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Dopo le elezioni in Sicilia, dopo la fiducia votata al governo Monti sulla corruzione, le strade di Silvio Berlusconi e quella del suo ex delfino Angelino Alfano sembrano destinate a dividersi. E il Pdl a spaccarsi. Ormai il partito parla due lingue diverse: c’è un Pld moderato che dialoga col centro, che non ha nessuna intenzione di staccare la spina a Monti e quello berlusconiano dei fedelissimi, delle amazzoni, che fa il filo alla Lega e sfida Beppe Grillo sul terreno dell’antipolitica. Un momento chiave sarà il voto sulla legge di stabilità: quando questa spaccatura sarà chiara perché quel giorno molti deputati voteranno la manovra di Monti contro quanto detto da Berlusconi durante la sua ormai famosa conferenza stampa a villa Gernetto. Il serrate le fila è arrivato ieri durante una lunghissima riunione dei dirigenti in cui sono state fissate le regole per le primarie del 16 dicembre. Consultazione aperta, niente controlli preventivi e registri delle firme. I deputati si schierano quasi tutti con Alfano, non sono disposti a schiantarsi per la causa anti-giudici. Il segnale che dentro il partito qualcosa stava girando  in direzione opposta rispetto a Silvio Berlusconi è stato il viaggio del (finora) fedelissimo Franco Frattini che, volando accanto a Mario Monti nel volo di Stato che li portava a Madrid, avrebbe rassicurato il premier sul fatto che la maggioranza dei gruppi non seguirebbe il Cav. Angelino Alfano va avanti per la sua strada: che è fatta di prese di distanze progressive e poco traumatiche dalla linea paterna. Alfano, come scrive Libero in edicola oggi mercoledì 31 ottobre, ha voglia di accreditarsi come leader moderato senza doer rincorrere ogni giorno con gli estintori gli incendi che appicca l’ex premier. 

La strategia I tratti salienti della politica alfaniana sono già venuti fuori l’altro giorno quando ha annunciato la sua candidatura alle primarie: non si tocca il goveno Monti perché a pochi mesi dalla fine della legislatura, non conviene prendersi la responsabilità, agli occhi dei mercati, di aprire una fase di instabilità politica proprio mentre va approvato il bilancio dello Stato. Angelino vuole  rintuzzare Monti sul piano di rientro dal debito pubblico, annunciato in estate e rimasto lettera morta, come viatico per arrivare alla riduzione delle tasse. Pure l’Europa non va messa in discussione. Alfano vuole accreditarsi anche in sede europea come un interlocutore responsabile.  Meglio non farsi nemici a Bruxelles. E meglio lavorare all’unità dei moderati italiani, come insegna il caso siciliano. Dove la frammentazione del centrodestra ha consegnato la Regione al Pd. Per cui un altro tassello fondamentale della strategia alfaniana è il rapporto con Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc però chiede ciò che Angelino non può ancora fare: disfarsi del proprio mentore. 

 


pubblicato da Libero Quotidiano

Pdl, Alfano e Cav verso la separazione Il leader lavora alla nuova squadra

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