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“Entro venti anni gli abitanti di numerosi comuni del Casertano rischiano di morire tutti di cancro”. Furono queste le parole che il pentito del clan dei Casalesi, Carmine Schiavone, profetizzò nel corso dell’audizione dell’ottobre del 1997 davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta su mafia e rifiuti tossici. Verbali che solo oggi, dopo la rimozione del segreto, sono diventati pubblici: “un segnale di trasparenza e attenzione da parte dell’ufficio di presidenza della Camera nei confronti delle popolazioni della Campania, colpite dal dramma dei rifiuti tossici”, come ha sottolineato Valeria Valente, Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati. 

La profezia – “Quel traffico veniva già attuato in precedenza. Gli abitanti del paese rischiano tutti di morire di cancro entro vent’anni; non credo infatti che si salveranno: gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita“, ribadiva Schiavone sedici anni fa, per poi spiegare: “C’erano camion che arrivavano dalla Germania, camion che trasportavano fanghi nucleari, che sono stati scaricati nelle discariche, sulle quali sono stati poi effettuati rilevamenti tramite elicotteri. Lì ci sono i bufali e non cresce più l’erba. C’erano rifiuti anche da Genova, Massa Carrara, La Spezia e Milano. Erano sostanze tossiche, come fanghi industriali, rifiuti di ogni tipo di lavorazione”. Il pentito del clan dei Casalesi raccontava anche degli affari milionari della cosca: “Con i soldi del traffico di rifiuti – diceva – si pagavano i mensili agli affiliati, le spese per i latitanti, gli avvocati, circa due miliardi e mezzo di lire al mese, comprese le spese extra. Per l’immondizia entravano nelle casse del clan dei Casalesi circa 600-700 milioni di lire al mese”.

Le ecomafie – Carmine Schiavone, durante l’audizione del ’97, ricostruiva la genesi dell’ecomafia del Casertano: “A cominciare furono mio cugino Sandokan e Francesco Bidognetti”. Poi, ecco spuntare Cerci e Chianese: “Il potere del clan crebbe anche perché gestivano il ciclo di smaltimento dei rifiuti”. “In tutti i 106 comuni della provincia di Caserta noi facevamo i sindaci, di qualunque colore fossero. C’è la prova. Io ad esempio avevo la zona di Villa Literno e sono stato io a far eleggere il sindaco. Prima era socialista e noi eravamo democristiani. A Frignano avevamo i comunisti. A noi non importava il colore ma solo i soldi, perché c’erano uscite di due miliardi e mezzo al mese”.

pubblicato da Libero Quotidiano

Ecomafia, la profezia del boss Schiavone: "Gli abitanti del Casertano moriranno di cancro"

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