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Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Partirà da Porto Marghera a Venezia lunedì prossimo 16 aprile, ma toccherà anche la Campania, il piano di riqualificazione delle aree industriali italiane, una reindustrializzazione ambientalmente sostenibile che apre nuove prospettive per lo sviluppo delle aziende verdi. I siti di interesse nazionale (Sin), in tutto 57, sono riconosciuti dallo Stato in base alle caratteristiche del sito, agli inquinanti e alla loro pericolosità, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali.
Ci sono cinque aree della Campania, due delle quali napoletane, che il ministero dell’Ambiente e il Governo puntano a recuperare a reindustrializzare.

Sono passati quasi quattro decenni da quando Celentano e il cognato Gino Santercole si prendevano secchiate d’acqua dai residenti di via Gluck per le loro strimpellate notturne. Qualche anziano se li ricorda bene. Da allora ne ha fatto di strada e di successo. Ma le sue ultime esternazioni rilasciate al Corriere della Sera su Pisapia, sulle auto e sulla fame di profitti dei commercianti, lasciano di stucco.

«Vorrei dire a quei commercianti che si sono lamentati contro la geniale idea di aver creato l’Area C, che non si va da nessuna parte se si continua a pensare meschinamente solo ai propri affari. Di certo questi sono degli stranieri dai quali non sprizza nulla di quella generosità che è tipica dei veri milanesi. Quei milanesi dall’animo giocoso, figli di Leonardo, addestrati a giocare con la bellezza dell’arte e della cultura». E ancora: «Perché per me il cambiamento consiste nell’abbattere le brutture di Milano operate dagli spietati killer palazzinari. Per cui nessun ripensamento su Pisapia, continuo quindi a confidare in lui e nel valido Stefano Boeri. Li considero due pilastri importanti per il vero cambiamento di una città che era una delle più belle d’Europa e che, purtroppo, è stata orrendamente sfregiata».

Basta andare a leggere i commenti sul sito del Corriere per trovare l’ampio dissenso che Celentano, evidentemente, non si immaginava. «Ma lei non pensa proprio mai ai suoi affari? Ah, è vero, lei devolve in beneficenza i lauti compensi della Rai. Quelli che paghiamo noi, con il canone. E poi, non potrebbe smetterla di fare il predicatore? Corrono tempi grami, per la categoria». E ancora «Non avevi promesso di devolvere parte del tuo compenso? Fanfarone!!».  Per i commercianti, accusati da Celentano di pensare solo ai loro affari, interviene Simonpaolo Buongiardino vicepresidente di Confcommercio Milano: «Affermazione lenta non rock, per il resto i commercianti hanno i loro problemi come tutti gli altri italiani. Area C ha aggravato la situazione economica basta capirlo. Accusarci è ridicolo, abbiamo fatto grande Milano: la Galleria, la Fiera l’abbiamo realizzata noi commercianti. Celentano non sa quello che dice».

Sulla città «brutta per il cemento», evita invece di intervenire Claudio De Albertis presidente di Assimpredil e neopresidente della Triennale. Non si tira indietro, al contrario, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni che sulla polemica innescata dal Molleggiato interviene su Twitter: «Doppia morale per Celentano. Milano è sempre brutta per lui: ieri era colpa della Moratti, oggi non è colpa di Pisapia. Ma a chi pensa di raccontarla?».

di Marzio Brusini

Non è certo un caso se il cane viene considerato il migliore amico dell’uomo. Un amico, a quattro zampe, su cui si può fare affidamento nei momenti difficili, quello che ti può regalare un sorriso anche se è stata la peggiore delle giornate, quello che instancabilmente ti aspetta ogni giorno sulla porta di casa per ricevere una carezza. Un cane, insomma, è un animale che conosce profondamente il suo padrone: conosce e riconosce i suoi difetti, i suoi scatti d’ira, ma anche i momenti più belli, dalle passeggiate sotto casa fino alle carezze prima di dormire. 

E, conoscendolo quasi fin nell’intimità un cane di prende a volte la libertà di contestare gli atteggiamenti del padrone. Come? Semplicemente, ad esempio, con uno sguardo di disapprovazione. Chi lo sa bene è Chris Klein, attore 33enne tra i protagonisti del film «American Pie-The Reunion». L’attore americano al People Magazine ha infatti raccontato di essere stato aiutato nella lotta contro l’alcolismo da Chief, il suo pastore tedesco.

