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Non è bastato che rivendicassero il sequestro a nome delle “Brigate dei muhajeddin” e delle “falangi verdi”. Non sono bastati i video in cui minacciavano l’Italia. Nè i riferimenti all’attentato di Nassiriya. Dopo nove anni (nove anni!) di processo, i sequestratori e killer di Fabrizio Quattrocchi sono stati assolti dall’accusa di finalità terroristiche. E l’uccisione del contractor italiano, giustiziato in Iraq nel 2004 con un colpo alla nuca dopo aver detto “così muore un italiano” fu per i giudici della prima Corte d’assise un episodio di violenza comune. 

Per i due rapitori identificati (prima detenuti ad Abu Grahib, quindi indagati e processati a piede libero (sono nel loro Pese), il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 25 anni di reclusione per finalità terroristiche. Ma i giudici della prima Corte d’assise hanno espresso il dubbio che “quella pur grave azione delittuosa potesse avere una efficacia così destabilizzante da poter disarticolare la stessa struttura essenziale dello Stato democratico” e riferimenti ad Al Qaeda e a Nassiriya furono “semplici vanterie dirette ad accrescere il timore delle vittime”. Il pubblico ministero ha presentato ricorso. Per rendere giustizia a un italiano morto da eroe.


pubblicato da Libero Quotidiano

I giudici assolvono i killer di Quattrocchi

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