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di Sebastiano Solano

Ormai è guerra aperta tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi. Lo è, ancora di più, tra bersaniani e renziani, che non perdono occasione per scagliarsi, reciprocamente, micidiali stilettate al vetriolo (l’ultima querelle è quella sul titolo de L’Unità per il quale i renziani chiedo le dimissioni del direttore Claudio Sardo). Ed è in questo contesto che ritorna in auge un’ipotesi che aveva preso quota durante l’infuocata campagna per le Primarie del Pd: la scissione. Passata la campagna elettorale, la polemica si era raffreddata, per ritornare prepotentemente d’attualità dopo le elezioni e, in modo particolare, in queste concitate ore di stallo istituzionale. 

Renzi ha il partito in mano – Renzi può contare su numeri che, giorno dopo giorno, aumentano in maniera considerevole. Numeri che si deducono dai silenzi di queste ore di alcuni bersaniani (ex?). Come scrive Maria Teresa Meli su Il Corriere di venerdì 5 aprile, sia Dario Franceschini che Enrico Letta non hanno proferito parola dopo i fendenti che il Sindaco di Firenze ha scagliato contro il segretatio Bersani. Al contempo, i rapporti tra Walter Veltroni e i ‘giovani turchi’ con Graziano Del Rio (il Gianni Letta di Renzi) sono ripresi alla grande. Tutto il Pd o quasi, insomma, è pronto all’incoronazione di Matteo Renzi. Ormai persino a Largo del Nazareno lo danno per scontato. 

Il Pd verso la scissione – Per cui, la situazione si è ribaltata: dato che pare ormai probabile che Renzi s’impossesserà della leadership del Pd, mettendo definitivamente fuori dai giochi il segretario, stavolta, a sbattere la porta e a fondare un proprio partito sono proprio i bersaniani o, meglio, l’ala sinistra del Pd: quella che fa si capo a Bersani, ma dentro cui stanno anche i giovani turchi, oltre a Nichi Vendola (seppur formalmente di un altro partito) e Massimo D’Alema. Proprio il Lider Maximo era stato il primo, tra il serio e il faceto, a paventare l’ipotesi durante le Primarie di novembre: “Se nel Pd prevale la linea Renzi, io vado a fare un grande partito della sinistra con Nichi Vendola”, aveva affermato. Un’ipotesi che oggi pare prendere quota.

Un nuovo soggetto di sinistra – Insomma, si pensa a un “grande partito” con un obiettivo ambizioso: raggiungere il 15% dei consensi, così da entrare in Parlamento è collocarsi su quella sottilissima linea di confine tra la ‘lotta’ e il ‘governo’. Vendola, dal canto suo, in un’intervista all’Huffington Post, ha rivelato di essere al lavoro per la costruzione di un nuovo soggetto politico di sinistra. Vendola parla di una “trasformazione del Pd”. Insomma, Nichi vuole fare una rivoluzione in Largo del Nazareno (e, supponiamo, archiviare la parentesi di Sinistra e Libertà). Ma il governatore della Puglia dà per scontato che nel Pd prevarrà la linea di Bersani. Difficile, considerando lo stallo attuale. E così, questo nuovo “soggetto politico di sinistra”, potrebbe coincidere proprio con quello paventato da D’Alema. Un ritorno, in altre parole, a Rifondazione Comunista, che proprio sull’ambigua posizione di partito di lotta e di governo affondò (portandosi dietro anche il governo di Romano Prodi).

 

 

 


pubblicato da Libero Quotidiano

Pd, scissione in vista: D'Alema e Vendola pronti a fondare un nuovo soggetto politico

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