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Il Denaro

Spending review, è iniziato il voto al Senato. Nella tarda serata di ieri il ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda ha posto la questione di fiducia. Il maxiemendamento comprende anche il decreto sulle dismissioni del patrimonio pubblico (anch’esso all’esame dell’Aula). Per la parte relativa alla spending review sanitaria, non vi sono modifiche agli emendamenti approvati dalla Commissione Bilancio venerdì scorso (vedi il denaro sanità in edicola oggi) tranne che per le norme sull’obbligo di prescrizione dei principi attivi che sono state leggermente modificate.
La votazione finale sul provvedimento è prevista per stamattina . Le principali novità del maxiemendamento in materia sanitaria riguardano le auto mediche, che sono state escluse dai tagli quando utilizzate per i servizi sociali e sanitari svolti per garantire i livelli essenziali di assistenza”

Tre nuovi studi confermano l’efficacia del vaccino quadrivalente contro l’Hpv (papillomavirus umano), nella prevenzione dei condilomi. Il rischio è soprattutto per le donne che non si sono vaccinate con Gardasil*, le quali potrebbero contrarre i condilomi in misura otto volte superiore rispetto alle donne immunizzate con il prodotto di Sanofi Pasteur Msd. I dati sono stati presentati nei giorni scorsi in occasione del congresso Eurogin che si è svolto a Praga. “I tre studi sono stati compiuti da altrettanti team scientifici europei – viene evidenziato in una nota – che hanno collaborato con i rispettivi sistemi sanitari locali in Germania, Belgio e Svezia per analizzare l’impatto della vaccinazione anti-Hpv. Questi tre lavori, elaborati indipendentemente l’uno dall’altro, forniscono risultati simili che dimostrano come la vaccinazione da Hpv con Gardasil* risulti efficace nel ridurre l’incidenza dei condilomi genitali tra le giovani donne. L’èquipe del German Institute for Epidemiology and Prevention, attraverso uno studio retrospettivo su una coorte, ha verificato come, a seguito dell’introduzione della vaccinazione da Hpv, l’incidenza dei condilomi genitali in Germania sia diminuita del 23% nelle ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Poco più del 30% della popolazione tra i 12 e i 17 anni, coinvolta nello studio, aveva ricevuto almeno una dose vaccinale nel 2008.
Ma non è tutto: in Belgio, uno studio retrospettivo osservazionale ha verificato come nelle giovani donne vaccinate con Gardasil* si sia verificata una significativa riduzione dell’incidenza dei condilomi genitali rispetto alle ragazze non vaccinate e anche rispetto alle ragazze vaccinate con il vaccino bivalente (che non protegge contro i condilomi genitali). Le donne che non si sono vaccinate con Gardasil* presentano un rischio di contrarre i condilomi 8 volte superiore rispetto alle donne vaccinate con il vaccino quadrivalente.
In Svezia, uno studio basato su un gruppo di persone, ha stimato come, a seguito della vaccinazione da Hpv, tra il 2006 e il 2010, fossero stati evitati 4300 casi di condilomi genitali.
La Svezia ha messo in atto un piano vaccinale nel 2006, a seguito del quale sono state vaccinate circa 124.000 donne (dal 2006 al 2010). Il Paese scandinavo sovvenziona la vaccinazione delle ragazze di età compresa tra i 13 e i 17 anni; la copertura della vaccinazione in queste fasce di età nel periodo considerato è stata del 25-33%. “Questi risultati – conclude la nota – confermano ulteriormente i dati già osservati negli scorsi anni in Australia, dove l’incidenza dei condilomi genitali tra le ragazze e le giovani donne è diminuita del 59% dopo soli due anni dal lancio del programma di vaccinazione
Hpv. Nell’area di Melbourne, i casi di condilomi genitali sono quasi scomparsi tra le giovani donne appena 4 anni dopo l’avvio del programma vaccinale”.

