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di Marco Gorra

Per farsi un giro nel cimitero dei commenti censurati del blog di Beppe Grillo basta digitare http://nocensura.eusoft.net e pigiare il tasto invio. Qui, diligentemente ordinati un post dopo l’altro, ci sono gli interventi inviati al sito del guru a cinque stelle dagli utenti e finiti sotto la mannaia dei moderatori. Il sito lavora in automatico, grazie ad un software che monitora il blog a intervalli regolari ed individua i contenuti rimossi, che vengono ripubblicati in nome della trasparenza e del diritto di cronaca.

A farsi un giro in questa sorta di limbo della censura grillina e a leggersi i thread rimossi (nei post di maggiore successi le entrate cestinate sono nell’ordine delle centinaia) si capiscono fondamentalmente due cose: che un certo traffico di troll belli e buoni c’è davvero e che per chi devia dalla linea non c’è pietà.

Pratica troll. Minoritari rispetto al totale ma non per questo meno fastidiosi, i professionisti del disturbo sul sito di Grillo ci vanno eccome. Difficile tuttavia che, come sostiene lui, siano pagati dal Pd o da chi per esso onde rompere le tasche ai Cinque stelle: il troll genuino, come noto, lo fa per lo sghignazzo, ed anzi la gratuità del gesto è parte integrante della mistica del disturbatore della Rete. Quelli del sito di Grillo, peraltro, sono troll pure abbastanza sciatti: due insulti scritti tutti a stampatello e via.

Più interessante, allora, occuparsi della maggioranza dei commenti rimossi: quelli scritti da chi di disturbare non ha nessuna voglia e che vorrebbe solo esprimere un punto di vista politico in dissenso dall’ortodossia casaleggiana. E che, spesso e volentieri, finisce sotto le cesoie della censura. Lo schema è praticamente fisso: il commentatore (che il più delle volte premette di avere votato il Movimento cinque stelle) chiede di riconsiderare la linea dura e di non uccidere nella culla la prospettiva che il governo di Pier Luigi Bersani veda la luce. Le argomentazioni ricorrenti a sostegno della tesi sono che a) il tanto peggio tanto meglio non si addice a una forza politica con ambizioni governative; b) un’occasione così per condizionare un esecutivo a proprio piacimento non ricapita più; c) a tirare dritti su questa strada l’unico risultato pratico che si rischia di conseguire è di fare un favore a Berlusconi restituendogli uno spazio di manovra enorme.

Il punto di vista, ancorché eterodosso, è tuttavia legittimo, e che in proporzione sembra rispecchiare la consistenza di quanti hanno votato Grillo ed ora ne disapprovano la linea. Eppure, non c’è niente da fare. I commenti aperturisti saltano uno ad uno. Prima di essere rimossi, alle volte, fanno persino in tempo a ricevere qualche risposta e a generare un qualche (parolone) dibattito. Anche qui, lo schema è fisso. Il commentatore deviazionista viene invariabilmente accusato di essere un troll a libro paga del Pd (in ossequio al tratto pavloviano del grillino medio, da qualche giorno a questa parte l’espressione «schizzi di merda» ricorre assai); si fa riferimento a non meglio chiariti regolamenti e non statuti che negherebbero in radice qualsiasi legittimità alla linea da questo espressa; insulti.

Essendo impossibile per ragioni di spazio produrre una esaustiva carrellata di estratti, ci si dovrà accontentare di un esempio preso dagli interventi rimossi ieri pomeriggio sperando sia valido per tutti. Commento: «Caro Beppe, parliamo di cose serie: il vero binario morto è quello sul quale stai conducendo il movimento dopo il successo elettorale. Sei molto intelligente e la discussione in atto sul blog dovrebbe farti riflettere. Ho un dubbio: non è che l’assunzione di responsabilità non fa parte in nessun caso del programma  5 stelle?». Risposta: «Io un binario te lo darei volentieri sulla capoccia  – babbeo!». L’intervento ritenuto meritevole di rimozione è stato il primo.

 


pubblicato da Libero Quotidiano

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