato la storia dell’informazione televisiva (e non solo) negli ultimi dieci anni.

In Italia fattori importanti come l’energia e la stabilità climatica non occupano ancora il posto che meriterebbero, nell’agenda politica. Al contrario “assistiamo da parte dell’esecutivo ad una sorta di accanimento terapeutico, ispirato al paradigma novecentesco della crescita economica e diretto al mantenere in vita un sistema finanziario, monetario e fiscale fondato sulla creazione perpetua del debito”, del tutto inadeguato nel garantire ricchezza e diritti, che “sta portando l’intero pianeta al default economico e ambientale”.

La denuncia arriva dal portale Indipendenza energetica, che ha tradotto in italiano Tradable Energy Quotas (Teqs), un importante documento sulle Quote Energetiche Commerciabili, appunto. Un rapporto commissionato e seguito non da una associazione ambientalista, ma da un gruppo trasversale di parlamentari inglesi, che si è occupato per anni in maniera  approfondita e pragmatica del doppio problema del picco del petrolio e del cambiamento climatico.

Sono restato affascinato da quel che dice il ministro.
E se fosse vero?

Ho ascoltato due interventi che Passera ha fatto in due diversi convegni. Ero in auto e andavo e poi tornavo dalla stazione di Foligno e, su Rai Parlamento, sento parlare entrambe le volte il ministro. Due viaggi, di 45 minuti, domenica e lunedì, due interventi di 45 minuti. Sembrava che ci fossimo messi d’accordo. Un caso? Un segno divino?
La cosa in sé l’ho trovata strana. E ancor più strano il fatto che mentre ascoltavo il primo intervento non avevo capito chi parlasse, e più ascoltavo più ero d’accordo con l’oratore. Alla fine ho scoperto che era Passera e mi è preso un colpo. Cioé: di famiglia siamo socialisti e comunisti da tre generazioni… Certe cose non dovrebbero succedere.
Passera ha detto addirittura che l’efficienza energetica è una delle 4 colonne del programma del governo. Ha parlato non solo di corruzione ma anche di burocrazia folle, tassa occulta per le aziende. Insomma, sembrava che stesse citando un mio articolo… Come potevo non essere d’accordo?
Se Passera riesce a fare metà di quel che dice, mi dispiace ma lo voto!

È ancora in corso lo sgombero della palazzina occupata di via Libia 67. Alle 8 di questa mattina una sessantina tra carabinieri e poliziotti hanno chiuso il ponte di via Libia e circondato lo stabile di proprietà della provincia, occupato venerdì scorso da un gruppo di attivisti. La questura riferisce che si tratterebbe di anarchici vicini all’ex circolo fuoriluogo e studenti di scienze politiche.

Gli occupanti, che erano entrati nella palazzina in solidarietà col movimento no tav della val susa, sono ora asserragliati sul tetto al quarto piano dello stabile. Sotto di loro pompieri e forze dell’ordine. Sul posto anche due autoscale e un enorme materasso gonfiabile per eventuali cadute. Vicino al palazzo si è  radunato un gruppo do una 30ina di attivisti che sta manifestando solidarietà agli occupanti che resistono.

Non penalizzare il settore dei lavori a progetto, come previsto dalla riforma oggi sul tappeto: è l’appello che rivolge alle istituzioni, in una lettera aperta, il presidente nazionale dell’associazione dei Tecnici pubblicitari, in sigla Tp, Biagio Vanacore.

Lettera aperta del presidente dell’Istituto nazionale di categoria. Le norme consentono nuove metodologie di controllo contabile


I bilanci dei partiti politici oggi sono nel mirino non solo della magistratura, ma anche dell’opinione pubblica, l’apporto dei revisori legali “può risultare decisivo per la trasparenza dei conti”: lo evidenzia il presidente dell’Istitut nazionale revisori legali, in sigla Inrl,Virgilio Baresi, in una lettera inviata a tutti i segretari dei partiti nell’imminenza di un provvedimento che attui un monitoraggio contabile utile ad assicurare la massima trasparenza nella gestione di denaro pubblico da parte delle forze politiche.
Nella lettera il presidente dell’Inrl ricorda che nel recente testo legislativo italiano – il Dlgs 39/2010 – al revisore legale è assegnato il ruolo di controllore della contabilità pubblica e privata, “con l’esaltazione – ricorda Baresi – dei principi della terzietà, indipendenza e della trasparenza, concretizzata dalla nomina di questi professionisti per sorteggio con estrazione dal Registro dei revisori”.

Differenziata al palo del 19 per cento e assenza di impianti di smaltimento locale a Napoli città per un ciclo rifiuti che può contare solo sulla discarica di Chiaiano e sul termovalorizzatore di Acerra. Il sindaco Luigi de Magistris (nella foto) rilancia e annuncia che a maggio prossimo partirà la procedura per dotare Napoli di un impianto di compostaggio dei rifiuti in una area già individuata (Napoli est?). “Andiamo avanti anche per l’impianto di digestione anaerobica che si aggiunge ai siti di trasferenza creati nella città – dice de Magistris – non ci fermiamo con il trasnfrontaliero, che abbiamo anche rafforzato e nei prossimi giorni partiranno ancora più navi”. La valutazione di de Magistris sulla raccolta differenziata è precisa: “Il trend è positivo e si assesta sul 25 per cento ma il dato annuale paga il peso dei primi mesi dell’anno con la gestione della precedente amministrazione” avverte in risposta ai dati pubblicati dalla Provincia che vedrebbero la città capoluogo al di sotto del 19 per cento, in calo rispetto ai dati della precedente amministrazione comunale. Il porta a porta ha un costo ma nonostante questo recentemente si sono sbloccati 8 milioni di euro coprendo circa 250 mila napoletani”. Sabato prossimo si inaugura un’altra isola ecologica e il sindaco fa piani quinquennali, quando Napoli “sarà, come impiantistica, porta a porta e come trattamento del rifiuto in generale d’esempio in Europa. Restano le profonde sbavature della raccolta attuali con cumuli anche nei quartieri della differenziata.

Audizione dell’assessore Giovanni Romano in commissione Ambiente: sul tappeto il nodo degli sversamenti per 18 Comuni del Vesuviano e lo smaltimento dei rifiuti speciali raccolti da Astir e lasciati lungo gli assi

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