«Ha riconosciuto un cambiamento nel mio modo di comportarmi, nelle mie abitudini, da quando ho iniziato a bere, e da allora il suo atteggiamento nei miei confronti è cambiato». Il cane, si apre Klein al giornalista, «si agitava ogni volta che mi vedeva prendere in mano una bottiglia, cominciava ad abbaiare e non la smetteva se non nel momento in cui vedeva che l’appoggiavo. Questo suo atteggiamento, quasi il suo originale modo di prendersi cura di me, mi ha aiutato a rendermi conto che per uscire dall’alcolismo avevo bisogno di aiuto. Dell’aiuto di uno specialista.

È proprio allora, nel 2010, che Klein decide di affidarsi a una clinica di riabilitazione, dopo essere stato trovato alla guida in stato di ebrezza, con il suo fedele amico sul sedile passeggero. «La prima cosa che ho fatto prima di andare in clinica è stata quella di cercare qualcuno di cui potessi fidarmi e che si potesse prendere cura di Chief». Oggi, sono trascorsi ben 19 mesi dal quel periodo, e l’attore si è lasciato alle spalle definitivamente l’alcool. Da allora assicura «ho cominciato a vivere la vita al massimo e se oggi sono in grado di fare tutto questo, è per merito del Chief. Della sua forza di volontà nel farmi capire che avevo un problema da risolvere».

I gioielli, concupiti da gazze ladre e bipedi umani, spesso divenuti leggenda. I diamanti, in particolare, erano i migliori amici delle ragazze secondo Marilyn Monroe, e facevano impazzire Liz Taylor, il suo due volte marito Richard Burton, gliene regalò uno di 69,42 carati, chiamato appunto Taylor-Burton, e oggi finito nei forzieri di qualche sceicco saudita.

Noi donne di ogni tipo amiamo i gioielli, in profondità, a prescindere dal valore commerciale, perché spesso sono prova tangibile di un amore, o ricordi di famiglia. E tutto questo lo sa ancora meglio Patrizia di Carrobio, un’autorità in materia di pietre preziose: nel 1980 è stata una delle prime banditrici d’asta da Christie’s, a New York, dove vive tuttora e commercia in pietre preziose e gioielli vintage. Già autrice di “Diamanti” (2010), Patrizia di Carrobio ha appena pubblicato “Conoscere i gioielli, come sceglierli e portarli” (Salani editore), un delizioso saggio-enciclopedia romanzata sulla storia e “l’anima” dei gioielli. Sì, perché l’autrice attribuisce agli oggetti preziosi un imprinting particolare, che dà ai nostri “ori” una vita in grado di continuare nel tempo.

E proprio dalla «natura interiore» dei nostri oggetti più amati parte il suo lungo viaggio nel mondo dei gioielli: nel capitolo iniziale, «buon sangue non mente», l’autrice parte proprio da valori profondi, e scrive: «L’ereditarietà mi ha sempre affascinato, mi incanto quando rivedo nel sorriso di una nipotina la stessa luce che brillava in quella della nonna…Mi incuriosisce  come l’azione congiunta del patrimonio genetico e della cultura familiare lavora in ognuno di noi, creando un insieme unico e irripetibile». E poi spiega, scrivendo una breve storia della sua famiglia e citando la nonna, Gabriella di Robilant detta Gab, anche lei appassionata di gioielli, per dimostrare che l’amore per gli oggetti preziosi «non è acqua», e si trasmette nel tempo, come la nostra immagine si riflette nel volto di  figli, nipoti e pronipoti.

Un amore che si fa universale, e quindi Patrizia di Carrobio ripercorre la storia dei gioielli, arrivando alle origini più antiche, anche per scoprire le ragioni delle nostre «pietre talismano», dall’antico Egitto al Rinascimento, alle mogli e amanti dei più potenti sovrani della terra, dal frivolo Settecento alla regina Vittoria che (alla faccia della sua proclamata austerità), amava indossare tonnellate di perle e gioielli dal design fantasioso di fiori e animali. E si valutano i gioielli come investimento, la loro “tipologia”, per sceglierli  nel modo giusto, secondo il nostro fisico (esistono gli «orecchini infelici»). Come smontarli e trasformarli. Come scegliere i negozi, in  senso pratico: non fidatevi a occhi chiusi, le commesse insistenti non sono fatine buone, i gioiellieri più affidabili sono quelli che vi lasciano la possibilità di pentirvi dopo essere arrivate a casa. E disponibili al cambio. Vale anche per gli uomini quando scelgono l’anello di fidanzamento: in tempo di crisi una donna che vi ama davvero capirà che un diamante non è indispensabile, se ci si deve indebitare per acquistarlo. E sarà meravigliosa una «creazione del cuore», magari miscelando oro bianco,giallo e rosa, oggi di gran moda.

