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La Corte Costuzionale dà ragione al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e accoglie il ricorso del Quirinale sul caso delle telefonate intercettate dalla Procura di Palermo di Antonio Ingroia che sta indagando sulla trattativa tra Stato e mafia a inizio degli Anni 90. Non spettava alla Procura valutare la rilevanza della documentazione relativa a quelle intercettazioni telefoniche, che coinvolgevano il presidente Napolitano e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, indagato. In altre parole, come impone la Costituzione, i pm avrebbero dovuto distruggere le intercettazioni non appena appurata la presenza a un capo del telefono del presidente della Repubblica. Per la precisione, come spiega la Consulta nella motivazione dell’accoglimento del conflitto di attribuzione tra poteri sollevato dal Colle contro i magistrati siciliani, non spettava ai pm di Palermo “omettere di chiedere al giudice l’immediata distruzione” di tali intercettazioni, “ai sensi dell’articolo 271, terzo comma, cpp e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti”.


pubblicato da Libero Quotidiano

Intercettazioni, Consulta accoglie il ricorso del Quirinale

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