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C’è qualcosa di profondamente sbagliato nelle giacche di Corrado Augias. Troppo gonfie, maltagliate, dai colori impossibili spesso marroni -l’unico colore vietato in tv-, le giacche di Augias sono l’elemento deragliante di Le Storie-Diario italiano (da lunedì a venerdì su Raitre ore 12.45).
Ma sono pure l’unico elemento. Il resto del programma, cioè “una piccola trasmissione, due poltrone, pochi ospiti per indurre qualche ragionamento” sui grandi temi della vita con l’abbrivio della presentazione e della lettura di libri, è una liturgia che si perpetua ogni giorno davanti a un pubblico che non avresti mai detto. I temi sono alti ma non saccenti, il tono è educato ma non inquisitorio; e l’officiante Augias, pur apparentemente preso da narcosi, porge sempre le domande giuste. L’altro giorno, per esempio si parlava di “fine-vita”. La scansione della puntata era la seguente. Apertura con citazione di Montanelli: “Se abbiamo un diritto alla vita, allora abbiamo anche un diritto alla morte”; primi tre minuti su un servizio su tal Robert Dawson che si è fatto ricoverare in Svizzera per un’eutanasia assistita mentre cita “La sinfonia della Resurrezione” di Mahler che sfila in sottofondo; talk con Luciana Castellina che, partendo da un suo libro, ricorda i suicidi volontari e la grande dignità di Monicelli e Lucio Magri; prosiguo con Emilio Coveri di Exit che spiega cosa sono le case del dolore per malati terminali; infine giusto contraltare di una suora che riporta i cattolici alla loro responsabilità di fronte a Dio, il solo che ha dato la vita e il solo che la può togliere. Conclusione cronistica di Augias, massimo rispetto laico per ogni tipo di idee.  Bene. Parlare di morte in tv al mattino ha fatto registrare un incredibile 8% di share, nella media perefetta di un piccolo programma di granito.
Nelle Storie ogni personaggio si trascina dietro un tema. Vito Mancuso discetta sul cardinal Martini, Bruno Manfellotto vola sulla crisi della politica, Caterina Malavenda difende la libertà di stampa, Edordo Boncinelli riporta all’origine della creazione, Giorgio Albertazzi riaccende l’amore per il teatro. La mattina di Raitre –anche con Agorà, Codice a Barre e Buongiorno Elisir- rende un’idea crescente di quel servizio pubblico di cui tanto si vocifera negli incasinati corridoi di viale Mazzini…

 


pubblicato da Libero Quotidiano

Se le "Storie" di fine-vita fanno impennare l'audience

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