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Ormai Roberto Saviano è diventato la parodia di se stesso. I suoi monologhi fiume su camorra e narcotraffico sono sempre identici a se stessi, retorici, volti più ad alimentare la sua fama di guru della lotta alla mafia che ad informare i cittadini. Al paladino dell’antimafia, insomma, dal successo di Gomorra in poi sembra mancare la dote principe per uno scrittore: la creatività. Prendete l’ultimo libro scritto da Saviano: si chiama Zerozerozero, parla di cocaina e narcotraffico, temi triti e ritriti che già verrebbe voglia di non leggerlo. Per rendersi conto della sua mancanza di creatività, però, non serve sorbirsi tutte le 450 pagine (sic!): basta la copertina. Identica, o comunque molto simile, a quella usata dallo scrittore pugliese Domenico Spadavecchia nel suo romanzo In fondo al pozzo. Un plagio? Chi lo sa. Fatto sta la somiglianza è impressionante, l’unica differenza, tema del libro a parte, sono le strisce di coca che compaiono sulla copertina: tre nel libro di Saviano, quattro in quello di Spadaveccchia. La storia la riprende il sito de Linkiesta, che a sua volta cita un articolo del  Domenicale de Il Sole 24 Ore, che riguardo la striscia mancante si chiede: “Chi l’ha sniffata?”. Già, chi? 


pubblicato da Libero Quotidiano

Saviano furbetto: la copertina della sua ultima 'fatica' è identica a quella di un altro libro. Plagio?

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