Ma i gioielli bisogna anche saperli proteggere dalle ingiurie del tempo e dell’ambiente: l’autrice raccomanda di fare attenzione alla pulizia, diffidate degli ultrasuoni se li affidate a un esperto, meglio il vapore, ogni due anni. Ma  va bene anche il semplice  “fai da te” che lei stessa pratica: bastano due bacinelle con acqua tiepida e uno spazzolino da denti morbido. Nella prima diluite sapone neutro, e tenete i gioielli a mollo finché lo sporco si scioglie, quindi spazzolateli, sciacquate nell’altra bacinella e asciugate. E ricordate che l’importanza dei gioielli va sempre tenuta ben presente: l’autrice lo ribadisce con una battuta di Sonja Henie «mettetevi molti gioielli, le rughe si noteranno meno». Ricordate Coco Chanel sempre in total immersion nella luce delle perle?

di Bruna Magi

Il mondo li vede come la coppia glamour più potente e felice della Terra. Gli Obama sembrano d’accordo su tutto, fanno campagna elettorale insieme per la rielezione di Barack, offrono feste e ricevimenti alla Casa Bianca come fossero due sposini freschi, sembrano insomma indivisibili. E, invece, anche nella famiglia presidenziale non mancano i problemi. Tenuti nascosti da anni, sempre per salvare la reputazione di Barack impegnato in politica. Il tabloid americano Globe, rinomato per i suoi scoop molto spesso arditi, ha lanciato una notizia che lascia di stucco: gli Obama sarebbero sul punto di divorziare. O meglio, ci sarebbero tutti i presupposti per farlo ma, ancora una volta, la carriera di Barack viene prima di tutto. Sul settimanale è stata riportata una telefonata nel pieno della notte fra Michelle, che si trovava a Las Vegas, e il marito.

Sono volate parole pesanti, minacce di rottura, come hanno riportato alcuni insider dell’entourage presidenziale. Dietro l’apparenza dell’armonia e della tranquillità, c’è infatti ben altro. Michelle cerca di imporsi fin troppo sul consorte, a tutti i livelli: gli dice cosa mangiare, gli consiglia come vestire, e, come hanno riportato i quotidiani Usa, mette troppo spesso bocca anche negli affari della politica americana. Non solo, spesso ha imbarazzato il marito con i suoi vestiti troppo costosi, scelti tra i migliori stilisti emergenti, che per molti osservatori erano del tutto inappropriati considerando le tante difficoltà dell’americano medio, in un momento di crisi economica.

La first lady, che dovrebbe essere un aiuto per il presidente nel pieno della campagna elettorale, si sta invece trasformando in un peso. Michelle ha messo l’America a dieta, con la sua mania del peso forma, e anche ora per Pasqua, ha trasformato la tradizionale corsa delle uova, che si tiene ormai da 134 anni nei giardini della Casa Bianca, in un evento contro l’obesità. Fra i due sono tanti i motivi di attrito che sono emersi in quella telefonata fatidica. A partire dalle reciproche accuse di tradimento, che si leggono da qualche tempo sui giornali scandalistici americani, che però non vengono nemmeno presi in considerazione dalla carta stampata più autorevole. Obama in passato sarebbe stato beccato in un hotel di Washington con una bella donna di nome Vera Baker, che nel 2004 era stata direttrice finanziaria della sua campagna per il Senato e aveva raccolto valanghe di dollari per il candidato.

Si sa come funzionano le cose in campagna elettorale, basta vedere qualche film. Il presidente viaggia su e giù per il Paese, conosce tanta gente e tante donne, e aumentano i rischi di tradimento. Non è forse un caso che il litigio sia avvenuto ora, con Obama tutto concentrato sulla propria rielezione. Un possibile tradimento con la bella Vera era stato già d’altra parte insinuato senza conseguenze nel 2009, in un libro di un certo Christopher Anderson, Barack e Michelle: ritratto di un matrimonio, secondo cui la Baker sarebbe stata allontanata dalla campagna 2004 da una Michelle particolarmente gelosa. Anche la First Lady però ha i suoi scheletri nell’armadio. Si è parlato più volte di una sua tresca con un agente del Secret Service, la guardia che protegge il presidente e la sua famiglia. Anche su questo le fonti ufficiali non hanno detto o scritto una parola. Ma i problemi fra i due ci sono da più di un decennio. Lo ha dichiarato la stessa Michelle al New York Times che non sono state sempre rose e fiori, anzi, in certi momenti si è perfino temuto il peggio. Come quando nel 2000 la loro unione entrò in crisi. «C’era poco dialogo e ancor meno amore», aveva scritto il giornalista di Newsweek Richard Wolffe: «Lui voleva candidarsi al Congresso e Michelle, arrabbiata, lo accusava di egoismo e carrierismo. Lui a sua volta la giudicava fredda e ingrata».

