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di Maurizio Belpietro

C’è uno schema che dentro il Pdl è diventato più importante di un programma. La prima volta che l’ho visto lo aveva tra le mani Angelino Alfano: due linee incrociate su un foglio, con annotate di fianco alcune parole. Martedì sera lo ha poi lasciato in un ristorante di Montecatini lo stesso Silvio Berlusconi, il quale lo ha personalmente disegnato su un tovagliolo del locale in cui ha cenato. È probabile che nei prossimi giorni lo si ritrovi anche altrove, magari sulle scrivanie dei colonnelli del Popolo della libertà, ai quali verrà affidato come se fosse una bussola, affinché si orientino meglio. Ma che cosa rappresenta il misterioso schema? Facile rispondere: si tratta delle  linee guida della prossima campagna elettorale, che secondo i vertici del centrodestra si dovrà muovere su quelle direttrici. In pratica, è il disegno di un piano cartesiano, con l’asse delle ascisse e quello delle ordinate. Il primo corrisponde al pulito e allo sporco, mentre lungo l’asse delle seconde si muovono il nuovo e il vecchio. Sono queste secondo i capi del Pdl le parole chiave con cui si conquisteranno  gli elettori. Chi si presenta come vecchio perde e chi non ha un’immagine pulita è morto e sepolto. Non so chi per primo abbia disegnato lo schema, se Alfano o Berlusconi. Però pare che sia l’uno che l’altro abbiano ben chiare le parole con cui dovranno convincere gli italiani.

A qualche lettore forse tutto ciò potrà sembrare un gioco o magari una perdita di tempo. Sta di fatto che con questo trucchetto un tipo come Matteo Renzi, che fino a prima sembrava un ragazzo dell’oratorio, ha fatto fuori due vecchie lenze ex comuniste come D’Alema e Veltroni, i quali sono stati rottamati proprio perché sono apparsi troppo vecchi. E non in senso anagrafico, ma vecchi perché da tempo sulla scena. In Sicilia uno come Grillo, che pure giovane non è, ha vinto presentandosi come nuovo e con le mani pulite, lontano da ogni scandalo politico e senza compromissione alcuna, non essendo paragonabile a nessuno degli attori consumati che da anni recitano nel teatrino della politica. Il comico ha soddisfatto entrambi i requisiti richiesti dagli elettori, i quali al momento appaiono poco interessati a sapere se tra una battuta e l’altra egli sappia anche governare. Non è tanto come guiderà il Paese che interessa, ma piuttosto che lo guidi senza avere le mani lerce e senza alcuna responsabilità con il passato. 

Tutto ciò forse potrà apparire un po’ limitato, se non addirittura pericoloso per il Paese: un conto è amministrare un comune come Parma, o essere il primo partito in Sicilia, e un altro è far funzionare una nazione di 60 milioni di italiani. Vero, ma questo è ciò che richiede al momento il mercato della politica. E, dopo gli scandali Fiorito e Zambetti, forse non a torto. Risultato: Angelino Alfano e Silvio Berlusconi provano ad attrezzarsi, orientando il timone per cogliere il vento del cambiamento, evitando di esserne travolti e mandati a fondo. Basterà lo schemino a salvarli e a salvare il partito dei moderati? Personalmente nutro qualche dubbio, perché per presentarsi come nuovi e privi di ombre nel Popolo della libertà c’è da lavorare parecchio, usando senza risparmio la ramazza. Nel Pdl, oltre ad alcuni vecchi arnesi che risalgono al periodo neolitico della Prima Repubblica, ci sono anche qualche canaglia e un certo numero di dirigenti da troppo tempo chiacchierati. Lucidare le insegne per farle sembrare nuove o pulire le vetrine per fare apparire lindo il negozio dunque non può bastare: se si vuole dare un’immagine nuova e rompere con il passato c’è bisogno di una disinfestazione vera, che non risparmi nessuno. Avranno la forza Berlusconi e Alfano di andare fino in fondo? Di mettere in pratica senza esitazioni ciò che disegnano sui tovaglioli e sui fogli volanti di un dopo pranzo? Io mi auguro di sì, ma purtroppo nutro poca speranza. Temo anzi che, per darsi una patina di novità senza dover far strage di onorevoli, alla fine i due si lascino tentare dall’idea di appoggiare Monti per l’eternità, trasformandolo nel candidato del centrodestra. Il che sarebbe una sciagura. Non tanto per il Pdl, che magari potrebbe perfino guadagnare qualche punto percentuale nei sondaggi, ma per il Paese, il quale sarebbe condannato ad una lenta agonia, la stessa che ci accompagna da un anno. Per cui, cari amici del Popolo della libertà, se questa è la prospettiva, se Monti è il nuovo, beh, preferiamo tenerci il vecchio. Però almeno portatevi via lo sporco. 

 


pubblicato da Libero Quotidiano

Le strategie di carta del centrodestra

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