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Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Partenariato e sperimentazioni gestionali pubblico privato: il decreto, convertito in legge, sulle liberalizzazioni (legge di conversione n. 27 del 24 marzo) manda in soffitta le vecchie norme che hanno disciplinato la materia nell’ultimo decennio. Interessati sono il settore delle infrastrutture (project financing) e dei servizi. Obiettivo delle nuove e vecchie regole è garantire metodi e risorse del privato nella vita pubblica. Intanto cambia il nome: il partenariato pubblico-privato diventa “contratto di disponibilità” terminologia finora utilizzata solo nel codice dei contratti pubblici. Il nuovo contratto affida interamente ai privati la realizzazione di un’opera destinata all’esercizio di un pubblico servizio a fronte di un corrispettivo. A differenza della concessione e locazione finanziaria la titolarità dell’opera è del tutto privata. Il privato attribuisce con il contratto la totale fruibilità dell’opera garantendo la manutenzione e la risoluzione di tutti gli eventuali vizi. Il corrispettivo consiste in un canone di disponibilità, parametrato in maniera direttamente proporzionale ai periodi di utilizzo e anche nel caso in cui la fruibilità sia sospesa per manutenzione. In pratica l’amministrazione non rischia nulla. Prevista come nel leasing lungo delle auto anche la possibilità di riscatto da parte della pubblica amministrazione laddove vi sia un impegno economico, nel orso della realizzazione dell’opera, corrispondente al 50 per cento della spesa con la possibilità di versare un saldo all’atto del trasferimento corrispondente al valore di mercato residuo dell’opera che è possibile versare al termine del contratto contabilizzando anche i costi del canone versato. Il rischio della realizzazione e gestione dell’opera nel periodo di usufrutto dell’amministrazione aggiudicatrice è a carico del privato così come la redazione del progetto definitivo, esecutivo, e delle eventuali varianti in corso d’opera che l’affidatario può comunque prevedere per spendere meno. pur nel rispetto del capitolato d’appalto e in base ad un vaglio preliminare da parte dell’ente pubblico e delle autorità competenti. A carico del privato anche la mancata o ritardata approvazione da parte di terze autorità competenti della progettazione e delle eventuali varianti che oggi sono invece a carico della stazione appaltante. Insomma una serie di correttivi che sbilanciano a favore delle amministrazioni pubbliche i rischi legati al partenariato pubblico-privato lasciano alla parte pubblica solo i collaudi e le verifiche ai fini della sicurezza.

Secondo una ricerca italiana spegnendo un gene, frutti e piante possono diventare dei “magazzini” capaci di accumulare iodio, anziché disperderlo nell’atmosfera. La scoperta apre nuove frontiere nella medicina.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Pomodori con piu’ iodio per curare le malattie alla tiroide

Si smorza l’incertezza di fondo. Esito positivo dell’asta dei Bot a sei mesi. I titoli migliori e peggiori del Ftse Mib e i rating principali della giornata. Euro sopra $1,33. Spread sopra 320.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Borsa Milano: i tori restano al comando, vola Finmeccanica

L’America trattiene il fiato sulla sentenza attesissima relativa alla sorte della riforma di Obama della salute. Dovrà farlo ancora per qualche mese poiché  la Corte Suprema, chiamata a dire la parola decisiva sulla sua sorte, non delibererà prima di giugno-luglio, ma oggi, martedì 27, è apparso chiaro che le cose non si stanno mettendo bene per la sorte della creatura legislativa di cui il  presidente va più orgoglioso. E dovesse essere bocciata dai giudici la ObamaCare, sarebbe Obama ad essere bocciato pochi mesi prima che gli elettori tireranno le somme sul bilancio dei suoi primi 4 anni.

