Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

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Diciotto mesi fa il terremoto aveva distrutto tutto: gli studi, la redazione, le attrezzature. Eppure, a un anno e mezzo da quel 29 maggio 2012, da quelle scosse che in pochi istanti cambiarono il volto dell’Emilia, Radio Pico, emittente storica di Mirandola, è pronta a inaugurare la nuova sede. La festa viene celebrata domenica 1 dicembre, con una diretta lunga tredici ore, dalle 7 del mattino alle 8 di sera, e la partecipazione di tanti big della musica italiana: da Paolo Belli a Gianni Morandi, da Piero Pelù a Renzo Arbore, a Nek, a Beppe Carletti, a Luca Carboni, a Roby Facchinetti. Solo per citarne alcuni. Nomi e volti del panorama musicale nostrano, “ma anche amici che ci hanno sostenuti nel corso di questo lunghissimo anno e mezzo – racconta Alice Sabatini, redattrice di Radio Pico – e che ci sono rimasti accanto quando, per continuare a trasmettere, ci siamo trasferiti in un camper, o quando mandavamo in onda le nostre trasmissioni dall’interno di un container. Senza di loro non ce l’avremmo fatta”.

“Il Pd ha 300 deputati e Alfano ne ha 30. Con tutto il rispetto per Scelta civica e per il Nuovo Centrodestra, il governo sta in piedi grazie a noi”. Matteo Renzi sceglie Repubblica per mandare un messaggio chiaro al premier Enrico Letta e al suo vice Angelino Alfano: da oggi, senza il Cavaliere nella maggioranza, comanda il Pd. E dall’8 dicembre nel Pd comanderà lui, Renzi. Ergo: il governo sta in piedi se lo vuole il sindaco di Firenze e futuro, probabilissimo segretario democratico. Viceversa, se Renzi vorrà farlo cadere, il governo cadrà. E non c’è Alfano che tenga.

“Cambiare il Senato” – Qualcuno aveva definito Renzi il miglior alleato di Silvio Berlusconi, e Matteo non fa molto per smentire il paradosso. A Letta propone un “patto di un anno” per fare le cose, “altrimenti siamo finiti”. Già, ma quali cose? “Tre punti che noi consideriamo ineludibili”. Il primo, spiega Renzi, sono le regole del gioco: “Si mandino in pensione i saggi e la proposta di modifica dell’articolo 138, quella per il superamento del bicameralismo. Niente scherzi, il Senato lo si azzera e diventa la Camera delle Autonomie locali”. Nei calcoli del sindaco, modificando il Senato e abolendo il Cnel si risparmierebbe 1 miliardo: “500 milioni li mettiamo sulla tutela del territorio, altri 500 a favore della disabilità”. E la riforma della legge elettorale? Renzi non ha idee chiarissime, ma rilancia: “Va bene qualsiasi cosa, purché garantisca bipolarismo e governabilità”. No al SuperPorcellum, sì con riserve al Mattarellum (“Deve essere corretto”, magari con un premio di maggioranza).

Renzi, l’Imu e la patrimoniale – Il secondo paletto sulla strada di Letta è il lavoro: “Semplificazione delle regole e garanzie a chi non ce l’ha. Costringere i sindacati e Confindustria a fare rappresentanza e non a occuparsi di formazione professionale”. Saranno contenti i difensori della Cgil (Cuperlo in testa), che già avevano accusato Renzi di disfattismo anti-sindacale. Sulle tasse, in primis quella della casa, Renzi temporeggia: “L’Imu è un pastccio, una barzelletta. Hanno fatto una gigantesca ammuina per accontentare Brunetta“. Mentre la patrimoniale si può fare, ma “solo dopo che la Pubblica Amministrazione avrà dato il buon esempio”.

