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Lei era quella che attribuì il disastro causato dall’alluvione del 4 novembre 2011 nella città di Genova alle vittime e alla Protezione Civile. Farfugliando che i soccorsi “erano stati intempestivi” e che le persone “non si sarebbero dovute avvicinare a luoghi pericolosi vista la situazione”. L’allora sindaco di Genova, Cara Vincenzi, non pare però avere rimorsi. Tanto che sarò tra poco nelle librerie un volume scritto dalla medesima, sugli “itinerari pop di Genova”. 

Il libro – Percorsi interessanti, itinerari turistici alla scoperta della città, quella stessa in balia delle calamità per le quali la Vincenzi era stata indagata per danno colposo e omicidio colposo. Forse tra le “vie interessanti” non è compreso il Rio Foreggiano, via nella quale persero la vita 6 persone, tra cui due bambine di 1 e 8 anni a causa dell’inondazione. Eppure lei quella tragedia dovrebbe ricordarsela bene. Secondo l’inchiesta aperta a seguito dei fatti, la Vincenzi non solo avrebbe contribuito a falsificare il documento sui fatti del 4 novembre cambiando gli orari di esondazione del fiume – come riportato su lintraprendente.it – ma avrebbe anche mentito sulla sua stessa presenza nel centro operativo dal quale la situazione avrebbe dovuto essere monitorata: la martaVincenzi, infatti, era al Matitone – questo il nome del centro operativo – già dalla mattina e aveva visto in prima persona crescere il fiume, e quindi avrebbe avuto tutto il tempo per intervenire ed evitare la strage. Il libro, che si chiama “Guida alla Genova pop”  e sarà pubblicato dalla casa editrice De Ferrari, sarà presto in vendita.

Nuova sfida degli “amici” turchi ai vicini di casa greci. Sono sempre più insistenti le voci che vogliono il primo ministro Recep Tayyip Erdogan intenzionato a trasformare la cattedrale di Santa Sofia in moschea. L’indiscrezione è rafforzata da due fatti: la notizia che già due templi dedicati a Santa Sofia, a Nicea (Iznik), sede del primo concilio ecumenico, e a Trabzon, sono stati recentemente convertiti da musei in moschee; e la campagna di stampa partita dalla rivista Skylife, molto diffusa nel paese e distribuita gratuitamente sugli aerei della compagnia di bandiera Turkish Airlines. In cui in un lungo articolo vergato in doppia lingua (turca e inglese) si dà conto di tale progetto, con la copertina dedicata alla cattedrale di Santa Sofia su cui troneggia il titolo: “La Moschea dei Sultani”. Non proprio un ramoscello di ulivo nei confronti dei vicini ellenici. Nel 1453 a seguito della caduta di Costantinopoli tutti gli edifici adibiti a culto religioso vennero tramutati in moschee, ma nel 1923 in concomitanza con la nascita della Repubblica Turca i monumenti maggiormente significativi furono trasformati in musei. Se le voci fossero confermate sarebbero un ulteriore segnale di quale direzione abbia preso, ormai da tempo, la politica di Erdogan ovvero il tentativo di polarizzare la società turca, impregnandola di quel passato ottomano anche per celare i venti di crisi che cominciano a farsi sentire. Per dirne una, la lira turca accusa un crollo nei confronti dell’euro e i riverberi di Gezi Park non sono del tutto sopiti.

“Ho detto solo una banalità, cioè che il senatore Silvio Berlusconi, come qualsiasi altro parlamentare, ha il diritto di difendersi davanti alla Giunta. E questo diritto   comporta per la Giunta il dovere di ascoltare e non di annunciare la decisione definitiva prima di aver ascoltato il parere della persona in questione. Ho detto questo, poi qualcuno ha parlato di proposta Violante e lodo Violante ma sono cose che non sono mai esistite”. E’ amareggiato Luciano Violante, intervistato dal direttore di Libero Maurizio Belpietro a La telefonata su Canale 5.

Violante a La telefonata di Belpietro

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“Dubbio costituzionalità” – L’esponente Pd, criticatissimo dal suo partito per i giudizi sul caso decadenza, ribadisce: “Ho l’impressione che la questione su cui bisogna discutere è una sola: non ci sono tre pregiudiziali, la pregiudiziale è una. E cioè se la Giunta è legittimata a sollevare eccezioni di costituzionalità o a ricorrere alla Corte di giustizia di Lussemburgo. Dico questo perché la Corte Costituzionale ha detto in più occasioni che la Giunta funziona come un organo giurisdizionale e quindi può sollevare eccezioni e devo dire che anche il Pd nel luglio del 2009 sostenne questa tesi e il Pdl sostenne  il contrario, ora spero il Partito democratico tenga ferma questa posizione, ma questo dipenderà dai colleghi della Giunta”.

