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Con dieci nuove diagnosi d’infezione da HIV al giorno – soprattutto attribuibili a rapporti sessuali non protetti – l’HIV continua ad essere un grave problema di salute pubblica e la gestione delle persone che convivono con questa malattia richiede competenze altamente specializzate. In Italia la mortalità è la più bassa al mondo, ma il numero dei casi non diminuisce: a oggi circa 4.000 le nuove diagnosi l’anno, spesso tardive con un aumento delle persone inconsapevoli di aver contratto il virus. Le raccomandazioni internazionali consigliano l’inizio precoce del trattamento per migliorare il successo del lungo “viaggio” della persona con HIV e, dunque, l’esecuzione dei test a tutti coloro che hanno rapporti sessuali non protetti. In occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS, SIMIT presenta due nuovi progetti, sostenuti da AbbVie, per migliorare la qualità dell’assistenza e ottimizzare le risorse disponibili. “Come società scientifica ci siamo proposti due progetti per l’assistenza ai pazienti, anche con un focus al femminile”, afferma il professor Massimo Andreoni, Primario di Malattie Infettive al Policlinico Universitario Tor Vergata di Roma e Presidente SIMIT. L’infezione da HIV è sempre più importante per le donne: secondo il Centro Operativo AIDS (COA), in Italia sono circa 35.000 le donne con HIV e la loro malattia è per molti aspetti più complessa rispetto a quella degli uomini. “HIV Patient’s Journey” e “WIN, Women Infectivology Network” sono i progetti di SIMIT che rispondono all’approccio “illness” per l’ottimizzazione delle cure e dell’assistenza della persona. “HIV Patient’s Journey”, sviluppato da un team multidisciplinare coordinato da SIMIT, è la mappatura del percorso assistenziale vissuto dalla persona HIV+, dall’ingresso nella struttura di cura alla gestione “ottimale” della patologia. WIN, Women Infectivology Network, è il nuovo Gruppo di Lavoro promosso da SIMIT, che intende affrontare le tematiche relative alle infezioni nelle donne, con particolare attenzione ad HIV, epatiti virali, infezioni batteriche, infezione e patologia da HPV.

Il progetto ‘Patient’s Journey’. Caratterizzato da una forte componente interdisciplinare, quanto coinvolge le persone con HIV, infettivologi, farmacisti e infermieri “nella verifica del processo assistenziale e nella proposta di un modello di cura centrato sui bisogni specifici delle persone, considerando anche il loro vissuto fuori dall’ospedale e gli aspetti emozionali”, afferma il professor Adriano Lazzarin, Direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Irccss Ospedale San Raffele di Milano. Nell’ambito dell’infezione da HIV, il target femminile è un aspetto sul quale SIMIT intende focalizzarsi anche in considerazione del fatto che l’HIV è la principale causa di morte tra le donne in età fertile in tutto il mondo. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, su un totale di 3.853 nuove diagnosi di infezione da HIV nel 2012 in Italia, il 21% è rappresentato da donne, in particolare in età fertile, tra i 15 e i 49 anni.

‘WIN, Women Infectivology Network’.
E’ una task force di 11 infettivologhe, coordinata dalla professoressa Antonella d’Arminio Monforte direttore della Clinica Malattie Infettive, Polo Universitario San Paolo, Università di Milano e dalla dottoressa Adriana Ammassari dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani”, Roma, affiancate da altre colleghe in rappresentanza dei principali Centri universitari e ospedalieri di Malattie Infettive italiani. Ognuna di loro possiede specifiche competenze al fine di sviluppare progetti di ricerca, educazionali, di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ma anche per costruire insieme un network integrato di prevenzione e assistenza per la donna, che tenga conto non solo delle differenze di sesso, ma anche delle differenze di genere e delle specificità della donna in tutte le fasi della vita: età fertile, maternità, menopausa e invecchiamento.

“Le donne sieropositive – afferma  la prof.ssa Antonella D’Arminio Monforte – incontrano ancora difficoltà nella scelta di anticoncezionali che spesso interferiscono con i farmaci antiretrovirali, tanto che si registra un maggior ricorso all’aborto volontario, oppure che quasi la metà delle donne in età fertile non vuole avere un figlio per paura di infettarlo quando il rischio di trasmissione oggi è inferiore all’1%”. Negli ultimi 10 anni si sono osservati alcuni cambiamenti nelle dinamiche delle infezioni da HIV: aumento delle infezioni acquisite attraverso rapporti sessuali non protetti (soprattutto le  donne contraggono l’infezione prevalentemente per via eterosessuale e nella maggior parte dei casi vengono infettate da partner stabili), diagnosi sempre più tardive e aumento delle persone inconsapevoli di aver contratto il virus. Il grande successo della scienza ha permesso il controllo del virus nella maggior parte delle persone in cura presso i centri specializzati del territorio. “La sfida futura è di sviluppare strategie di ottimizzazione della gestione della persona per un periodo di tempo che, nella maggior parte dei casi, dura una vita, conclude il prof. Massimo Andreoni. “Mentre un problema ancora non risolto è quello della diagnosi tardiva che è dovuta al cosiddetto sommerso, rappresentato da soggetti inconsapevoli del proprio stato d’infezione, che ritardano o non eseguono il test. È quindi importante sensibilizzare l’opinione pubblica sulla diagnosi precoce per evitare di incorrere in gravi danni immunologici”. (MARIANNA MASCIANDARO)


pubblicato da Libero Quotidiano

AIDS: combattere lo stigma ed eseguire i test dell’HIV

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