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“Ecco, mancava una bella intercettazione telefonica tra Massimo Ciancimino e Sandra Amurri: provvediamo subito. Anzi, a dirla tutta avrebbero già provveduto i blogger Enrico Tagliaferro e Antonella Serafini, ma il paradosso è che per la grande informazione è come se non esistessero. Provvediamo anche a questo, dunque torniamo ai protagonisti. Massimo Ciancimino non ha bisogno di presentazioni ma solo di un buon avvocato; l’altra, Sandra Amurri, è una cronista del Fatto Quotidiano che già ricordammo per la manipolazione di un verbale che la vide sanzionata con la «censura» dall’Ordine dei giornalisti: un passaggio di un’intercettazione, in cui un mafioso diceva «da lì», lei lo trasformò in «D’Alì», cognome di un senatore siciliano. Ma Sandra Amurri è anche altro: è la cronista – già candidata con Antonio Di Pietro – che tempo fa si scaraventò nell’inchiesta sulla «trattativa» perché testimoniò di aver origliato una sconcertante conversazione di Calogero Mannino alla pasticceria Giolitti di Roma. Cioè: secondo la Amurri, l’ex ministro Mannino si sarebbe messo a declarare ad alta voce, in mezzo al bar, che le cose che Ciancimino aveva detto su di lui erano tutte vere. Parola di una cronista già censurata per aver manipolato delle parole scritte: su quelle orali possiamo fidarci. Così come possiamo fidarci del suo interlocutore Ciancimino, già arrestato per aver contraffatto un «pizzino» manoscritto del padre e avervi trasposto il nome di un noto funzionario di Polizia. Insomma, un dialogo tra intenditori: del resto i due se la raccontarono e scrissero anche in vari festival del giornalismo e in località turistiche – coi vari Sandro Ruotolo e Francesco La Licata – nel periodo in cui il citato Ingroia definiva Ciancimino «quasi un’icona dell’antimafia». Questo l’ambiente. L’intercettazione che andiamo a presentare riguarda una conversazione perfettamente in linea con la caratura dei protagonisti, giacché verte su cose che non si sa neppure se esistano, anzi. Una per esempio è «il signor Franco», il presuntissimo uomo dei misteri siciliani, l’agente dei servizi che per 30 anni sarebbe stato l’ufficiale di collegamento fra la mafia e pezzi dello Stato: questo naturalmente secondo Ciancimino”. Filippo Facci racconta sul numero di Libero in edicola venerdì 2 novembre il retroscena del menage a trois tra lui, Travaglio, il direttore del Fatto; lei, la Amurri, cronista della stessa testata; e la “malafemmina”, Ciancimino, fino a poco tempo fa personaggio portato sul palmo della mano dai professionisti dell’antimafia. Sentite che dice il figlio dell’ex sindaco di Palermo: “Marco è fortunato che per la calunnia non c’è l’arresto, altrimenti… “.

 

Leggi l’articolo su Libero in edicola venerdì 2 novembre

 


pubblicato da Libero Quotidiano

Ciancimino disse ai cronisti: "Marco si meriterebbe l'ergastolo"

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