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“Ora e sempre resistenza“. E va pure bene, ma sono passati decenni dagli anni della guerra e sarebbe bello se tutti, ora, avessero la possibilità di fare politica come si deve. E invece no: se tenti di impedire a Storace&co di manifestare vieni addirittura premiato. I principi democratici sono validi solo per gli amici, evidentemente, perché chi ha una storia che non è tinta di rosso rischia di dover sottostare alle leggi imposte dai “comunisti” del ventunesimo secolo.

Succede a Carrara – Stamattina, 21 settembre, il consiglio comunale di Carrara ha deciso di premiare i 46 “partigiani” che il 2 luglio 2011 hanno manifestato contro l’evento organizzato in città con Francesco Storace e Adriano Tilgher. Fecero casino, i “comunisti”. Così tanto che il leader de La Destra ricorda quel giorno come “una baraonda incredibile”. I 46 furono denunciati perché quel corteo “contro” non era autorizzato, ma oggi hanno ritirato, lo stesso, il loro premio. Secondo il Comune toscano quello è stato un gesto “esemplare nella lotta antifascista“. Ma ancora? Storace, arrabbiato, aveva già chiesto al ministro degli Interno, Angelino Alfano, di indagare sul quel consiglio comunale sostenendo che quelli “così andrebbero sciolti in cinque minuti”. Ed ora? Sarà furioso il leader e di certo non vede l’ora di tornare in città.

E’ sempre l’Anpi – I partigiani, per bocca del presidente provinciale Anpi Giorgio Mori, esultano per il premio ricevuto dai loro compagni: “Credo che il gesto spontaneo fatto da questi manifestanti nel 2011 si ricolleghi alla mia generazione che combatteva per la resistenza”. Così, trascorsi sett’anni da quei giorni terribili, si continua a raccontare di un’Italia divisa. Nonostante tutti abbiano il sacro diritto di fare politica e partecipare; ma questo all’Anpi non piace perché, parafrasando George Orwell, “tutti siamo uguali, ma alcuni di noi sono più uguali degli altri”. 

Un importante passo avanti nella lotta contro le malattie trombotiche grazie alla disponibilità anche in Italia dell’anticoagulante orale di Bayer HealthCare con due nuove indicazioni terapeutiche: la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale e il trattamento della trombosi venosa profonda (TVP) e prevenzione delle recidive di TVP ed embolia polmonare. Indicazioni che vanno ad aggiungersi a quella già approvata della prevenzione del tromboembolismo venoso nei pazienti adulti sottoposti a intervento elettivo di sostituzione dell’anca e del ginocchio. Rivaroxaban è un inibitore diretto, specifico  e reversibile del fattore Xa della coagulazione, che offre un regime terapeutico più efficace rispetto alle terapie standard e la cui maneggevolezza ne consente l’utilizzo in diverse aree terapeutiche. Rivaroxaban, inoltre, non richiede il monitoraggio della coagulazione ed è l’unico nuovo anticoagulante orale in monosomministrazione giornaliera, una garanzia di compliance e aderenza alla terapia. È un farmaco che ha le più alte conferme di efficacia e sicurezza in diversi contesti scientifici e una consolidata esperienza clinica, con più di cinque milioni di pazienti trattati nel mondo.

Nuove indicazioni. La prima indicazione approvata di recente per rivaroxaban è quella della prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale, aritmia cardiaca che è causa del 15-20% di tutti gli ictus trombo embolici, il disturbo cardiovascolare più comune dopo le cardiopatie. Per quanto riguarda il trattamento della trombosi venosa profonda e in generale la cura del tromboembolismo venoso, che a livello globale è causa di morte di una persona ogni 37 secondi, rivaroxaban fornisce una soluzione semplice con un solo farmaco orale, sin dal primo giorno. “Questa è una vera novità nella terapia acuta della trombosi venosa e nella prevenzione delle recidive della stessa – sottolinea Walter Ageno, professore associato di medicina interna presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università dell’Insubria – si tratta di una doppia innovazione perché rivaroxaban non è solo la prima alternativa ai vecchi farmaci orali nella terapia a lungo termine, ma è anche e soprattutto il primo farmaco che elimina la necessità di sottoporre il paziente, nella fase acuta della patologia a una terapia parenterale, costituita dall’eparina a basso peso molecolare. Questo perché è efficace fin dalla prima somministrazione”. (MARIANNA MASCIANDARO)

In un paese che che è schiavo degli aforismi di Jovanotti e dei mal di pancia di Vasco Rossi c’è chi, come le miriadi di autori, musicisti, editori di opere “proprie” sceglie coscientemente di non farsi tutelare dalla Siae, salvo dover comunque pagar pegno: un po’ perché s’è sempre fatto così, un po’ perché una fantomatica norma sembra gioco-forza dire questo, un po’ perché sull’argomento aleggia un denso misticismo che però non ha mai risposto alla domanda fondamentale, quella che molti (se non tutti) si pongono: perché? Fare domande non ha mai fatto male a nessuno, nascondere le risposte – spesso – sì (cit.)

