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Più che motivazioni, eccitazioni. Più che scienza giuridica, l’arte del porno. Quel che scrivono i giudici di Milano per spiegare la condanna di Berlusconi nel processo Ruby sembra ispirato direttamente al codice Rocco. Rocco Siffredi, però.  Mancano le testimonianze di Jessica Rizzo, Hugh Hefner e un parere pro veritate di Cicciolina e poi il documento è pronto per essere depositato. In cancelleria? No, nell’archivio  di Penthouse. Con trasmissione degli atti su Youporn.

Da quel che trapela delle 330 pagine di motivazioni della condanna, infatti, i magistrati hanno dato libero sfogo alle loro pulsioni sessuali. Voyeurismo puro, guardonismo spinto all’ennesima potenza. Tralasciamo il fatto che, come al solito, le motivazioni non sono state consegnate ai giornalisti, ma già cominciano a finire ovviamente sui giornali on line (ieri ne pubblicava ampi stralci Affaritaliani.it) e di conseguenza, immaginiamo, sui giornali cartacei. Ma quello che colpisce è che esse sono: a) basate su fatti per lo più smentiti dalle protagoniste; b) del tutto irrilevanti al fine della condanna del Cavaliere. E allora perché i giudici si trastullano per 330 pagine con rapporti orali, leccamenti vaginali, balli sfrenati e altri dettagli che non stonerebbero in qualsiasi rivista hard? Delle due l’una: o hanno voglia di divertirsi o hanno voglia di sputtanare il Cavaliere. O forse tutte e due insieme.

Leggi l’approfondimento di Mario Giordano

su Libero in edicola domenica 24 novembre


pubblicato da Libero Quotidiano

Quella su Ruby più che una sentenza è un porno

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