Sono vere e proprie maratone quelle dei bambini davanti ai cartoni animati, ma tutto ciò può incidere negativamente sul loro girovita e sulla forza muscolare, anche a distanza di anni. Questo secondo uno studio pubblicato sull’ “International Journal of Behavioural Nutrition and Physical Activity”: se i bimbi trascorreranno molte ore a guardare la tv, sarà proprio la prontezza muscolare a risentirne di più. Ma non solo, perché i piccoli teledipendenti tenderanno anche a prendere peso con possibili importanti conseguenze per la salute anche da grandi. “Abbiamo scoperto che per ogni ora di tv guardata nel corso della settimana a 29 mesi, si riduce di un terzo di un centimetro la distanza che un bambino è in grado di coprire con un salto a 10 anni”, ha spiegato Linda Pagani, autore senior della ricerca. L’American Academy of Pediatrics raccomanda quindi che i bambini sotto i due anni, non superino le due ore di tv al giorno, ma i dati dimostrano che un numero crescente di genitori utilizza ormai la televisione come una specie di baby – sitter elettronica. Ecco perché i ricercatori dell’Università di Montreal, in Canada, hanno cercato di capire se esiste una correlazione tra il numero di ore trascorse davanti al piccolo schermo nella prima infanzia e la forma fisica negli stessi bambini in età scolare. Il team canadese ha coinvolto un gruppo di 1.314 bambini che partecipavano a uno studio longitudinale in Quebec, esaminando i diari dei genitori sul tempo trascorso davanti alla tv ogni settimana, quando i piccoli avevano 29 e 54 mesi. La forza muscolare e il grasso addominale sono stati misurati quando i bambini erano preadolescenti, con una serie di test. Mediamente i bimbi vedevano i cartoni 8,8 ore a settimana all’inizio dello studio, per arrivare a 14,8 ore a settimana entro i 4 anni e mezzo. Il risultato? Gli autori hanno scoperto che ogni ora settimanale di televisione a 29 mesi corrisponde ad una diminuzione di 0,361 centimetri nella prova di salto in lungo; ciò indica un’evidente diminuzione della forza muscolare. Anche la circonferenza della vita aumenta per ogni ora di televisione vista tra i 29 e 53 mesi, con un +0,41 centimetri a 10 anni (0,76 cm per quelli che hanno visto più di 18 ore di programmi tv alla settimana). Quindi, “dal momento che la forma fisica è direttamente correlata alla futura salute e alla longevità, occorre stare molto attenti”, hanno ribadito i ricercatori diretti da Caroline Fitzpatrick da New York University, che ha condotto questa ricerca. “Guardare la tv è un fattore modificabile e le persone devono essere prendere atto del fatto che le abitudini dei piccoli possono influire sulla loro futura salute fisica. “ Ulteriori ricerche aiuteranno a comprendere se ci sono altri effetti sulla salute dei bambini, legati alle abitudini davanti a piccolo schermo”.