“Con Alfano non parlo nemmeno” – Ultimo punto: i diritti civili. “Io sono tra i più prudenti nel mio partito, ma unioni civili e legge contro l’omofobia non sono più rinviabili”. Difficile trovare un accordo su questi punti con gli alfaniani, da Giovanardi a Formigoni. “Ma io non pongo condizioni ad Alfano. Ripeto, noi siamo 300, loro 30. Mica ce l’ha ordinato il dottore di stare insieme…”. Parole più nette Renzi non poteva trovare: Alfano ha mollato il Cav per fare il padrone di casa in un governo in cui, fra qualche giorno, rischia di ritrovarsi ospite indesiderato. Anche perché l’obiettivo di Letta e Angelino, tornare al voto nel 2015, non è così scontato: “Se nel 2014 non i fnno queste cose, ci portano viea di peso – profetizza Matteo -. La sinistra è finita e vincono Berlusconi e Grillo”. 

Mentre gli italiani dovranno tornare alla cassa per l’Imu, alla faccia dell’abolizione promessa, il governo si fa un bel condono edilizio a suo uso e consumo. È questa l’ultima novità emersa dal diabolico decreto (ieri firmato dal Capo dello Stato) che fa rientrare dalla finestra l’imposta municipale unica per 10 milioni di italiani. Lo scopo è sempre quello di fare cassa, ma in questo caso non a spese dei contribuenti. La norma riguarda infatti «la valorizzazione degli immobili pubblici, in relazione ai processi di dismissione finalizzati ad obiettivi di finanza pubblica». Buoni propositi, dunque, su cui, però, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, visto il fallimento dei numerosi tentativi fatti finora e l’assoluta necessità di recuperare risorse per far quadrare i conti, ha deciso di mettere da parte gli scrupoli istituzionali. Di qui la norma inserita di soppiatto in un provvedimento interamente dedicato all’abolizione dell’Imu e alla rivalutazione delle quote di Bankitalia, necessaria a far ingoiare alle banche i maxi aumenti degli acconti per coprire finanziariamente il provvedimento. 

Leggi l’articolo integrale di Sandro Iacometti

su Libero in edicola domenica 1 dicembre

 

 

I futuri James Bond potrebbero essere anche imberbi. I servizi segreti del Regno Unito avvieranno, dal prossimo settembre, un programma di tirocini per giovani studenti che, finita la scuola superiore, non abbiano intenzione di proseguire con la carriera universitaria.

«Io non faccio segnalazioni per scherzo. Sono il presidente dell’Aidaa, Associazione italiana difesa animali e ambiente, e mi sono davvero preoccupato per la salute di Dudù». A parlare è Lorenzo Croce, a capo di una delle più note sigle animaliste, di sicuro la più attiva sui media e sul web, con un presidente super zelante nell’inviare comunicati stampa a raffica su quasi tutto l’universo-mondo faunistico a rischio abbandono o maltrattamenti. La sua mission è salvare i nostri amici a quattro zampe. Soprattutto, spiega Croce a Libero, la tutela legale degli animali. «Abbiamo oltre 80 avvocati che lavorano gratis per la nostra causa: dal cane che abbaia troppo in condominio alla tigre morta nello zoo di Fasano». Questo per sgombrare il campo da equivoci, visto il clamore suscitato dal suo recente interessamento per un morbido esemplare vip. Il presidente Aidaa, infatti, ha spedito in rete la sua ultima perla: «L’Asl intervenga subito per indagare sulle condizioni di salute del barboncino Dudù di proprietà di Francesca Pascale, fidanzata di Silvio Berlusconi». L’agenzia Omniroma ha diffuso il take completo di particolari sull’alimentazione poco sana cui sarebbe sottoposto il cagnolino bianco, e ne è nato un tormentone che ha fatto impazzire il web, anche con battute e commenti bestiali.