“Dal Pdl ricatto inaccettabile” – “In questi momenti – avverte Violante da Belpietro – chi deve decidere su cose così delicate non deve essere strattonato da una parte o dall’altra. E’ giusto che siano garantiti fino in fondo i diritti di difesa a Berlusconi, perché è importante che tutto avvenga nel pieno delle regole e garantendo i diritti di tutti. Questo vuol dire che la legge è uguale per tutti e che la Costituzione si applica a tutti. Dal Pdl arriva una forma di ricatto inaccettabile”.

 

Il respiro che diventa sempre più corto e si fa a tratti sibilante, quella tosse che non ti abbandona mai, giorno dopo giorno, una morsa che si stringe sempre più intorno al torace. Sono alcuni dei sintomi che descrivono la broncopneumopatia cronica ostruttiva (o BPCO) una malattia tanto comune, quanto insidiosa e quindi alla fine mal diagnosticata o solo tardivamente.  A soffrire di questa condizione, sono circa 210 milioni di persone nel mondo e gli esperti prevedono che entro il 2020, rappresenterà la terza causa di morte. Nel nostro Paese, la BPCO colpisce circa 4 milioni di persone (il 5-6% della popolazione) e causa 18 mila decessi l’anno. Ma i dati ufficiali rappresentano solo la punta dell’iceberg perché questa è una patologia largamente sotto-diagnosticata. Per capirne meglio le proporzioni, ai primi sintomi bisognerebbe rivolgersi al medico e possibilmente essere indirizzati ad uno pneumologo dove effettuare i test (la spirometria) per confermare la diagnosi. Cosa che succede di rado, perché chi soffre di questa condizione tende invece ad adeguarsi ad essa, muovendosi sempre di meno per non entrare in affanno e riducendo le attività della vita quotidiana. E ci sono anche quelli che, pur accorgendosi del problema, non vanno dal medico per paura di sentirsi dire di smettere di fumare.  “L’entità dei sintomi della BPCO – spiega il professor Andrea Rossi, Direttore della Pneumologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e Presidente dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (nella foto) – dipende dallo stile di vita: se un soggetto è molto sedentario, non si accorge del problema, se non il giorno che si rompe l’ascensore. Fare una vita attiva, oltre a far bene alla salute, aiuta anche ad individuare prima i sintomi della malattia”.

Ma il problema della BPCO non si limita al suo riconoscimento tardivo. “Il 60 per cento dei pazienti con BPCO di grado moderato – prosegue il professor Rossi – sono in terapia con steroidi inalatori, farmaci nati per l’asma e molto efficaci per questa condizione. Ma non per la BPCO, tranne che negli stadi più avanzati e comunque solo dopo il fallimento dei broncodilatatori”. La BPCO è infatti una malattia caratterizzata da una ‘senescenza’ accelerata delle vie aeree, non è una malattia ‘infiammatoria’ delle vie aeree, come è appunto l’asma. L’equivoco di considerare queste due forme simili dal punto di vista dei meccanismi causali, ha portato a questa confusione nella terapia, a questo abuso di cortisonici per via inalatoria nella BPCO. E questo, oltre a non portare alcun beneficio sui sintomi, può esporre i pazienti ad una serie di effetti indesiderati, quali un aumentato rischio di polmoniti, di osteoporosi e di diabete. “E’ un effetto-pigrizia da parte dei medici questo di trasporre la terapia usata per l’asma anche per la BPCO – prosegue il professor Rossi – per questo è così importante fare formazione e informazione”.