Oramai c’è anche il sigillo della scienza: la politica rende intellettualmente disonesti. Lo dimostra uno studio condotto da Dan Kahan della Yale University: la passione politica compromette il funzionamento della mente e induce a distorcere logica e capacità di calcolo. Perché? Perché il cervello del politico, come risulta dallo studio, prova a ogni costo a modificare i dati reali per farli aderire alla propria visione del mondo.

L’esperimento, la prima parte – Tra i vari esperimenti che hanno composto lo studio (pubblicato col titolo ‘Motivated numeracy and Enlightened self-government’), ce n’è uno che illustra meglio di tutti il meccanismo di deformazione intellettuale dei politici. E’ stato chiesto alle “cavie” di interpretare delle tavole numeriche relativa alla capacità di provocare prurito di alcune creme dermatologiche. Non avendo l’argomento implicazioni sociali, i politici sono stati in grado di eseguire correttamente i calcoli aritmetici.

L’esperimento, la seconda parte – In seconda battuta, allo stesso campione umano è stato chiesto di leggere tavole che per tema, però, avevano il rapporto tra licenze dei porti d’armi e variazione del tasso di criminalità. E i nodi sono venuti al pettine. Avendo l’argomento ovvia rivelanza politica, le cavie sono andate in tilt. Quando si trovavano a dover rispondere a quesiti aritmetici in contraddizione con le proprie convinzioni, sbagliavano in maniera incoscia anche calcoli semplici per non dover arrivare a una soluzione sgradita. Insomma: meglio andare fuori strada che imboccare una strada spiacevole.

Le conclusioni – Il prof della Yale non ha dubbi: la passione politica è una fatto congenito che però condiziona il cervello. Una volta che il politico fa sua una certa visione del mondo, non c’è dato o riscotro oggettivo che possa fargli cambiare idea.

Nuovo capitolo. Vecchio copione. La battaglia sull’innalzamento del tetto del debito negli Stati Uniti riporta in primo piano uno degli elementi centrali della politica USA degli ultimi anni: lo scontro tra Casa Bianca e i repubblicani all’Assemblea. Dopo il voto alla Camera– 238 contro 189 – che rifinanzia le agenzie del governo federale ma sottrae fondi alla riforma sanitaria, Barack Obama ha chiamato telefonicamente lo speaker John Boehner e gli ha spiegato che non tratterà sul tetto del debito. Nel caso non si arrivi a un accordo, la strada è già segnata: la chiusura, almeno parziale, del governo americano, che non sarà più in grado di pagare gli stipendi e di far fronte ai propri impegni con i creditori a partire dal prossimo ottobre.

Niente metano, niente microbi, niente di niente. E’ da più di un anno che Curiosity, la sonda inviata dalla Nasa su Marte, è alla ricerca di segni di vita sul pianeta rosso, ma i risultati finora raccolti sono deludenti. A dirlo è la stessa agenzia aerospaziale americana: dopo 13 mesi di indagini, non s’è trovato niente.

Metano o non metano – E’ alla ricerca di gas metano che la Curiosity, robottino motorizzato attrezzato di telecamere, sensori, e antenneche, perlustra alla velocità di 30 metri all’ora la superficie marziana. Metano, frutto della digestione dei microorganismi e quindi testimonianza della presenza di vita, anche passata. Ma dal 6 agosto 2012, data in cui la sonda è atterrata sul pianeta rosso, Curiosity di gas non ne ha trovato neanche un po’.

C’è ancora speranza – Non è ancora detta l’ultima parola, però. Certo gli entusiasmi del 2003, quando sonde e telescopi registrarono emissioni di metano su Marte, sono svaniti. Interrogati sui risultati del primo anno di attività di Curiosity, gli scenziati si dividono tra varie interpretazioni: “Il metano potrebbe disperdersi più velocemente per le peculiari condizioni ambientali – citando le principali -; potrebbe essere consumato dall’attività di altri microbi” oppure “la preseza di metano potrebbe essere una falsa pista, perché non è solo l’attività biotica produrlo”. Il lavoro di Curiosity, in ogni caso, è ancora lungo. E resto arriveranno i rinforzi: l’India sta preparando l’invio di una sonda su Marte.

La Camera dei deputati ha licenziato il primo testo di legge della nostra storia repubblicana contro l’omotransfobia. Un risultato che qualcuno – e sono davvero pochi, in realtà – saluta con soddisfazione, mentre tutto l’associazionismo Lgbt (ma non solo)  grida allo scandalo. Perché?