I decreti del Miur (ministero dell’Università), relativi all’istituzione dei 5 master universitari di formazione e qualificazione in cure palliative e terapia del dolore pubblicati sulla Gazzetta ufficiale n. 89 del 16 aprile 2012, aprono nuovi scenari per il percorso formativo dei professionisti che lavorano o lavoreranno nelle due reti. La norma disciplina gli specifici ordinamenti didattici dei percorsi formativi in materia di cure palliative e terapia del dolore che probabilmente rappresenteranno una conditio sine qua non per operare in futuro nell’ambito dei servizi della rete di cure palliative e della rete terapia del dolore.
Una delle maggiori criticità riguarda la possibilità per i medici privi delle specializzazioni indicate nell’articolo 5 della Legge n. 38 del 2010 di poter iscriversi ai Master di II° livello pur operando da anni nei servizi della rete di cure palliative. La normativa introdotta dai master impedisce che i medici che per più di 3 anni hanno operato a tempo pieno nel mondo delle cure palliative, come anche i medici di medicina generale, non possono accedere ai master in quanto privi delle suddette specialità. Ci si chiede come l’Hospice, le Unità di cure palliative domiciliari e gli altri nodi della rete (ospedale ed ambulatorio), luoghi di cure ed esperienza clinica palliativa, possano essere indicati ed utilizzati come fonte di formazione contemporaneamente al disconoscimento formativo e professionale dei professionisti che vi operano, qualora questi non siano in possesso delle specializzazioni elencate in modo apparentemente vincolante dalla Legge n. 38/10. Si giungerebbe così al paradosso di formatori che non sono e non potranno essere in futuro in possesso del titolo che conseguiranno i loro discenti. Al contrario, ed è il secondo paradosso, docenti, provvisti dei titoli richiesti ma privi di ogni esperienza clinica in cure palliative, potranno formare i discenti su argomenti che non conoscono per esperienza diretta; ciò rende necessario documentare l’effettiva esperienza e competenza in cure palliative del corpo docente di ogni master, pubblicando accanto all’elenco degli insegnanti il curriculum professionale specifico.
Altro punto che merita una riflessione è relativo alla multidisciplinarietà e interprofessionalità garantite anche durante i momenti formativi. Questi elementi che sono alla base del lavoro d’equipe e dell’organizzazione della rete delle cure palliative, vengono disattesi dal decreto che differenzia cinque separati percorsi formativi per le diverse figure professionali che potranno operare nelle due reti. Peraltro, dal decreto emerge che non tutte le figure professionali attive nella rete delle cure palliative avranno la possibilità di accesso ai master. Quelle professioni sanitarie attualmente non menzionate nei decreti (per esempio l’assistente sociale) ed i professionisti delle aree umanistiche che pure tanta parte hanno nell’approccio multidimensionale e nel lavoro interdisciplinare, dovrebbero poter accedere ai Master di I° livello in “Cure palliative e terapia del dolore”. La necessità di una formazione adeguata per chi dovrà lavorare nelle due reti è prevista dalla Legge n. 38/10 ed i 5 master decretati sono orientati ai nuovi professionisti che entreranno nella rete. La prevedibile obbligatorietà dei master assicurerà nel medio e lungo termine che vi siano, all’interno delle due reti, professionisti che possano garantire ciò che è richiesto dalla legge stessa: cure palliative e terapia del dolore di qualità e omogenee su tutto il territorio nazionale. Rispetto al futuro, il master è l’unico strumento per garantire la qualità del sistema, ma trovare soluzioni efficaci in questo periodo di transizione è fondamentale per assicurare l’applicazione della Legge n. 38 del 2010 e, soprattutto, per permettere la tenuta stessa del sistema.

C’è il placet della Giunta regionale all’assegnazione dei fondi, per un totale di 1 milione di euro, agli enti Parco della Campania. I soldi, però, non sono immediatamente liquidabili, come si legge nella delibera che autorizza lo stanziamento, e bisognerà attendere un nuovo intervento dell’amministrazione di Palazzo Santa Lucia che presumibilmente arriverà dopo l’estate. Per il momento gli organismi interessati, dieci in tutto, si accontentano dell’impegno di spesa che va da un massimo di 132 mila euro, nel caso dei Parchi del Matese e dei Monti Picentini, a un minimo di 86 euro in favore della maggior parte dei soggetti beneficiari. I soldi vengono impiegati dagli enti principalmente per le spese di funzionamento, che includono la predisposizione di interventi in favore delle attività produttive del territorio. Non solo, perché dentro ci sono pure i costi della politica, come risulta chiaro dalla delibera. “E’ necessario – si legge nel provvedimento – provvedere a trasferire le risorse finanziarie agli enti Parco e riserve naturali regionali per far fronte alle spese ordinarie di funzionamento e gestione nonché alle spese per i compensi spettanti agli organi collegiali”. Che, è opportuno ricordarlo, sono la giunta, il collegio dei revisori dei conti e la Comunità del Parco. A capo di ogni struttura c’è un presidente.

Approvato al senato il provvedimento ora passa al vaglio della camera
Intanto Cgil e Uil confermano lo sciopero degli statali il 28 settembre

Spending review: approvati mentre andiamo in stampa nell’Aula del Senato con la fiducia gli emendamenti approvati in commissione Bilancio. Salvo modifiche dell’ultim’ora per profili di dubba copertura finanziaria ecco le principali novità per il settore sanità al netto dei tagli che, comunque, per le regioni restano a quota 3 miliardi di cui almeno 150 per la Campania. Evitato, invece, il taglio di 30 milioni di euro per la ricerca.

