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Il corrispondente per l’Africa del Corriere della sera Massimo Alberizzi e la responsabile dell’ufficio stampa della cooperazione italiana a Nairobi Marina Rini, il 29 marzo hanno pubblicato sul blog africaexpress.corriere.it una ricostruzione radicalmente diversa rispetto all’inchiesta de ilfattoquotidiano.it sul caso Alpi-Hrovatin. Con una certa verve polemica – il titolo del loro articolo parla di “fantasiose illazioni” – Alberizzi e Rini sostengono, in sintesi, che Ilaria Alpi scelse per caso la meta di Bosaso, su suggerimento dello stesso giornalista del Corriere, arrivando in quella città il 16 o il 17 marzo (e non il 14) e che dietro la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non esiste in realtà “nessun complotto”.

I racconti che di Ilaria e della sua Somalia sono stati fatti, con diversi linguaggi – la musica, il cinema, la poesia, il teatro ma soprattutto con le inchieste giornalistiche, i suoi lavori che non sempre sono stati “valorizzati” adeguatamente, ci hanno avvicinato a lei, ci hanno detto che è stata uccisa perché era brava. E’ stato il suo modo di fare giornalismo di cercare sempre la verità e di comunicarla che ha fatto paura e che fa ancora paura.

Per questo la verità sulla sua uccisione ancora non si conosce per intero.

Guasto all’impianto di crioconservazione del centro di procreazione assistita del San Filippo Neri di Roma, che ha causato la perdita di 94 embrioni che vi venivano conservati, oltre a 130 ovociti e 5 campioni di liquido seminale. Lo rende noto l’ospedale romano, che annuncia un esposto alla procura di Roma. “Il giorno 27 marzo presso il centro di Procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Filippo Neri – si legge nel comunicato – si è verificato un incidente all’impianto di azoto liquido che alimenta il servizio di criobiologia per la crioconservazione di materiale biologico. Si è verificato un innalzamento della temperatura, con azzeramento del livello di azoto, lo svuotamento del serbatoio, e la conseguente perdita di 94 embrioni, 130 ovociti e 5 campioni di liquido seminale. Dopo aver effettuato i primi accertamenti sull’accaduto – prosegue la nota – la struttura responsabile del Centro ha avviato le procedure per informare le persone interessate assistite dal Centro Pma del San Filippo Neri. Il direttore generale Domenico Alessio ha, inoltre, presentato un esposto alla procura della Repubblica di Roma e ha contestato quanto accaduto alla ditta responsabile della conduzione e manutenzione dell’impianto di crioconservazione”.

Balduzzi chiede ispezione – Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, è stato informato dell’incidente avvenuto al Centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Filippo Neri di Roma. Il ministro ha chiesto “una immediata relazione al Centro nazionale trapianti, che ha disposto una ispezione che avrà luogo nella giornata di martedì prossimo 3 aprile”. Il ministro ha chiesto anche “un rapporto dettagliato al Dipartimento della sanità pubblica e dell’innovazione”. Nel corso della mattinata di oggi ha avuto un colloquio con il presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Il ministero precisa che “sono state applicate tutte le norme in vigore nel caso di evento avverso grave, secondo le direttive dei decreti legislativi n. 191/2007 e n. 16/2010 e dell’Accordo della Conferenza Stato Regioni del 15 marzo 2012”.

Sondaggio piccante della rivista francese Video Hot, che ha interrogato i transalpini per comprendere che relazione ci sia tra l’orientamento politico e le attitudini sessuali delle persone. I risultati, per chi li voglia ritenere attendibili, si rivelano piuttosto divertenti.

Stabili a destra – Si scopre così che gli elettori moderati di destra sono quelli più “stabili” e hanno maggiori probabilità di vivere una relazione di coppia duratura che con buona probabilità si tradurrà in un matrimonio. I più fertili, o meglio quelli con la maggiore attitudine alla riproduzione, sarebbero della destra estrema sostenitrice del Fronte Nazionale di Marine Le Pen: loro dichiarano di avere almeno tre rapporti alla settimana, attestandosi di gran lunga al di sopra della media nazionale.

Sesso orale a sinistra – I più disinibiti, invece, stanno a sinistra: l’81% delle donne progressiste spiega di non farsi alcun problema a fare sesso orale, contro il 69% di quelle che votano a destra. Ancor più ampia la forbice che riguarda la fellatio, praticata dal 92% dei francesi che si dichiara vicino alla sinistra extraparlamentare. Anche il sesso anale, infine, sarebbe decisamente più comune tra i simpatizzanti di sinistra.

