Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

di Tobia De Stefano
e Attilio Barbieri

Se c’è una cosa che anche i detrattori più incalliti riconoscono al governo dei Professori è la riforma delle pensioni. Al netto (e non è poco) del pasticcio sugli esodati, ai tecnici si dà il merito di aver aver praticamente eliminato gli assegni di anzianità, introdotto il contributivo per tutti e innalzato l’età pensionabile (a regime, nel 2018 la soglia sale 66 anni sia per gli uomini che per le donne). Il che significa  aver messo una toppa permanente al buco previdenziale nei conti pubblici. Ma resta una domanda: gli italiani sono consapevoli del loro destino? Riescono a orientarsi nella miriade di rimandi alle riforme precedenti? E soprattutto hanno capito che per mantenere anche in futuro il loro reddito attuale dovranno iniziare, da subito, ad accantonare un piccolo tesoretto? Probabilmente no. A porsi la domanda, con una lettera aperta indirizzata al ministro del Lavoro Elsa Fornero, sono stati Luigi Guiso e Franco Pennacchi martedì su Il Sole 24 Ore. Ma prima di valutare bisogna conoscere. Così Libero, con l’aiuto del sistema Epheso rielaborato dagli esperti di Cattolica Assicurazione, ha simulato 24 casi che riguardano tre tipologie di lavoratori ben precise: i dipendenti pubblici, quelli privati e i liberi professionisti. 

Dipendenti privati: leggi caso per caso

Dipendenti pubblici: leggi caso per caso

Liberi professionisti: leggi caso per caso

Anno di nascita, età di pensionamento, importo dello stipendio e assegno di vecchiaia. Con il raffronto fra quanto avrebbe percepito il pensionato prima della riforma Fornero e dopo. Con un’attenzione particolare al cosiddetto «tasso di sostituzione», vale a dire a quanto corrisponderà in percentuale la pensione rispetto all’ultimo stipendio percepito. Fatto 100 lo stipendio, se il tasso di sostituzione è del 50% vuol dire che la pensione sarà la metà dell’ultima retribuzione. Le tabelle che pubblichiamo in questa pagina contengono anche un altro dato da verificare con la massima cura: l’indice di penalizzazione. Con la riforma Fornero, infatti, l’età pensionabile si è alzata per tutti. Lavoreremo di più e in taluni casi percepiremo pure una pensione superiore rispetto a prima (sempre che noi si riesca  a non perdere il lavoro e versare regolarmente i contributi). Ma il vantaggio c’è solo in apparenza: visto che staremo in azienda per un numero maggiore di anni prenderemo l’assegno di vecchiaia per meno tempo. E dato che non vivremo di più, la somma degli assegni sarà  inferiore al periodo ante riforma.

 


pubblicato da Libero Quotidiano

Pensioni, tutta la verità: leggi quando ci andrai (e quanto prenderai)

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