Il dolore sintomo di malattia oncologica ma anche causa di tumori in relazione ad uno stato infiammatorio generalizzato e segno, di per sè, di un processo evolutivo in atto. La novità giunge dal recente convegno a Telese Terme promosso dal neurologo Gerardo Casucci presso la Fondazione Gerardino Romano. La prima notizia è che cresce in Italia il consumo di oppiacei per la cura del dolore come previsto dalla legislazione nazionale (legge 38 del 2010) siapure sostanzialmente inattuata. Ma la cura è appropriata solo quando è il segno di un tumore non in altre malattie neuropatiche o nelle cefalee dove gli effetti collaterali sono peggiuori del male da curare”. Il dolore – secondo Casucci -resta inoltre un segno precoce e aspecifico di una infiammazione in atto identificabile con il dosaggio della Pcr ad alta sensibilità e che può condurre anche all’induzione di ujna neoplasia.
“La ricerca scientifica – dice Casucci – ha fatto passi importanti per la definizione fisiopatologica e clinica del dolore e per il suo ruolo evoluzionistico nelle malattie neurologiche e non. Il dolore è una necessità evoluzionistica”. Fari puntati anche sul ruolo dell’intestino che in alcuni casi lascierebbe passare frammenti di batteri nel sangue determinando una infiammazione cronica dannosa. E c’è già chi preconizza l’uso di antibiotici per la cura dei tumori.

Sospensioni e imballaggi intelligenti, software per leggere manoscritti autografi e innovativi sistemi per la preparazione dei tester per misurare i livelli di inquinamento. La Camera di commercio di Salerno accelera sull’innovazione e stila la classifica dei cinque spin off più convincenti dell’ateneo salernitano, ovvero più “fattibili”, per usare il gergo degli esperti, dal punto di vista della produzione e del mercato. Il primo premio è assegnato al team “Spring-off”, che ha sviluppato sospensioni per le moto, in grado di assicurare l’assetto bilanciato al variare del profilo stradale e dello stile di guida. Realizzare imballaggi per prolungare la durata della conservazione dei prodotti ortofrutticoli è il progetto di “Nano Active”, secondo in classifica. Lo speciale imballaggio è in grado di regolare i fattori responsabili del processo di maturazione dei prodotti ortofrutticoli consentendo il prolungamento del periodo di conservazione tra il 100-300 per cento in più. Simile a quella di nano Active è l’idea di “Nice Filler”, cui va la medaglia di bronzo. Si tratta di un progetto per lo sviluppo di materiali per imballaggi che consentono di aggiungere agli involucri funzioni antimicrobiche. Al quarto posto l’idea elaborata dalla “Nite” che nasce dall’esigenza di rendere fruibili documenti autografi. Chiude la lista il progetto dell’Aquaria Research, per automatizzare la preparazione di fiale per il monitoraggio della qualità dell’aria. “Siamo convinti che l’innovazione possa essere la leva strategica per superare la fase di difficoltà ”, dichiara il presidente dell’ente camerale Guido Arzano. Per il rettore dell’ateneo di salernitano, Raimondo Pasquino. “La nostra università – dice – è impegnata nel dare ai giovani l’opportunità di fare degli spin off, cioè di trasformare le competenze apprese nei laboratori universitari in idee di impresa”.

Disco verde alla nuova convenzione tra il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Compagnia delle Isole, la società che si è aggiudicata la gara per la privatizzazione della Siremar. Ad annunciarlo il presidente della società, Salvatore Lauro (in foto). La compagnia, spiega l’armatore napoletano, opererà per dodici anni i servizi marittimi convenzionati con le isole minori siciliane: Eolie, Egadi, Ustica, Pelagie e Pantelleria. Con la sottoscrizione della nuova convenzione, avvenuta ieri mattina, si espleteranno nell’arco delle prossime ventiquattro ore tutte le procedure per il passaggio della società di navigazione siciliana alla Compagnia delle Isole, che sarà pienamente operativa con il nuovo brand “Siremar, la Compagnia delle Isole” a partire da stasera a mezzanotte. Alla guida della Compagnia delle Isole, oltre a Lauro, c’è l’amministratore delegato della società, Alessandro Seminara. Nel consiglio di amministrazione siede, tra gli altri, Cristina Busi Ferruzzi.

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