I tradimenti – L’ideatore dello studio hot, Francois Kraus, sottolinea come le pratiche sessuali si sovrappongano con l’età dei votanti: chi vota a sinistra, in media, sono elettori più giovani rispetto a quelli che accordano la loro preferenza alla destra. Vi è poi il capitolo fedeltà: i traditori starebbero di più a sinistra. Il 35% degli elettori di sinistra, infatti, ha dichiarato di aver avuto una relazione extraconiugale. Ma nemmeno i fedeli di Nicoals Sarkozy e della sua destra si esentano dalle scappatelle: il 29% dichiara di aver tradito.

I repressi – Vi è poi una postilla divertente allo studio. I ricercatori, infatti, spiegano come “essere insoddisfatti dei partiti politici influisce anche sulla sessualità, e chi vota partiti che difficilmente andranno in parlamento generalmente sono sessualmente insoddisfatti”. Se così fosse anche in Italia, capiremmo tante cose…

“La vicenda di Nicola Cosentino per come è stata trattata dal Parlamento italiano è una vergogna assoluta. Anche l’attuale maggioranza di governo si regge su rapporti di forza che hanno a che fare con realtà inquietanti”. È l’affondo di Nichi Vendola contro Monti e il suo governo dei professori. Anche Nicola Cosentino, che i giudici dell’Antimafia vogliono processare per i suoi legami con il clan dei casalesi, fa parte della sua maggioranza. Il segretario di Sel parla alla fine di una manifestazione dal titolo “Questa è la nostra terra”. La terra è quella che in Italia e nel mondo conoscono col nome dei “casalesi”, paesi e città di camorra. Nonostante gli arresti dei capi, “nonostante gli eserciti siano stati smembrati, la camorra è ancora potente perché gode di complicità trasversali fortissime”, dice il magistrato Raffaele Cantone.

L’inchiesta sul Civis di Bologna, il gigantesco tram su gomma che avrebbe dovuto attraversare le vie del capoluogo emiliano, vive un nuovo colpo di scena. Il Tribunale del riesame stamattina ha annullato il sequestro dei beni per 41,6 milioni di euro al Consorzio cooperative costruzioni, mentre ha confermato quello per 34,7 milioni di euro all’altra società finita nell’occhio del ciclone, la Irisbus di proprietà del gruppo Fiat. Annullato anche il sequestro per 800 mila euro a Paolo Vestrucci, l’ex componente del consiglio di amministrazione dell’azienda dei trasporti Atc, mentre è stato ridotto da 315 mila a 250 mila quello del suo ex collega nel cda, Claudio Comani.

Blitz della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Entrate sul Ponte Vecchio a Firenze per controlli fiscali alle botteghe orafe. L’operazione è scattata stamani e ha riguardato la verifica di scontrini e ricevute. Almeno 20 le gioiellerie controllate nel corso dell’operazione. Sul ponte sono in azione 40 funzionari dell’Agenzia delle Entrate, che stanno svolgendo accertamenti fiscali e, secondo quanto appreso, anche contabili e patrimoniali. Nelle vie limitrofe e in altre parti del centro storico sono in corso accertamenti fiscali da parte dei militari della Gdf in vari negozi ed esercizi commerciali. I dati e i risultati dell’operazione saranno elaborati nei prossimi giorni.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Il corteo di “Occupyamo Piazza Affari” attraversa il centro di Milano. Alla manifestazione partecipano alcune migliaia di persone. In testa al corteo molte figure della sinistra extraparlamentare, dei sindacati, ma anche movimenti e associazioni. Le principali anime dei manifestanti sono sintetizzate dagli striscioni e dai cori. “”No ai diktat della Bce e del governo Monti-Napolitano” si legge su uno striscione che riporta il motivo ideologico prevalente del corteo, centrato sulla “occupazione” di piazza Affari “come simbolo del potere della finanza”. Ma all’apertura del corteo sono stati più volte citati “i popoli della Valsusa” ed è stato ricorrente lo slogan “Giù le mani dalla Valsusa”.