Quello che sta succedendo in questi tre giorni, da lunedì a mercoledì 28 marzo, sono le previste sedute pubbliche durante le quali i nove giudici supremi tengono le audizioni per sentire le ragioni pro e contro la costituzionalità della misura, che sono presentate dagli avvocati delle due parti in contrapposizione, il governo e i querelanti (26 Stati e un gruppo che rappresenta l’associazione dei piccoli imprenditori). La questione centrale è sul “mandato obbligatorio” che Obamacare ha previsto per tutti gli americani: secondo la legge votata con i soli voti dei Democratici prima delle elezioni di midterm del 2010, ognuno deve avere una polizza sanitaria, o pagata dal datore di lavoro o individuale. Chi non la possiede, dal 2014 dovrà averla per forza. Cioè dovrà acquistarla, e se sceglie di non farlo dovrà pagare una multa. Chi si oppone sostiene che il Congresso federale non ha il potere costituzionale di obbligare i cittadini a stipulare un contratto di acquisto di un servizio: se passasse questo concetto relativo ad una polizza sanitaria, non ci sarebbe alcun limite al parlamento di obbligare a fare qualsiasi altro acquisto di beni o servizi. La Costituzione, invece, è esplicita nel definire le aree di possibile intervento del governo federale, e tra queste non esiste la licenza di far comprare alcunché. Tutte le materie non citate restano di pertinenza legislativa degli Stati, e infatti i 26 Stati querelanti sono scesi in guerra contro ObamaCare su questa base.

Che cosa succederà è difficile anticiparlo con certezza, perché i nove giudici attuali sono divisi tra 4 conservatori (che sono molto probabilmente orientati a definirla incostituzionale) , 4 liberal (orientati al sì) e un nono tradizionalmente ballerino nelle sue determinazioni, anche se fu nominato da Ronald Reagan e ha una leggera inclinazione verso la destra. E’ Anthony Kennedy, l’ago della bilancia. Ogni sua parola in queste giornate è soppesata con il bilancino di precisione, perché può far trasparire la posizione che terrà al momento del voto fra tre mesi circa. Ma, secondo le domande che ha fatto oggi, è chiaro che è per lo meno molto scettico sulla costituzionalità del mandato obbligatorio. Ha detto che la Corte ha un “fardello veramente pesante di giustificazioni” da portare per richiedere che la gente acquisti una polizza. E ha identificato il mandato per l’assicurazione come la prima volta in cui il governo ha usato i suoi poteri regolamentari per forzare i cittadini a comprare un prodotto: “La ragione per cui questa misura è preoccupante è perché richiede alla gente di fare una azione concreta. E questo cambia la relazione del governo federale verso un individuo in un modo veramente fondamentale”, ha commentato Kennedy. E ciò ha fatto già esultare i Repubblicani, che sono per la cancellazione della legge.
 
Nel paese, ultimo sondaggio di ieri, solo poco più di uno su tre è favorevole alla Obamacare (36%) mentre il 47% è decisamente contrario. Che le cose non si mettano bene per Obama lo ha ammesso anche un giornalista del New Yorker esperto di Costituzione Usa e di simpatie liberal, Jeffrey Toobin. Parlando oggi alla Cnn ha previsto che “questa legge verrà bocciata. Penso che abbia un grave, grave problema”. Il suo commento è venuto dopo aver sentito le considerazioni di Kennedy, ben sapendo che tutto dipenderà da lui.
di Glauco Maggi

 

“Dite alla mia famiglia che sto benissimo, il mio morale è alto. Non preoccupatevi per me, sopravviverò per il tempo necessario a risolvere tutto”. Paolo Bosusco ha parlato con il walkie-talkie ad un corrispondente della Bbc. Il 25 marzo scorso è stato rilasciato Claudio Colangelo, rapito con Bosusco nello Stato indiano dell’Orissa dai gruppi maoisti il 14 marzo scorso. Bosusco parla del suo stato di salute. “Sebbene la situazione non sia piacevole, queste persone sono molto gentili e mi trattano bene. Dite alla mia famiglia che sto bene, ho il morale alto e non ho problemi. Nessuno mi sta costringendo a dire cose che io non desideri dire. Vorrei essere rilasciato, ma non posso farci niente. Sto aspettando il risultato dei negoziati”, prosegue nell’intervista della quale Repubblica è venuta in possesso, “qualunque cosa ne venga fuori. Sono innocente, rispetto la giungla e la gente che la abita. Spero che ci sia una soluzione pacifica per questo conflitto”