Senza arrogarmi competenze che non ho, con in mano solo un vocabolario, google e il buonsenso, provo a descrivere l’idea che mi sono fatto. 

Il testo votato da un ramo del Parlamento, in realtà,  fa due cose: da un lato iscrive omofobia e transfobia tra i reati contemplati da quella legge, attribuendogli le aggravanti riferite alle altre fattispecie. Dall’altro lato,  attraverso lo sciagurato subemendamento Gitti, definisce luoghi e condotte immuni rispetto a quella norma, violando il più semplice (ma anche ormai il più bistrattato) dei principi costituzionali, quello che dice che la legge è uguale per tutti.

La partita è ancora aperta, ma oltre all’aumento dell’Iva che un giorno la danno per inevitabile e il giorno dopo improponibile, ci sono altre misure allo studio del governo per centrare l’obiettivo 3%. Se il viceministro allo Sviluppo Antonio Catricalà si dice pronto a proporre “una riduzione lineare della spesa pur di non far scattare l’aliquota al 22%”, il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta – fa notare il Messaggero – sottolinea che “bisogna trovare la copertura di un 1 miliardo entro il 30 settembre”. Dunque meno di dieci giorni per decidere dove dove tagliare o dove far cassa sulla pelle dei contribuenti. Ecco allora che una delle ipotesi sul tavolo del Governo è quella di ricorrere alle clausule di salvaguardia. 

Clausole di salvaguardia – La prima che potrebbe scattare è quella dell’aumento dell’acconto su Ires e Irap inserita dal ministero dell’Economia nel decreto che ha eliminato il pagamento dell’Imu sulla prima casa. In ballo c’è anche un nuovo ritocco delle accise sui carburanti che dovrebbero aumentare almeno di 2,1 centesimo al litro e l’aumento del prezzo di sigarette e alcolici, già previsto dal decreto scuolo in discussione in Parlamento. Infine, puntualizza il Messaggero, c’è la clausola di salvaguardia che consente al governo di sospendere i pagamenti dei debiti delal Pubblica Amministrazione che vengono coperti con un aumento del debito ma che, per la quota relativa alla spesa per gli investimenti, si scaricano invece sul deficit. Riguardo all’Iva potrebbe esserci un mini-rinvio, cioè posticiparla di un mese per affrontare la questione a metà ottobre al momento della presentazione della Legge di Stabilità durante la quale dovrà essere discusso anche il nodo del conguaglio Imu di fine anno. Per l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, infatti, nonostante sia stata inclusa nello sforamento del deficit, ancora non è fornita la copertura di 2,4 miliardi. Stesso discorso per il rifinanziamento delle missioni militari all’estero (400 milioni), della cassa in deroga (500 milioni) e i 600 milioni della sanatoria-giochi, nuovamente bocciata ieri da Confindustria.

Le proposte del Pdl – Intanto ieri il Pdl ha diffuso le proposte di copertura delle misure economiche consegnate al premier Enrico Letta. “Alle indiscrezioni del ministero dell’Economia e delle finanze sul quadro macroeconomico del nostro paese e sulla scarsità di risorse per realizzare i provvedimenti economici necessari per riportare l’Italia su un sentiero virtuoso di crescita, rispondiamo con la serieta’ delle coperture”, ha dichiarato Renato Brunetta. Sono “sette proposte che abbiamo consegnato ieri al presidente del Consiglio, Enrico Letta, per un totale di 10,5 miliardi”, ha spiegato. Queste le proposte: rivalutazione nel 2013 dei cespiti strumentali delle imprese: le società aumentano i propri asset rilevanti ai fini della concessione del credito bancario e sulla plusvalenza realizzata versano un’imposta allo Stato (gettito: 1 miliardo); anticipazione al 2013 del versamento di accise dovute dalle imprese a gennaio 2014 (gettito: 1,5 miliardi); rinvio spese di investimento programmate per il 2013 (gettito: 1 miliardo); vendita di immobili una tantum (gettito: 1 miliardo, anticipato da Cassa Depositi e Prestiti); vendita di partecipazioni azionarie (gettito: 1 miliardo, anticipato da Cassa Depositi e Prestiti);rivalutazione delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia: l’attuale valore del capitale sociale della nostra banca centrale e’ di 156.000 euro (300.000.000 di lire). Può essere portato a 25 miliardi. Applicando sulle plusvalenze un’aliquota del 16% (sulla scorta di quanto previsto dall’articolo 23 del D.L. 98/2011), si avrebbe un maggior gettito one-off di circa 4 miliardi, già disponibili nel 2013 grazie agli anticipi da parte delle banche; saldo pagamenti debiti delle P.A.: anticipo al 2013 non solo dei 7 miliardi già inclusi nel decreto Imu, ma di almeno 10 miliardi dei 20 inizialmente previsti per il 2014 (differenza di gettito da utilizzare come copertura: 1 miliardo). “Come già detto, il dossier delle coperture è stato consegnato ieri al presidente Letta. Siamo pronti a verificarle in cabina di regia con il ministro dell’Economia e delle finanze, Fabrizio Saccomanni”, ha concluso Brunetta.