Croce, che in passato si è occupato del cane Empy di Mario Monti e ha salvato l’asino Ugo poi donato a Michela Vittoria Brambilla, spiega a Libero la vicenda. «Tra giovedì sera e venerdì mattina noi dell’Aidaa abbiamo ricevuto tre telefonate da un telefono fisso di Roma da signore che si sono qualificate come collaboratrici domestiche di Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere. Tutte riportavano una forte preoccupazione per Dudù. Secondo le signore sarebbe costretto ad un’alimentazione a base di pasticcini in quantità tale da mettere a repentaglio la sua salute e inoltre soffrirebbe di una sindrome depressiva a causa della situazione generale di stress della famiglia in cui vive». Alla domanda se si fosse accertato che non si trattasse di uno scherzo, Croce ha risposto: «Abbiamo chiesto di dirci le generalità e, per sicurezza, di mandarci una copia del documento d’identità. Delle tre una ci ha fornito tutto per email, ma per privacy non posso svelarne il nome». A quel punto cosa è successo? «Come avviene per qualunque altro caso di cui ci occupiamo, abbiamo inoltrato una segnalazione alla Asl competente, perché una cosa deve essere chiara: che sia di Berlusconi o di pinco pallino a me non frega niente. A me interessa che il cane stia bene». Il veterinario di Palazzo Grazioli, Federico Coccia, ha però accertato che è tutto sotto controllo: «Dudù sta benissimo e divora croccantini, non sgarra certo sulla dieta». Gli animalisti, invece, lamentano una certa sovraesposizione mediatica che potrebbe nuocere al piccolo di casa. Ma una cosa è certa: la notizia di Dudù stressato ha scatenato, come al solito, l’odio del popolo della rete che vorrebbe il cane, come il padrone, ai servizi sociali o dietro le sbarre. Croce, dal canto suo, respinge al mittente le accuse di avere inventato il fattaccio e promette: «Se dopo l’ispezione dell’Asl verrà fuori che la denuncia è stata di qualche mitomane, non esiterò a denunciare per procurato allarme la signora che mi ha telefonato».  

di Brunella Bolloli 

 

Grido d’allarme dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate a Piacenza: “Troppi malati gravi e troppi decessi fuori dalla norma nella sede di via Modonesi”. E’ questa la denuncia, scritta anche in bacheca, che dopo anni di silenzio hanno deciso di far conoscere alla cittadinanza.

Sono circa 130 i lavoratori dell’Agenzia delle Entrate provinciale, che si sono rivolti ai vertici regionali e nazionali e hanno informato Arpa che “la struttura in cui operiamo non è salubre”. A farsi carico delle loro istanze, il sindacato di base Usb, il quale ha posto in evidenza tre aspetti che mettono a rischio la salute degli operatori: non esistono filtri per limitare l’emissione di polveri sottili delle stampanti degli uffici, sopra lo stabile è presente un ripetitore telefonico e le pareti dell’edificio sono formate ancora da fibre di vetro e amianto”.

Come i bucatini all’amatriciana. Hanno già annunciato tutti, – nuovamente, dopo la decadenza nel Paese decaduto -, che faranno “la riforma della Giustizia”. Una politica cul-in-aria.

Se ci fate caso tutte le riforme annunciate, e mai realizzate, leggasi legge elettorale (ora compare pure il Matteum) sono pensate non nell’interesse della collettività ma nell’interesse loro. Di chi detiene il potere politico ed economico e non intende mollarlo. Perché non c’è coincidenza alcuna tra interesse oligarchico e interesse della Polis. Mi pare oramai ben evidente.

E tutto questo agitarsi spiega solo come nelle “larghe intese” ci sia chi invochi la riforma più utile alla propria sub oligarchia.

