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Nella massa di notizie,  ieri, mi hanno colpito due frasi della enews di Matteo Renzi. Due passaggi coraggiosi e interessanti. Non solo perché vero (e le cose vere, di questi tempi, sono rare), ma perché a pronunciarle è uno dei massimi dirigenti del centrosinistra, probabile segretario del Pd e magari futuro candidato premier. Naturalmente di questi passaggi i giornali (quasi unanimamente) non hanno dato notizia. Perché non sono incasellabili. Non c’entrano con il congresso del Pd, con la decadenza di Berlusconi. Perché non c’entrano con l’immagine che in questo momento si vuole dare di Renzi, centravanti di un certo schieramento e nuovo idolo di un establishment che su certe materie ha le idee molto chiare. Soprattutto, perché sono politicamente scorrette. Contraddicono vistosamente il mainstream culturale.

Il primo passaggio riguarda la morte di Simone, il ragazzo di vent’anni, gay, che si è ucciso alcuni giorni fa a Roma.  Eccole:

<Il dolore per il suicidio di Simone ci impone di vincere una battaglia culturale: nessuna legge antiomofobia – pur buona e positiva – risolverà il problema educativo, lo sappiamo>.

Sono d’accordo con Renzi. C’è un drammatico problema educativo. E c’è una battaglia culturale che riguarda il rispetto assoluto, vorrei dire sacrale, di chi abbiamo davanti. Rispetto è molto più di tolleranza. Come dice l’etimologia (dal latino respicere: guardare attorno, guardare di nuovo) vuol dire fermarsi a un metro di distanza da chi hai davanti e affermarlo. Per quello che è. Nella sua unicità.

Nessuna legge può obbligare a questo rispetto. Nessuna norma penale poteva permettere a Simone e può permettere a tanti come lui di sentirsi accettati. E amati.

Ed ecco il secondo passaggio:

<Hanno cercato di fare polemica in queste ore per un’iniziativa del Comune di Firenze, doverosa e semplice: la possibilità per i genitori dei bimbi nati morti di seppellire i propri figli anziché – letteralmente – considerarli “rifiuti speciali”. Si è cercato addirittura di trasferire questo dibattito in un’occasione di polemica congressuale. Possiamo fare politica senza strumentalizzare il dolore di una madre, o di un padre, che perde un figlio prima che questi veda la luce? La vergogna, in questo caso, è tutta per qualche professionista dell’ideologia: non avrei mai immaginato che il livore contro di me arrivasse a questo punto>.

Di solito Renzi fa notizia. Buca il video, sa imporre i propri temi. Mi colpisce che questi due passaggi, invece, siano passati sotto silenzio. Eppure non sono scontati.  E, anzi, sono molto coraggiosi. E’ che non sono in linea, probabilmente, con le opinioni del grosso della base del Partito democratico. Ma, cosa ancora più importante, non lo sono con il pensiero dominante. Perciò, nella maggior parte dei media, è come se scattasse una sorta dicensura o autocensura: quello che non conferma l’opinione dominante o è contestato, ridicolizzato, banalizzato o è ignorato. Messo a tacere. Speriamo che Renzi continui, invece, a parlare.




pubblicato da Libero Quotidiano

Il Renzi scomodo

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