Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Il Denaro

Il Prefetto di Napoli Andrea De Martino nomina commissario prefettizio del Comune di Quarto Vincenzo Greco prefetto in quiescenza. Un provvedimento che nasce dalle dimissioni dalla carica del sindaco della cittadina flegrea Massimo Carandente Giarrusso, rassegnate il 10 luglio scorso e che saranno esecutive dalla mezzanotte di oggi 31 luglio. In attesa dell’adozione del decreto di scioglimento da parte del presidente della Repubblica, De Martino sospende anche il Consiglio comunale e affida la provvisoria gestione dell’Ente al Commissario prefettizio. A quest’ultimo sono stati attribuiti i poteri del consiglio comunale, del sindaco e della giunta. Greco, nominato prefetto nel 2004, è stato prima rappresentate governo di Vibo Valenza e Chieti ha già svolto incarico commissariale nel comune di Minturno. Contestualmente il Prefetto di Napoli, su delega del Ministro dell’Interno, nomina una Commissione di indagine in base alle norme antimafia, che opererà al fianco del Commissario prefettizio intervenendo sul diverso versante della verifica di eventuali fatti attinenti non solo alla gestione politica ma anche a quella burocratica dell’ente e che, eventualmente, possano integrare gli estremi di adozione del provvedimento di scioglimento per infiltrazione della criminalità organizzata del Comune di Quarto.

Sanità, contratti, tetti di spesa e ripiano del debito: è convocata per oggi, alle 16,30, il nuovo vertice tra la struttura commissariale e le associazioni di categoria della specialistica ambulatoriale accreditata. In prima fila l’Aspat guidato da Pier Paolo Polizzi. La riunione mira ad apporre le ultime limature al nuovo decreto annunciato dal sub-commissario Mario Morlacco per emendare il contestatissimo provvedimento della Regione contrassegnato dal n. 76 e licenziato agli inizi di luglio. A quanto si apprende sarebbero stati tutti accolti i correttivi richiesti dalle associazioni imprenditoriali. Ovvero il passaggio da 150 a 90 giorni dei pagamenti a partire dalla data di emissione delle fatture e il ripristino delle percentuali, sul totale fatturato, dell’85 per cento per la specialistica e 90 per cento per la riabilitazione al posto del 70 per cento fissato dal decreto di inizio luglio. Il saldo fattura, invece, sarà corrisposto entro il successivo trimestre solare. Sul fronte del ripiano del debito pregresso l’ultima offerta di Palazzo Santa Lucia, oggetto di una riunione ieri sera al Centro direzionale, consiste in una moratoria di un anno di tutti i crediti vantati dalle imprese, che siano o meno oggetto di transazione, compresi i decreti ingiuntivi già giunti a precetto. Il tutto a fronte del rispetto degli impegni contrattuali che saranno ufficializzati nel decreto commissariale sui tetti di spesa e da licenziate entro gli inizi di agosto. In caso di inadempienza della parte pubblica una clausola di garanzia inserita a margine del contratto scioglie ogni impegno da parte dei privati. Il nodo resta il fatto che le Asl napoletane, nelle more della firma dei contratti, non ancora messo in pagamento una sola fattura del 2012 iscritta tra i crediti dei centri privati. Via libera, intanto, anche all’istituzione di un tavolo sulla compartecipazione della spesa, da parte dei Comuni e dei pazienti, per le attività sociosanitarie che rientrano nell’alveo di riabilitazione. La nuova disciplina, che attribuisce dal 30 al 50 per cento dei costi assistenziali agli enti locali e alle famiglie, è in vigore dal 1° giugno. In assenza di un’attenta regolamentazione i costi sono per ora sostenuti per intero dai centri erogatori e ascritti a un credito di fatto inesigibile visto lo stato delle casse dei Comuni.