Nella stragrande maggioranza dei casi la BPCO è causata dal fumo di sigaretta (solo nel 15-20% dei casi è imputabile a inquinamento ambientale o ad esposizione professionale); la malattia inizia intorno ai 45 anni, ma spesso viene diagnosticata dopo i 60 anni, quando i sintomi si fanno importanti. Le vie aeree mostrano una senescenza accelerata e i piccoli bronchi si ‘afflosciano’ intrappolando l’aria all’interno del polmone. “Per questo – spiega il professor Rossi – la terapia più efficace per questa condizione è rappresentata dai farmaci broncodilatatori che riaprendo le vie aeree, permettono all’aria intrappolata di uscire dai polmoni che vengono così letteralmente ‘sgonfiati’”.  Tra i nuovi farmaci di prossimo arrivo sul mercato, grande interesse sta suscitando il QVA149, un’associazione tra due broncodilatatori (indacaterolo e glicopirronio) a diverso meccanismo d’azione (il primo è un agonista dei recettori beta-2 adrenergici a lunga durata d’azione o LABA, l’altro un antagonista muscarinico a lunga durata d’azione o LAMA) ma ad uguale durata d’azione, fatto che permette di somministrarla per via inalatoria una sola volta al giorno. “Il due farmaci – spiega il professor Rossi – sono efficaci sia a livello delle vie aeree superiori che di quelle più periferiche e il vantaggio di poter dare in mono-somministrazione giornaliera le due classi di farmaci più efficaci per il trattamento della BPCO è evidente”.  Il QVA149 è stato oggetto di studio nel programma di sperimentazione clinica di fase III IGNITE (che a sua volta comprende 11 studi condotti o in fase di svolgimento in 52 Paesi per un totale di 10.000 pazienti). Il farmaco ha di recente ricevuto il parere positivo del Committee for the Human use of Medicinal Products (CHMP) dell’EMA come trattamento broncodilatatore di mantenimento per alleviare i sintomi della BPCO. (STEFANIA BELLI)

Mi è del tutto incompensibile il silenzio delle forze politiche in merito all’attività referendaria lanciata dal partito radicale. La scelta è variegata e, ammesso che non si debba condividere tutta la proposta radicale, credo che alcuni dei temi trattati siano di interesse strategico per rendere questo Paese un poco più moderno rispetto al passato.

So bene che alcuni argomenti rappresentano materia spinosa: i quesiti sulla giustizia, ad esempio, per me condivisibili, sono alieni da una cultura e da una sensibilità che nella Magistratura rinviene l’ultima roccaforte ad una decadenza morale senza speranza.

“Internet non è un nuovo media ma il punto di svolta di un cambiamento sociale”, ha detto Gianroberto Casaleggio al forum Ambrosetti di Cernobbio, sostenendo che negli Stati Uniti internet ha già “superato la tv” perché l’americano medio passa cinque ore al giorno sulla Rete e quattro e mezza davanti al televisore. La sua conclusione, in estrema sintesi, è che le organizzazioni politiche “piramidali” hanno fatto il loro tempo e che la democrazia elettronica è alle porte. Ma è davvero così?

La giunta per le Immunità del Senato si è riunita, ma potrebbe già essere rinviata. All’ordine del giorno il caso della decadenza di Silvio Berlusconi dal mandato di parlamentare in seguito alla sentenza definitiva di condanna per il caso Mediaset: 4 anni per frode fiscale. Ma il senatore Pdl Andrea Augello – che ha il ruolo di relatore sul caso del Cavaliere – ha subito presentato la proposta di rimandare la seduta per via di tre questioni pregiudiziali: l’ipotesi di un ricorso alla Consulta, il rinvio alla Corte europea di giustizia del Lussemburgo e la questione dell’interpretazione del merito della legge Severino. È probabile che su queste tre pregiudiziali si possa arrivare al voto entro oggi, ma per il momento se ne sta discutendo. Il risultato è comunque che i tempi si allungano. Solo successivamente si procederà all’esposizione della relazione. “Notizie dalla Giunta per le elezioni – si legge sulla pagina facebook del gruppo M5S al Senato – Il relatore Augello (Pdl) si rifiuta di presentare conclusioni e avanza solo questioni pregiudiziali ex articolo 93 del regolamento del Senato. Vuole solo perdere tempo”. E intanto l’Ansa viene a sapere che la prima valutazione sull’ammissibilità del ricorso presentato da Berlusconi alla Corte europea dei diritti dell’uomo “potrà arrivare non prima di tre-quattro mesi”. La Corte europea di giustizia del Lussemburgo – citata da Augello – e la Corte europea dei diritti dell’uomo sono due cose diverse, ma se si decidesse di attendere anche questo giudizio (circostanza al momento poco probabile) i tempi si allungherebbero ulteriormente. 

