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Il Quirinale accetta la sfida della Procura di Palermo e dirà quel che sa della trattativa Stato-mafia. In aula. In una lettera inviata alla Corte d’Assise palermitana, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sottolineato “che sarebbe ben lieto di dare, ove ne fosse in grado, un utile contributo all’accertamento della verità processuale, indipendentemente dalle riserve sulla costituzionalità dell’art. 205, comma 1, del codice di procedura penale espresse dai suoi predecessori”. Inutile però aspettarsi novità clamorose sul fronte di una inchiesta tra le più tribolate degli ultimi anni, tra congetture, pentiti, papelli, telefonate misteriose. Su tutte, quella intercettata dai magistrati tra lo stesso Napolitano e l’ex ministro degli Interni Nicola Mancino. Una telefonata che la Corte costituzionale lo scorso gennaio ha ordinato di far distruggere, dicendo no alla richiesta di pubblicazione avanzata dal pool di cui ha fatto parte anche Antonio Ingroia e accogliendo il ricorso del Colle.

“Conoscenze limitate” – Due settimane fa l’ennesimo colpo di scena, con la Corte di Assise di Palermo che ha ammesso la testimonianza di Napolitano in aula riguardo alle “preoccupazioni espresse dal suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio“, morto nel luglio 2012. E oggi il presidente, nella sua lettera ai giudici, ribadisce il concetto sottolineando “i limiti delle sue reali conoscenze” riguardo alla lettera che D’Ambrosio gli spedì un mese prima di morire. In quel messaggio, il consigliere nonché amico del presidente confidava il proprio timore “di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi” nel periodo tra il 1989 e il 1993. Vale a dire, durante la vera o presunta “trattativa” tra i vertici della Repubblica e Cosa Nostra.




pubblicato da Libero Quotidiano

Trattativa Stato-mafia, Napolitano: "Lieto di testimoniare ma conoscenze limitate"

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