Riservare ai sindacati un posto di sub-commissario in ciascun Istituto autonomo case popolari. Lo prevede un emendamento di Fulvio Martuciello (Pdl) alle disposizioni urgenti di finanza regionale all’esame del Parlamentino campano. “Solo la settimana scorsa – denuncia il consigliere della Destra Carlo Aveta – con la farsa di ‘Campania Zero’ si annunciava maggiore sobrietà per le nomine regionali, mentre oggi la casta della politica partorisce l’ennesimo oltraggio al difficile momento economico-sociale”.

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Il consiglio di amministrazione di Banca Promos nomina il nuovo consigliere: Federico Cosentino. Napoletano, 58 anni, Cosentino, informa una nota, “ha una trentennale esperienza maturata alla Direzionale Finanza del Banco di Napoli ed arricchita partecipando allo start-up della Banca Popolare di Sviluppo, di cui è stato anche responsabile di struttura e sostituto del direttore generale”. Al neo consigliere è conferita anche una delega operativa come capo dell’Area Finanza, “un settore strategico – si sottolinea – per l’istituto napoletano che ha il suo core business nella negoziazione di strumenti finanziari sui mercati OTC (over the counter), ossia mercati che non hanno contratti e modalità di compravendita standardizzati”. Il consiglio di amministrazione della Banca Promos risulta dunque così composto: Ugo Malasomma, presidente, Tiziana Carano, amministratore delegato, Stefano de Stefano, Umberto De Gregorio, Federico Cosentino.

Dall’aumento dell’Irpef nelle Regioni in deficit nella sanità alle tasse per gli universitari fuoricorso o con reddito basso. Dalle nuove regole sulle prescrizioni di farmaci generici al tetto per gli stipendi dei manager delle società non quotate partecipate dallo Stato. Sono le novità principali del decreto spending review che, dopo un breve ma faticoso percorso in commissione Bilancio, ha ottenuto il via libera del Senato con la fiducia sul maxiemendamento del governo. Il provvedimento – che ha incorporato il decreto sulle dismissioni – passa ora alla Camera, per un esame sprint e ‘blindato’, con l’obiettivo di un ok definitivo in settimana.

Depuratore di Cuma: audizione, in commissione regionale bonifiche, del commissario liquidatore di Hydrogest e dei sindaci del comprensorio flegreo. Al via una nuova fase per l’adeguamento della rete dei collettori locali che convogliano acque nere a Cuma e che vedrà protagonisti proprio i primi cittadini. I fondi sono in parte attinti ai 242 milioni previsti dalle compensazioni ambientali. Entro fine mese al via anche il progetto per il recupero dei laghi Flegrei. In questo caso le risorse sono a valere sui grandi progetti del Por 2007-2013. Intanto i sindaci raccolgono l’invito della Regione al coordinamento interistituzionale: il prossimo appuntamento operativo è fissato a Palazzo Santa Luica per il 5 settembre. Nel frattempo giungono rassicurazioni dall’Arpac sui dati dell’inquinamento delle acque del golfo. Il commissario liquidatore di Hydrogest Oreste Cardillo dal canto suo ribadisce il prosieguo delle opere di rifunzionalizzazione in atto fino alla fine di settembre. “Gli impianti a Cuma – ribadisce – non si sono mai fermati anche se ci sono state agitazioni dei lavoratori rientrate dopo il pagamento degli stipendi. Purtroppo – aggiunge – come accertato dalla magistratura a fronte degli investimenti di 30 milioni dell’azienda e di un monte debitorio di ulteriori 100 milioni di euro con gli istituti bancari, per anni non si è provveduto alla riscossione dei crediti vantati attraverso il recupero di quanto previsto in bolletta per la depurazione. Diamo atto alla nuova amministrazione regionale di aver risolto in parte questi nodi”. Andrà tuttavia avanti il contenzioso in sede civile con la Regione.

La variante per il piano regolatore portuale approvata ieri dalla giunta comunale sarà discussa in Aula venerdì 3 agosto a partire dalle ore 9. E’ quanto ha deciso poco fa la Conferenza dei capigruppo di Palazzo San Giacomo presieduta da Raimondo Pasquino prima dell’inizio dei lavori del Consiglio. Alla riunione ha partecipato anche il vice sindaco Tommaso Sodano.