Nel 2011 ben 11.615 aziende hanno chiuso i battenti per fallimento, un dato mai toccato in questi ultimi quattro anni di grave crisi economica. E’ il dato fornito dalla Cgia di Mestre che parla di “un record che ci segnala quanto siano in difficoltà le imprese italiane, soprattutto quelle di piccole dimensioni”. “La stretta creditizia, i ritardi nei pagamenti e il forte calo della domanda interna – segnala il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi – sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli a portare i libri in Tribunale. Purtroppo, questo dramma non e’ stato vissuto solo da questi datori di lavoro, ma anche dai loro dipendenti che, secondo una nostra prima stima, in almeno 50.000 hanno perso il posto di lavoro”.

L’aumento dell’Iva di due punti percentuali che scatterà a settembre (salvo un’improbabile retromarcia del governo dei Professori) farà crescere l’inflazione dell’1,7% con un conseguente calo dei consumi dello 0,8%. Ne soffrirà, inevitabilmente, pure il Prodotto interno lordo, il Pil che secondo l’istituto di ricerche economiche Ref, dovrebbe contrarsi di mezzo punto percentuale. Una ulteriore frenata da quasi un miliardo di euro in ragione d’anno che potrebbe aggiungersi, in autunno, alla «crescita negativa» del Pil prevista per il 2012. Un eufemismo per nascondere che a fine anno – come ha certificato l’altroieri pure il ministro Passerra – la ricchezza degli italiani diminuirà ancora. Per lo meno dell’1,5%, cui si sommerà la perdita di valore pari a mezzo punto provocata dal ritocco dell’Iva previsto per settembre.

A fare i conti sull’impatto che il nuovo balzello provocherà sulla borsa della spesa degli italiani è stata la Federdistribuzione che rappresenta i big della Gdo, la grande distribuzione organizzata. I rincari pesano in maniera differente sul paniere della spesa. Alcuni prodotti, infatti, hanno un’Iva al 10% che dall’autunno salirebbe al 12. È il caso ad esempio, di caffè, shampoo, detersivi, pannolini e vino. Per altri altri (zucchero, yogurt, riso, uova, prosciutto, cioccolata e pollo, giusto per citarne alcuni) l’imposta salirà dal 21 al 23%.

Effetti sul portafogli a parte il combinato disposto del ritocco alle aliquote Iva e degli altri aumenti di materie prime e semilavorati che siamo costretti a importare potrebbero spingere l’inflazione ben oltre il 5%. Una questione di aritmetica. Già perché – è notizia di ieri – nel mese di marzo secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice  dei prezzi al consumo ha fatto segnare  un aumento dello 0,5% rispetto al mese precedente e del 3,3% su  marzo 2011. Lo stesso valore registrato a febbraio. L’inflazione acquisita per l’intero 2012 è pari al 2,3%. Mentre il carovita di fondo, calcolato al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale al 2,3% dal 2,2% di febbraio. Al netto della sola voce energia (si parla di petrolio e gas), il tasso di crescita annuale dei prezzi al consumo scende al 2,2% (era +2,3% a febbraio).

Ma la borsa della spesa si sta già surriscaldando da sola. Anche senza il nuovo ritocco alle imposte previsto per  settembre. Il rincaro della spesa arriva al 4,6%, rispetto a un anno fa e tradotto in termini di costo della vita, «significa che una famiglia di tre persone spenderà, per l’alimentazione e i prodotti per la casa, 620 euro in più su base annua, mentre per una famiglia di quattro persone la stangata sarà di 671 euro». La stima è del Codacons e non include gli inevitabili aumenti attesi in autunno. Fra gli alimentari lavorati, spiega l’Istat, il pane è salito del 2,7 e la pasta del 2,4%. Nulla in confronto ai rincari di caffè (+12,8%) e zucchero (+12,5%). Neppure il nettare di Bacco riesce a sottrarsi al surriscaldamento generale, anche se cresce meno dell’inflazione: +3,5%.

Sui bilanci  familiari l’andamento dei prezzi ha effetti devastanti. Ma neppure la grande distribuzione si salva. «Mentre l’inflazione continua a erodere il potere il potere d’acquisto della famiglie», conferma il presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli, «per la distribuzione moderna la redditività è destinata a calare ulteriormente, dall’attuale 1%». A meno di un’improbabile inversione di tendenza super e ipermercati rischiano di chiudere i bilanci in perdita. Un altro settore che entra in crisi.

di Attilio Barbieri

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