di Alessandro Carlini

La bellezza salverà il mondo, dicono, ma le donne no. Alle donne la bellezza fa male, belle o brutte che siano. Quando una donna inglese ha scritto l’altro giorno un articolo intitolato “Le donne mi odiano perché sono bella, come mai?” è stato letto da milioni di persone. Il pezzo ha provocato 1.5 milioni di commenti. Un record mondiale. E quasi tutti i commenti erano del tipo «Ma è un cesso, ma come si permette?» o «Diciamolo: ha urgente bisogno di aiuto psichiatrico».

Prima dell’articolo uscito sul Daily Mail di Londra martedì scorso la rubrica settimanale di Samantha Brick, 41 anni, era poca seguita e lei una sconosciuta totale. Nella rubrica raccontava la sua vita da ex regista per la tv inglese che ha mollato per vivere col suo marito francese, un muratore 10 anni più grande di lei, che adora la caccia ai cinghiali e la cucina rurale, nel mezzo della nulla nel sud ovest della Francia.  Ora, è famosissima. Almeno per 15 minuti. Ha toccato un nervo scoperto: la bellezza femminile. Ha scritto: «Ci sono tanti svantaggi di essere così bella come me». Addirittura. Ha parlato delle tantissime volte che gli uomini che non conosceva sono saltati fuori per regalarle dei fiori o dei drink gratis.  Ecco come inizia l’articolo: «Durante un volo recente a New York ero molto contenta quando una hostess si è presentata con una bottiglia di champagne. “Questa è in omaggio dal capitano, le vuole dare il benvenuto a bordo”… D’accordo non sono Elle Macpherson, ma sono alta, snella, bionda e sono, così mi dicono, una gran bella donna. Io so quanto sono fortunata».

Ma la Brick (che vuol dire mattone in inglese!) non aveva finito. Anzi. aveva appena cominciato. Ha scritto: «Ma essere graziosa ha i suoi svantaggi, prima di tutto il fatto che le altre donne mi odiano per il solo unico motivo che sono bella. Se chi sta leggendo questo sia una donna, scommetto che si è già fatta un’opinione su di me, e non sarà un’opinione lusinghiera. Sì, tante porte mi sono state aperte (letteralmente) grazie alla mia bellezza, ma ugualmente mi sono state metaforicamente sbattuta in faccia – e di solito da persone del mio sesso. Non sono una superba e non sono una civetta, ma negli anni sono stata cestinata da innumerevoli amiche che si sentivano minacciate dalla mia sola presenza davanti ai loro partner. Se osassero parlarmi addirittura, nella stanza si creava all’improvviso un’atmosfera gelida». A causa della sua bellezza, ha scritto, è stata anche estromessa e tenuta ai margini al lavoro per colpa di altre manager femminili e qualche volte è stata pure licenziata.

E così via. Bene, bene. Anzitutto devo dire questo: sono un English Gentleman e perciò non potrei mai al mondo, of course, raccontare la crudele verità a una bruta donna. Cioè: «Sei un cesso!» Tante sono state le volte nella mia carriera da anglolover doc (cioè, mancato) che mi sono trovato alla caccia di avventure romantiche, con davanti una donna bruta sul serio e le ho detto: «Sei così sexy sai, darling».  E non era neanche una bugia necessariamente perché più bevevo più bella diventava. In ogni caso, dopo un certo punto di una serata tipica a spasso, giocava un ruolo importante nella partita non solo l’alcol ma la disperazione. Mi sarebbe bastata pure una bidella. Ma non conosco la Brick e non ho mai sentito parlare di lei prima della scorsa settimana e quindi mi sento libero di dire quello che penso veramente della bellezza di questa signora. Aggiungo che non ho toccato l’alcol, neanche il nobile sangiovese (come è noiosa la vita senza) ormai da sette mesi. Quindi, sono lucido. E poi, certo, ormai sono sposato felicemente a una feroce romagnola. Quindi, per definizione, non sono più quel uomo disperato di una volta.