Il possibile passaggio di Maurizio Crozza da La7 alla Rai diventa un caso politico. Soprattutto perché ci sono in ballo soldi pubblici. Il presidente dei deputati del Popolo della libertà, Renato Brunetta, ha presentato un’interrogazione al presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, Roberto Fico, per sapere se corrispondono a verità le indiscrezioni stampa di una trattativa tra la Rai e il comico Maurizio Crozza. 

Il capogruppo del Pdl alla Camera, peraltro uno dei tanti bersagli delle imitazioni di Crozza,  chiede in particolare  se corrispondono al vero le notizie che parlano di un contratto della durata di due anni e di un compenso compreso tra i 4 e i 5 milioni di euro. Insomma, Brunetta vuole fare chiarezza su come si utilizzano i soldi pubblici, lui che contro la faziosità della Rai ha intrapreso una vera e propria battaglia fondando l’osservatorio www.raiwatch.it, «un nuovo strumento interattivo, aperto a tutti i cittadini, per il monitoraggio e la valutazione dei programmi e dei telegiornali della Rai in termini di pluralismo». Ed evidentemente un comico come Crozza, per Brunetta, può essere più «pericoloso» politicamente dei vari tg e format d’informazione.  Che comunque sono finiti nel mirino dell’esponente pdl: in particolare In mezz’ora di Lucia Annunziata e Che tempo che fa di Fabio Fazio. E anche  Ballarò di Giovanni Floris: su quest’ultimo Brunetta ha presentato un esposto in cui ha contato il numero degli ospiti, tra giornalisti, politici e intellettuali, cifre che dimostrerebbero lo sbilanciamento a sinistra del programma.

Quanto a Crozza, l’indiscrezione del passaggio del comico genovese a Viale Mazzini lanciata dal sempre beneinformato Dagospia per il momento non ha trovato conferma ufficiale. Di sicuro La7 di Urbano Cairo, tra addii (da Lerner a Nuzzi) e nuovi acquisti (Sottile, Paragone, Rita Dalla Chiesa e Miss Italia) sta decisamente cambiando pelle in direzione pop. Ad agosto si parlava di un Crozza pronto a lasciare La7 per via dell’alto costo del suo show. Secondo Dagospia l’accordo è praticamente fatto; ma il direttore di Raiuno Giancarlo Leone con un tweet ha smentito. La notizia di un prossimo approdo di Maurizio Crozza in Rai, ovvero di un suo addio a La7, riemerge periodicamente negli ultimi mesi. Interpellato sull’argomento, il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, aveva spiegato:  «Non abbiamo firmato nessun accordo». Mentre Urbano Cairo ha spiegato: «Lui (Crozza, ndr) farà con noi il programma in autunno, da ottobre. E poi stiamo ragionando con il suo agente Beppe Caschetto. Per ora non c’è nulla di deciso in nessuna direzione».

Resta invece l’interesse della Rai per Crozza, espresso più volte e a più livelli. Insieme, Raiuno e il comico, avevano fatto l’ultimo Sanremo. Uno dei momenti più difficili nella carriera dell’attore: fischiato dal pubblico durante l’imitazione di Silvio Berlusconi, Crozza ha quasi interrotto la performance per l’imbarazzo. È stato necessario l’intervento del conduttore Fabio Fazio per placare gli animi e rimettere a proprio agio Crozza. Ci riuscì, ma con fatica.

di Alessandra Menzani

Chi condivide la sensazione che a livello tecnologico e non solo, l’audio sia figlio di un dio minore rispetto al video, troverà in questo post qualche spunto di riflessione e di approfondimento. In molte case sono ormai presenti uno o più mega schermi, eppure ad una diffusione capillare di pannelli lcd e plasma non corrisponde una presenza altrettanto significativa di impianti per la corretta riproduzione dell’audio (Dolby o Dts 5.1 o stereo). Certamente viviamo nella società dell’immagine, ma l’udito è forse un senso meno determinante della vista ai fini del coinvolgimento emotivo? Un dubbio che potrebbe essere alimentato anche da una ulteriore domanda: la ricerca tecnologica ha davvero investito in questo settore meno che in altri campi della tecnologia? Pur limitandosi per brevità al solo ambito dell’intrattenimento audiovisivo, è possibile escludere entrambe le cose con relativa  tranquillità.

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