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Mentre in aula continua la difficile e farraginosa discussione sul ddl sulla diffamazinoe che mira ad eliminare il carcere per i giornalisti, il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, torna all’attacco: “Senato di incapaci. Ma meglio in piedi a San Vittore che in ginocchio a Palazzo Madama”, ha tuonato su Twitter. Sallusti rischia di finire in carcere per “omesso controllo” relativo a un articolo di Renato Farina (firmato sotto lo pseudonimo Dreyfus) pubblicato su Libero nel 2007.

La discussione in aula – In aula resta ancora il nodo della pena accessoria dell’interdizione dalla professione di giornalista nel ddl, ritornato in commissione per approfondire, secondo alcuni, solo l’articolo 1 del testo, che questa previsione contiene. L’emendamento dei senatori Pdl Balboni e Mugnai, frutto “dell’accordo di maggioranza”, come spiega il presidente della commissione giustizia Filippo Berselli, continua a tenere banco. Ora ha ricevuto una nuova formulazione su cui sembra oreintarsi anche l’Idv, con il capogruppo in commissione, Luigi Li Gotti.

La sospensione – Si prevede, viene spiegato, che l’interdizione “può essere applicata”, tenuto conto della gravità del fatto, dal giudice; non c’è più il riferimento alla recidiva, ma un aumento della sanzione, la sospensione diventa più lunga, in caso si commetta di nuovo lo “stesso reato” (e non un reato della stessa indole, come precedentemente previsto, perché questa espressione, viene osservato, allarga la discrezionalità del giudice) nei due anni successivi alla precedente sentenza di condanna, sempre tenuto conto della gravità del fatto, e la sospensione diventa ancora più lunga di fronte ad ogni ulteriore condanna per lo stesso reato, nei due anni successivi alla precedente. Ma si parte sempre da un minimo di un mese. Dunque, a seconda dei diversi casi, c’è la sospensione da uno a tre mesi, da uno a sei mesi, da un mese ad un anno.

“Ostruzionismo? Evidentemente…” – La commissione giustizia si riunirà di nuovo alle ventuno, ma nel pomeriggio di martedì 30 ottobre si è registrata una “situazione di grande difficoltà”, lo sottolinea Berselli: al di là della discussione legata la rinvio in commissione (se solo per l’articolo 1 o per tutto il provvedimento), spiega, “avevo suggerito al senatore Mugnai di ritirare l’emendamento e di lasciare quello del senatore Vincenzo Vita” che elimina la parte sulla recidiva, ma “a quel punto il senatore Casson ha detto che faceva suo il testo Mugnai”. Ostruzionismo?  ”Evidentemente, se no che cosa è?”, è la risposta di Berselli.   

“Il testo deve morire qua” – Felice Casson lasciando l’aula della commissione aveva detto ai cronisti di essere per l’eliminazione dell’interdizione come pena accessoria. Ed aveva anche osservato: “A mio modo di vedere questo testo deve morire qua”, essendo un testo “pastrocchiato”. La relatrice del pd e capogruppo in commissione giustizia, Silvia Della Monica, dal canto suo dopo aver già dichiarato che bisognerebbe fermare l’iter del ddl, ha poi aggiunto: “Se bisogna risistemare qualche norma con aggiustamenti che abbiano una qualche ragionevolezza la sede è questa”.


pubblicato da Libero Quotidiano

Sallusti: "Meglio a San Vittore che in ginocchio da questi senatori incapaci"

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