Avanti inglese! Ok. Diciamolo: La Brick non è una gran bella donna. Non l’ho vista in costume di bagno finora ma nelle foto di lei che ho visto sembra incinta. Ma non ha figli e non è incinta. Forse si tratta di una gravidanza isterica. Chissà. Ma la Brick non è neanche una gran brutta donna. Ha una faccia spiritosa e degli occhi birichini e mi sembra di capire un seno bello e prosperoso. Per dire la verità, se non fossi sposato, e la incontravo per caso una notte tenebre in qualche bosco francese farei fatica dire di no.  Quindi, la saluto. Grande, Samantha, grande! Per un motivo. Ha ragione. E ha azzeccato una cosa cattiva e per niente bella della carattere femminile, cioè: le donne odiano le donne belle, specialmente le donne belle che si vantano di essere belle. Altrimenti, come si spiega quei 1.5 milioni di commenti cattivi e critici nei confronti della Brick per un semplice articolo?

di Nicholas Farrell

E’ infuriato Mancini nel dopopartita: il Manchester City, perdendo all’Emirates contro l’Arsenal è scivolato a -8 dal Manchester United e ha visto volatilizzarsi ogni residua speranza di lottare per il titolo. E’ infuriato Mancini, in particolare con un suo giocatore che ne ha combinate di ogni: dopo soli 19 minuti è graziato dall’arbitro, che non vede un’entrataccia col piede a martello, un intervento da rosso diretto; dopo 36 minuti è ammonito per gioco pericoloso per un’inutile mossa in stile kung-fu; dopo 89 minuti riceve il secondo giallo ed è espulso per uno stupido quanto cattivo fallo da dietro. E’ infuriato Mancini. Il giocatore autore di quest’orrenda serie di falli è Mario Balotelli: doveva essere la punta di diamante di uno squadrone allestito per vincere tutto e invece è stato colui che ha messo la parola fine ai sogni di gloria. Ora Balotelli rischia da tre a sei giornate di squalifica, di essere ceduto a fine campionato come simbolo del clamoroso fiasco miliardario del City e, soprattutto, di saltare l’Europeo con la nazionale italiana.

Cosi’ come fagioli in scatola e armi da fuoco sono utili solo in caso di cataclisma finanziario. Lo dice il guru McCulley, ex capo di Pimco, che consiglia di puntare sull’azionario.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Treasuries buon investimento? Solo in caso di fine del mondo

Incredibile ma vero, la Liga è riaperta. Josè Mourinho e il suo Real Madrid sembravano aver messo le mani sul campionato spagnolo, ma il nuovo stop del Blancos, lo 0-0 in casa contro il Valencia, ha permesso ai blaugrana di riportarsi a quattro lunghezze di distanza. Alla fine della Liga ora mancano 7 giornate, e tra tre turni ci sarà il Clasico al Camp Nou. E la paura fa novanta: il Real, in meno di tre settimane, ha dilapidato un vero tesoro, passando dai dieci punti di vantaggio ai quattro di oggi.

Mourinho ha paura – I blancos possono puntare il dito anche contro la sfortuna: contro il Valencia non bastano 27 tiri e un clamoroso palo di Cristiano Ronaldo. Ottimo anche Benzema, il Madrid è superiore, ma il Valencia difende ordinatamente e con grinta. Nell’intervallo Mourinho leva Higuain e inserisce Di Maria, che si segnala soltanto per una inutile rabona. Il Bernabeu s’innervosisce e il Real anche. Negli ultimi minuti, però non basta l’assedio. L’arbitro negli istanti finali del match non vede il tocco di Victor Ruiz su Cristiano Ronaldo, che perde l’equilibro solo davanti al portiere avversario. José Mourinho, ora, ha paura: rischia di perdere un campionato che sembrava già vinto.

“Gente del nord”. Si intitola così il libro scritto dall’ex capogruppo alla Camera della Lega Nord Marco Reguzzoni, dato alle stampe sul finire dello scorso anno. Reguzzoni è uno dei più fervidi bossiani, tanto da essere per lungo tempo stato considerato il capo del cosiddetto “cerchio magico”, la corrente contrapposta a quella dei “barbari sognanti” di Roberto Maroni. Dalle pagine scritte da Reguzzoni emerge tutta la cieca fiducia, oltre che nel Capo, anche nella Family (per dirla alla Belsito). Accanto alla figura indiscussa di Umberto Bossi, nel libro dell’ex capogruppo alla Camera spiccano infatti tre nomi: Manuela Marrone, Rosi Mauro e Renzo Bossi. E’ a loro che vanno le righe più appassionate, gli ammiccamenti più spinti.

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