Monumentale, mozzafiato, denso, caleidoscopico. Questo e molto altro è Sunnyside, il voluminoso romanzo dello scrittore statunitense Glen David Gold (tradotto da Daniela Liucci e pubblicato in Italia da LiberAria). Il libro si apre su una fredda giornata d’inverno del 1916: una come molte altre, se non fosse che in questa il famoso attore Charlie Chaplin viene avvistato in più di ottocento posti simultaneamente. La successiva e straordinaria delusione collettiva, suscitata dalla scoperta che si tratta solo di presunte, dunque false, apparizioni, legherà per sempre il destino di tre uomini ignoti l’uno all’altro: Leland Wheeler, il figlio dell’ultima (e peggiore) star del Wild West, che scoprirà un amore inaspettato sui campi di battaglia francesi; Hugo Black, arruolato per combattere sotto il comando del generale Edmund Ironside nella spedizione senza speranza contro i bolscevichi; infine lo stesso Chaplin, che sarà alle prese con una serie di infinite complicazioni: i magnati degli studios che metteranno in dubbio il suo patriottismo, il suo cuore irrequieto e, cosa ancor più minacciosa, la propria madre. La narrazione di Glen David Gold è ricca e vasta, tanto quanto l’ambientazione e l’elenco dei personaggi sono arricchiti da una lista strabiliante di persone vere e inventate: Mary Pickford, Douglas Fairbanks, Adolph Zukor, la prima moglie bambina di Chaplin, una scout ladra, il segretario del tesoro, uno studioso di cinema innamorato, tre principesse russe, una quantità industriale di fan e perfino il famoso cane Rin Tin Tin. Leggero ma sempre intenso, coinvolgente nella trama e strabiliante nello stile, Sunnyside è un romanzo ammaliante che ci racconta i sogni, l’ambizione e l’alba dell’epoca moderna.Sempre per LiberAria è uscito un testo, evocativo e intenso, dell’architetto piacentino Giovanni Battista Menzani: L’odore della plastica bruciata. Tredici racconti conditi di humor allucinato e grottesco. Un’immensa periferia globale e stereotipata fatta di svincoli autostradali, capannoni prefabbricati, outlet di cartapesta e cartelloni pubblicitari. Un paesaggio scorticato, popolato da persone disilluse, incattivite, apparentemente senza prospettive in un contesto sociale caratterizzato da una pesante crisi economica. Cartoline dall’inferno spedite ai lettori. Un’Italia letta e scritta attraverso una lente di ingrandimento deformante dove gli unici sentimenti ancora possibili sono la paura e la conseguente rassegnazione alla pena di vivere in un mondo votato all’eccesso e privo della quotidianità rassicurante ormai ingoiata dai nuovi mostri: esseri senza ribellione e senza via di fuga.

È la prova del nove. Riuscirà il Movimento 5 Stelle, nonostante pioggia, nevischio e disillusione, a riempire (ancora) la piazza per il V Day 3 di Genova? Si scoprirà oggi, Piazza della Vittoria ore 14 terza adunanza di un percorso esploso a Bologna l’8 settembre 2007 e proseguito a Torino il 25 aprile 2008. Qualora riuscisse nell’impresa, Grillo confermerebbe la veridicità dei sondaggi, secondo i quali il peso elettorale resta vicino al 25%. Come a febbraio. Intanto, dopo nove mesi parlamentari, è lecito azzardare bilanci. L’apriscatole ha funzionato o il tonno è più vorace di prima? Il M5S ha inciso sulla politica o si è relegato al ruolo di eterno bastian contrario?

Ballarò e l’orgasmo mancato

Tuo marito si dà fuoco davanti all’Agenzia delle Entrate della tua città, perché non può pagare le tasse. Tu non hai lavoro, assisti la madre malata, sopravvivi con meno di 500 euro al mese – ovvero con la pensione di reversibilità di cui sei diventata titolare proprio a causa di quel gesto impossibile, compiuto, forse, in un’ultima disperata speranza di essere una figura testimoniale – e dopo un anno e mezzo ti vedi consegnare una cartella in cui Equitalia ti intima di versare oltre 60mila euro di Irpef, Iva e altre imposte arretrate: quelle addebitate a tuo marito.

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