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Roma, 26 nov. – (Adnkronos) – “Un aumento del 79% delle malattie polmonari cronico-distruttive, +78% di infezioni acute dell’apparato respiratorio nei bambini e +30% di malattie dell’apparato respiratorio in generale: tutti dati relativi all’area della Valle del Sacco e da ricollegare alla presenza degli inceneritori di Colleferro”. Così Francesca Litta, portavoce delle Condotte Slow Food – Territori del Cesanese e Colleferro, riassume all’Adnkronos i dati contenuti nell’ultimo rapporto Eras, lo studio realizzato dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Arpa) e dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale della regione Lazio.

Un territorio su cui l’industria bellica, chimica e gli impianti di trattamento rifiuti hanno lasciato il segno e continuano a destare la preoccupazione, tanto per la salute di chi abita i comuni lungo le sponde del fiume Sacco, quanto per l’economia di un territorio “che prima dell’arrivo dell’industria era a vocazione prevalentemente agricola e che oggi è messo in ginocchio dall’inquinamento – spiega la Litta – sia per i comuni che rientrano nella provincia di Roma, interessati dall’inquinamento chimico, sia per quelli della provincia di Frosinone che, non interessati dall’inquinamento, fanno comunque le spese della ‘cattiva reputazione’ dell’area, perché associati all’inquinamento”, spiega Litta.

Un territorio, sottolinea, ancora in attesa di bonifica, ma per il quale potrebbe arrivare il primo passo di risanamento e riqualificazione grazie ai progetti presentati in occasione dell’iniziativa organizzata dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco e dall’Associazione Culturale Gruppo Logos e che si chiude dopo le tre giornate di lavoro che hanno chiamato a raccolta a Colleferro molti dei comitati ambientalisti dei siti di interesse nazionale.

La riqualificazione, spiega la portavoce di Slow Food, deve ripartire proprio “dall’agricoltura di sostegno, quella cioè non destinata all’alimentazione, pensando a colture destinate alla produzione energetica oppure, per esempio, di mais utilizzato per realizzare il Mater-bi. Poi – specifica – bisogna definire quali sono le aree inquinate e capire come bonificare con sistemi non invasivi, cioè senza costruire altre fabbriche o utilizzare altro cemento”.

Slow Food fa la sua parte attraverso la Condotta del Cesanese, un’area di produzione che interessa sia la provincia di Roma che quella di Frosinone, “fortemente interessata al recupero dell’agricoltura per la presenza di questo importante vitigno e perché qui c’è ancora tanto territorio ancora non inquinato e un paesaggio bellissimo da rivalutare. Nei prossimi mesi – annuncia – presenteremo anche la comunità dei piccoli produttori di legumi degli Altipiani di Arcinazzo”.

E si pensa anche agli allevatori e, in particolare, ai produttori di latte, “vittime della speculazione dei grandi gruppi che acquistano il loro latte sottocosto. Per loro – conclude – vogliamo trovare sbocchi commerciali diversi, come la vendita diretta”.


pubblicato da Libero Quotidiano

Allarme nella Valle del Sacco, Slow Food chiede riqualificazione dell'area

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