Amo la giungla – Bosusco è ottimista, spiega di amare la giungla e spera in un rilascio imminente. “Mi è stata fatta una grande ingiustizia”, spiega, “prima di tutto perchè non avrebbero dovuto rapirmi, secondo perchè ho lavorato onestamente e posso fornire a chiunque le prove di tutto quello che ho fatto qui in questi anni. Non sono qui per disturbare niente e nessuno, sono qui perchè amo la natura e gli abitanti delle tribù possono dirlo per me. Ho dedicato tanti anni della mia vita all’Orissa. Anche adesso, con tutto quello che mi sta succedendo, non mi sento di dire nulla di brutto: questa terra  mi ha reso molto felice. Se il governo mi rimpatrierà, mi sarà stata fatta un’ingiustizia due volte”.

 

 

Appena nato, il blog delle Persone-Libro, è già il punto di riferimento del movimento “Donne di Carta” (“Per un’editoria eco-sostenibile”), attualmente impegnato in Europa per promuovere la Carta dei Diritti della lettura e l’Accademia della lettura. Le quattro fondatrici esultano: la presidente Sandra Giuliani, editore (Il Caso e il Vento), Rosanna Romano, titolare di una libreria Mondadori a Roma, Monica Maggi, giornalista, e Stefania Molajoni, consigliera e responsabile della ‘cellula’ delle persone libro di Roma.

Non mi interessa la politica. Mi interessa la logica, il buon senso. E nel nostro mondo ne circola troppo poco. Ecco perché di Tav voglio scriverne oggi, senza notizie, senza pestaggi della polizia, senza violenze dannose per il Movimento.

Ho impiegato 6 ore e passa per coprire la distanza tra La Spezia e Ancona, prendendo 4 treni: La Spezia – Pisa – Firenze – Bologna – Ancona. E non erano gli anni Settanta, era qualche giorno fa. E non mi hanno pagato, al contrario, ho speso oltre 70 euro (grazie al cielo ero ospite per una presentazione). E non era un incubo. Ero sveglio.

“Sebbene la situazione non sia piacevole queste persone sono molto gentili, mi trattano bene”. A parlare è Paolo Bosusco, l’italiano ancora in mano ai sequestratori maoisti in Orissa, in India, dov’è stato rapito due settimane fa. La voce di Bosusco è stata registrata da alcuni cronisti tramite un walkie-talkie. “Dite alla mia famiglia che sto bene e che il mio morale è alto – racconta il tour operator piemontese – Certo vorrei essere rilasciato, sto aspettando i risultati dei negoziati, ma io amo stare nella giungla. Sopravviverò per il tempo necessario a risolvere tutto”.

L’associazione di utenti Codici Campania riferisce di “fondate indiscrezioni” secondo le quali “Circumvesuviana si appresta a sopprimere intere tratte in tutto il periodo che da giugno a settembre. L’azienda di trasporti, infatti, sarebbe intenzionata a interrompere il servizio per tutto il periodo estivo, in concomitanza con la chiusura della scuole. Si tratterebbe, in particolare, delle linee utilizzate in prevalenza dai pendolari: si salverebbero soltanto quelle dedicate al flusso turistico, dirette quindi alla costiera sorrentina”. Stop alle corse, dunque, per oltre tre mesi: una soluzione che dovrebbe far quadrare i conti, perennemente in rosso, dell’azienda ma che finirebbe col penalizzare migliaia e migliaia di cittadini. Per questo l’associazione Codici, che da anni segue le vicende della Circumvesuviana e spesso ha denunciato ritardi e disagi, annuncia – si sostiene – fin da ora una battaglia civile per costringere azienda e Regione Campania a non attuare lo scellerato piano di ridimensionamento.

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