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Al villaggio olimpico di Londra c’è anche Nicola Maffulli, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo di Salerno. Il docente ha l’incarico di coordinare i servizi di chirurgia del piede e caviglia (una equipe di sei primari di ortopedia, che coprirà le Olimpiadi e le paraolimpiadi), e sarà il medico di riferimento per una parte del torneo di Judo, e tutto il torneo di Lotta. Napoletano di 53 anni, Maffulli fa parte di quella schiera di cervelli rientrati in Italia dopo un’esperienza all’estero. Prima di essere trasferito per chiamata diretta presso l’Ateneo salernitano ha ricoperto il ruolo di docente presso la Queen Mary University di Londra.

E’ in programma stasera, a partire dalle ore 20, la riunione di giunta regionale. All’ordine del giorno oltre ad alcuni provvedimenti riguardanti i contratti di programma a firma dell’assessore Sergio Vetrella, ci sono gli incarichi di vertice delle due Asl campane ancora commissariate: Napoli 1 e Salerno. Nessuna indiscrezione trapela da Palazzo Santa Lucia ma soprattutto per Salerno crescono le pressioni degli addetti ai lavori e delle associazioni di categoria di una proroga tecnica al commissario in carica Maurizio Bortoletti. In realtà le norme approvate dal Consiglio regionale nelle settimane scorse escludono questa ipotesi anche se l’avvocatura è stata allertata per verificare questa possibilità. In alternativa l’incarico, sempre a tempo, potrebbe essere attribuito ai sub commissari in carica più anziani, segnatamente Ernesto Esposito a Napoli 1 e Sara Caropreso a Salerno. Le nomine dei direttori generali sarebbe in questo scenario rimandata a settembre in attesa che l’assetto politico della maggioranza che guida palazzo Santa Lucia sia meglio definita e il rimpasto degli assessori condotto in porto dal governatore Stefano Caldoro.