Sembra la trama di una soap-opera, la storia di Belen Rodriguez e Stefano De Martino. I due promessi sposi, sembrano destinati a dover rimandare le nozze: dopo don Roberto Cavazzana, anche don Marco Pozza (soprannominato don Spritz) si rifiuta di celebrare le nozze. Il motivo più o meno lo stesso. Troppa pubblicità, troppo gossip e “clamore attorno a un evento che non è una carnevalata”, avrebbero detto i due sacerdoti. 

“Non ho mai dato per certo la mia presenza – ha detto don Pozza – ma ho semplicemente dato la mia disponibilità all’amico parroco don Cavazzana, che ha seguito il loro cammino di preparazione, a celebrare questa cerimonia al posto suo”. “La mia presenza – continua il sacerdote – era legata a una semplice condizione: poter incontrare i due fidanzati personalmente prima del giorno del loro matrimonio. Tale richiesta, fatta giovedì, ha ottenuto soltanto rimandi. Sono venute dunque a mancare le condizioni per fare in modo che un sacramento non venga triturato dal gossip”. Inoltre, don Spritz, avrebbe voluto dare una lezione di stile. “Per stile intendo un modo di vivere il sacerdozio che sia all’altezza di una scelta fatta per amore nove anni fa”. Nessun rimorso, nessuna remora, e fa anche gli auguri a Belen e Stefano: “Spero che gli sposi abbiano una vita all’altezza dei loro sogni. A tutti i giovani che guardano a loro come dei modelli auguro di essere sempre protagonisti della loro esistenza”.  Ma il matrimonio previsto per il 20 settembre prossimo, pare si farà comunque. I due sposini avrebbero già trovato il terzo sostituto. Speriamo che questa volta sia quella buona.

Le Olimpiadi del 2020 si terranno a Tokyo. E quelle del 2024? L’Italia è in corsa. Ad ufficializzare la candidatura è stato il premier Enrico Letta: “Quanto è successo ieri a Buenos Aires mi fa pensare che nell’agenda 2024 l’Italia possa candidarsi alle Olimpiadi. L’Italia è un Paese grandioso ma se abbiamo delle scadenze – ha aggiunto – ci impegniamo meglio. È un tema – ha concluso – su cui lavorerò”. La macchina, a parole, si è messa in moto. Grande entusiasmo a Roma dove Ignazio Marino parla già di una candidatura capitolina: “Ci sono le condizioni per candidare Roma ad ospitare i Giochi – dice – poiché la città possiede i requisiti necessari. Chiederò presto un incontro al premier Letta e al Presidente del Coni Giovanni Malagò, che ho già chiamato al telefono a Buenos Aires”. 

Olimpiadi in bici – Già Roma ha proprio i requisiti necessari. A Marino non basta la bocciatura di Monti che già nel 2012 aveva detto giustamente “no” a qualunque ipotesi di giochi olimpici in Italia. Troppo costosi. Il sindaco ciclista invece vuole mettere le mani sui giochi del 2024. Certo, con sole due linee metropolitane, la A e la B, con bus che hanno tempi di attesa bibblici e con una stazione come quella di Roma Termini che è un caos a cielo aperto, Roma sembra proprio essere la candidata più adatta per i giochi del 2024. Ma le parole di Letta hanno risvegliato anche l’orgoglio di Milano e soprattutto della giunta regionale della Lombardia. “Anche Milano può avere le sue carte per candidarsi alle Olimpiadi del 2024”. Ad affermarlo è Antonio Rossi, campione olimpico della canoa e ora assessore allo sport della Regione Lombardia. “Da sportivo sono felice per le parole del premier Letta – dice Rossi – Non voglio accendere diatribe con Roma. Ma Milano ha le strutture dell’Expo: con la costruzione di uno stadio e una piscina nella zona, dopo il 2016, avrebbe ancora più chance. Ne parlavamo con il presidente Maroni”.

No a Milano –  E così scatta il derby. Ma anche Milano ha i suoi problemi. Gli impianti idonei non sono tanti. Lo stadio di San Siro, non è collegato alla città. Per andare allo stadio bisogna fermarsi con la metro a piazzale Lotto. Da lì poi bisogna prendere una minuscolo bus-navetta che trasporta migliaia di tifosi fin sotto l’impianto. Non proprio il massimo per una città che vuole mettere le mani sui giochi del 2024.Poi c’è l’Arena, ma per renderla idonea per un’Olimpiade bisognerebbe abatterla e ricostruirla da zero. Insomma tra Roma e Milano è scontro. Ma nessuna delle due città è idonea per i giochi. Monti l’aveva capito. Letta no. (I.S.)

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