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Roma, 2 lug. – (Adnkronos) – Il settore energetico è in difficoltà e le previsioni non lasciano ben sperare. Nel 2013 la domanda energetica nazionale è destinata a scendere ancora e si stima possa raggiungere il -5,1%. A questo dato si aggiunge l’eccessivo costo dell’energia elettrica: la bolletta delle aziende italiane è più cara di un terzo rispetto agli altri Paesi europei. A tracciare il quadro all’Adnkronos è Nicola Tosto, presidente di Federmanager Roma, che insieme all’Aiee (Associazione italiana degli economisti dell’energia), ha realizzato lo studio ‘Vincoli allo sviluppo e alla competitività’ presentato oggi alla Facoltà di Ingegneria di Roma Tre.

In relazione alla domanda di energia il rapporto rileva che si passerà dai 184,2 milioni di Tep del 2011 ai 174,8 del 2013. Le principali problematiche energetiche che l’Italia si trova a dover affrontare sono due: sicurezza dell’approvvigionamento e compatibilità economica dello stesso. Secondo Tosto “occorre diversificare le fonti di approvvigionamento con il giusto mix mettendo da parte le ideologie”.

Il settore delle rinnovabili, ad esempio, “è da incentivare ma gli incentivi, così come costruiti, sono eccessivi e non hanno avuto ricadute significative sulla nostra economia. In Italia, purtroppo, viviamo troppo di slogan”. E intanto la bolletta è salata: l’aiuto allo sviluppo delle fonti rinnovabili ha ormai superato i 10 miliardi di euro all’anno. In generale lo studio Federmanager Roma-Aiee indica come dal 2000 al 2012 la fattura energetica sia passata da 37 a 64 miliardi di euro, con un’incidenza del 4,5% del Pil.

Parallelamente, l’onere per l’approvvigionamento dei soli prodotti petroliferi è salito da 18,6 a 34 miliardi di euro. In totale, l’incidenza della fattura energetica sul Pil è salita dal 2,4% al 4,5, con una crescita dell’87,5% in 12 anni. Purtroppo, spiega Tosto, “quando si deve battere cassa la prima fonte alla quale si ricorre è il costo dell’energia che aumenta in modo progressivo”. Attualmente “l’Italia paga il 30-35% della media degli altri paesi europei. Ed è un dato terrificante”. Uno contesto che si ‘sposa bene’ con “le 40 aziende che ogni giorno in Italia chiudono”.

In Italia incide pesantemente, rispetto alle altre realtà europee, l’elevato carico fiscale di accise e imposte che gravano sui prodotti petroliferi come, ad esempio, il gasolio per trazione (che viene consumato per oltre il 60% a fini di trasporto commerciale), con gravi danni per la competitività del settore rispetto ai trasportatori stranieri. In relazione alle problematiche del settore, Tosto sottolinea “l’eccessiva sovrapposizione di competenze mentre invece servirebbe un’unità del quadro normativo”. Basti pensare che “l’ultimo piano strategico sull’energia è di 25 anni fa”.

In questa direzione va sicuramente la Sen, la strategia energetica nazionale presentata dal governo Monti: “è un’ottima iniziativa ma rimasta senza seguito. Si deve riprendere e partire da lì”. Insomma, “facciamo una scelta e perseguiamola in tempi ragionevoli”. Secondo Federmanager Roma, dunque, bisogna: rimodulare la la fiscalità a carico soprattutto dei consumi energetici per usi produttivi (energia elettrica, gasolio per trazione); avviare un processo di razionalizzazione degli impianti di produzione in un’ottica di armonizzazione nella distribuzione fra energia elettrica da fonti rinnovabili ed energia elettrica da fonte termica e impostare una ulteriore, nuova diversificazione delle fonti energetiche e delle basi di approvvigionamento.


pubblicato da Libero Quotidiano

Domanda energetica nazionale in discesa nel 2013, stimato calo del 5,1%

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