C’è in questo momento, com’è giusto, un gran parlare della crisi e tutto viene focalizzato sugli aspetti finanziari e monetari di essa, specialmente nell’Occidente che, tuttora, sia pur molto contrastato, ancor signoreggia sul pianeta. Tragico e maggiore errore non sarebbe possibile, esso orienta le folle verso il capro espiatorio, incattivendole e incanagliendole, offusca vista e prospettiva. Nell’Occidente, l’Europa dell’Ovest, la parte continentale alla crisi mondiale aggiunge una crisi tutta sua che ha nell’euro il simbolo. Qui, più che altrove, la vista è offuscata e il tutto va sotto il punto di vista monetario e finanziario, trascurando gli altri.
L’economia altro non è che il sistema di riproduzione della specie umana, dalla coppia prolificante, al grembo della madre, alla culla fino alla tomba e alla cura dei morti, del ricordo, attraverso i passaggi generazionali con relativi bisogni per l’allevamento dell’uomo di ogni età. Per tutto ciò occorre un sistema di cura che prevede i servizi, dalla famiglia alla comunità intera, i più svariati, la ricerca incessante dell’uomo oltre i confini raggiunti da scienza e tecnica, la produzione, dunque di beni, servizi e innovazioni, lo scambio di essi e la loro circolazione. Tutto ciò il greco chiamò economia e, come tutti i nomi fatali nelle lingue dell’Occidente, viene dalla Grecia, attraverso i romani e la diaspora semita, compreso l’ebreo Gesù, si trasferì dalla lingua greca alle lingue moderne. Si trovi un solo vocabolo decisivo, in economia, in politica, nella medicina, nelle scienze, che non venga da lì. Per l’etimo “economia” è il nomos della casa, la norma, la rettitudine, l’ethos, demone che guida, governa, la casa nelle sue molteplici funzioni, cercando l’armonia, man mano che cresce la potenza e la presenza dell’uomo sulla terra, e l’antropizza, eccolo ancora il greco! Il trattamento inferto ai greci è la spia della barbarie cui è giunto l’Occidente, di una devastazione del linguaggio ignaro delle nobili origini. Questo linguaggio ha unificato e connesso il pianeta, la lingua planetaria, l’inglese, è piena, zeppa, di parole greche, latine e italiane, dovranno passare millenni prima che gli anglicismi rendano la pariglia, mai nelle parole decisive, quelle che hanno fornito all’uomo il carattere di fondo, quelle che anche cinesi, indiani, sudafricani, i BRICS, parlano nei loro scambi mondiali, culturali, politici, commerciali, finanziari, con le quali ci si intende su investimenti e quant’altro fa parte dell’economia.
L’economia, quindi, è il tutto, pretendere che la moneta la governi è la cosa più sciocca che si possa dire, prendere un mezzo di circolazione, la moneta, e di pagamento, il derivato, come il capo e non come la coda di questo lungo serpente è autentica asineria, non degna degli eredi dei greci. Significa dire parole e fare cose senza capo né coda. La crisi economica è la crisi dell’Occidente, perché qui si parla e si fa senza capo né coda, l’euro è la più clamorosa e scabrosa testimonianza del fatto che la culla dell’Occidente, ma anche dell’est europeo, non parla più ma sparla. Questa è la crisi vera, il resto conseguenze, le monetarie e le finanziarie le meno importanti! Perché tutto ciò sia accaduto, è cosa dura, difficile da capire e da spiegare, si tratta di risalire i millenni, più di due e mezzo, per comprendere il lento ma inesorabile precipitare nella devastazione del linguaggio e della comunicazione tra gli uomini dell’Occidente. Comunicare è mettere in comune, è ciò che regge la Comunità, noi non comunichiamo più, noi trattiamo, siamo in continua trattativa, perché formiamo società, non comunità. Si guardi al rapporto tra i sessi, tra le generazioni, tra le genti, si osservi lo sfilacciamento, il frammentarsi, il perdere il senso dell’essere insieme, legati, si veda la fine della famiglia, l’autonomizzarsi dei sessi, la perdita di contatto coi figli, è l’economia che è saltata, l’arte di tenere insieme l’uomo nelle sue case, in quelle singole in quella comune legate. Abbiamo inventato la dimensione privata, cioè una negatività, una mancanza, e, in antitesi, il pubblico, lo Stato, questo mostro che ci sta divorando, che stritola la comunità e l’atomizza.
Con saccenteria, però, le masse, non genti, né tribù, né demoi, parlano di democrazia e libertà, cose possibili solo nelle comunità. Al più, possiamo parlare di massocrazia e di sistemi logistici in cui ci ammassano, il gregge al confronto è un insieme articolato di personalità! Questa è la crisi, la mancanza del pater familias e della mater, la scomparsa del Politico, del gubernator, parola greca, della polis-communitas, dell’economia. Se parlassimo invece d’implosione dell’Occidente, di saccenti saputelli che pretendono di dare lezioni al mondo, di crollo di un atteggiamento imperialistico dopo il crollo del colonialismo? Se, dopo avere compattato il pianeta con un’economia planetaria, capissimo che noi, gli eredi dei greci, analitici e sintetici, – tutto greco, signori! – non siamo né gli uni né gli altri, al punto da desiderare sconnessione, solo sconnessione, chiamandole democrazia, libertà, bontà, civiltà, progresso, con queste parole seminando zizzania, accendendo il fuoco in tutto il mondo, nel Mediterraneo e dintorni di più. Si fa la guerra per petrolio, gas, minerali, metalli, commodities agricole, e non si capisce che l’origine della crisi sta qui, nella scarsità dei beni necessari per dare a sette miliardi di esseri il necessario per il motore del corpo umano? Sarebbero la moneta, liquidità e derivati, con relativo arzigogolare sulla crescita, trivelle per scavare e rovistare nel ventre di Madre Terra ciò che manca? Sostituire a ventre e mente dell’uomo il classico vitello d’oro, il feticcio che ci acceca! Anche qui, per trovare metafora e simboli adatti, dobbiamo rivolgerci al libro antico, espulso perché “oscurantista” da chi balbetta nell’oscuro!

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