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Alla fine non ci siamo smentiti neanche questa volta: il calcio italiano, una commedia all’italiana che in questo momento di crisi non fa piu’ tanto ridere. Burlesque? Tristesse, piu’ che altro.

Questi Europei ci hanno fatto tornare con i piedi per terra dopo voli pindarici dove anche il meno esperto in fatto di calcio non ha perso l’occasione per emettere sentenze da allenatore “del pallone” con tanto di expertise certificata. Tutte chiacchiere e distintivo! (Cit. “Gli intoccabili”).

Sforbiciata di 7,2 miliardi per le autonomie locali nel biennio 2012-2013. I tagli principali (3,2 miliardi) riguarderanno le risorse che le Regioni ricevono a qualsiasi titolo dallo Stato, sanità esclusa. I territori ordinari perderanno 1,7 miliardi (700 milioni quest’anno e 1 miliardo l’anno prossimo) mentre quelli speciali 1,5 (500 quest’anno e un miliardo l’anno prossimo). Questi ultimi, però, nel 2014 subiranno una ulteriore riduzione delle risorse di 1,5 miliardi. Passando agli enti locali, saranno i Comuni a fare i maggiori sacrifici, con 500 milioni di tagli nel 2012 e 2 miliardi nel 2013. La sforbiciata riguarderà i fondi di riequilibrio del federalismo o, in caso di capienza, il gettito Imu. Le province perderanno, invece, 500 milioni quest’anno e un miliardo nel 2013. Arrivano poi i parametri di “virtuosita” per la determinazione delle dotazioni organiche degli enti locali. Il provvedimento rimanda a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro il 31 dicembre 2012 d’intesa con Conferenza Stato-città ed autonomie locali, per stabilire tali parametri «tenendo prioritariamente conto del rapporto tra dipendenti e popolazione residente». «A tal fine», si legge, «è determinata la media nazionale del personale in servizio presso gli enti». A decorrere dalla data di efficacia del decreto «gli enti che risultino collocati ad un livello superiore del 20 per cento rispetto alla media non possono effettuare assunzioni a qualsiasi titolo».

”Dobbiamo fare questa riforma della legge elettorale. Bisogna trovare un modo per non avere il Porcellum”. Diceva sul serio Pierluigi Bersani l’altra mattina parlando dell’ultima pressione ricevuta dal Capo dello Stato per chiudere, in tempi rapidi, quella riforma elettorale che sta diventando l’incubo del Colle. Un po’ meno quello dei leader politici. L’opinione pubblica preme, perchè un po’ tutti i partiti hanno promesso di arrivare all’aprile 2013 quantomeno con una modifica del vituperato Porcellum, ma l’accordo tra le forze in campo è ancora lontano. Colpa, soprattutto, del Pdl. Dove Berlusconi sogna di ritornare al proporzionale secco, in modo da costringere il Paese a rivederlo al governo sostenuto da una larga coalizione (su modello tedesco), una parte del suo partito, invece, punta sulle preferenze e su un premio di governabilità piccolo al partito (non alla coalizione) vincitore. Mentre il Pd vuole ridisegnare i collegi (soprattutto al Senato) senza mollare il premio di governabilità alla coalizione (non solo al partito) vincitrice.

Mercati ai livelli pre-summit Ue. Ftse Mib cede il 2,5%. Acquisti sui Bund, rendimenti del Btp a 10 anni rislagono al 6%. Leggi l’opinione di Stephen Roach, ex Morgan Stanley. GRAFICO FTSE MIB: sessione odierna. Guarda i VIDEO e analizza l’outlook sulla VOLATILITA’, con l’analisi tecnica su EUR/USD

pubblicato da Wallstreet Italia
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Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Mario Mani di forbice, resosi conto che non gli era rimasto niente da tagliare, l’altra notte si è imposto e alla fine ha costretto i suoi riottosi ministri ad accettare la riduzione di un certo numero di Province e l’abolizione di una serie di tribunali di periferia. I provvedimenti sugli enti locali riguardano in gran parte le Regioni rosse, che vedranno aboliti molti centri di potere. Tanto per intenderci, in base ai criteri fissati dal governo,  in Emilia spariranno le Province di Cesena, Ferrara, Forlì, Modena, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini, mentre in Toscana saranno costrette ad associarsi Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato e Siena. Immaginiamo già la gioia dei livornesi all’idea di unirsi in matrimonio con Pisa, in quanto da sempre una delle battute più frequenti che si sentono da quelle parti è: meglio un morto in casa che un pisano alla porta. Ma probabilmente a Monti delle questioni di campanile e di autonomie che affondano le radici nel Medioevo poco importa. Ciò che conta è il bilancio e quello, tagliando le Province, sarebbe salvo. O così almeno si fa credere, in quanto ciò che non spende l’ente locale c’è il rischio che se lo bevano certe città metropolitane, che poi altro non sarebbero che delle maxi Province. In pratica Milano tornerebbe a papparsi Monza e dintorni, creando una specie di  super organismo. Lo stesso capiterà in quasi tutti i capoluoghi di Regione.

Se questo è il risultato, bisogna riconoscere che la montagna, anzi Monti, ha partorito il topolino. Già, perché vista con freddezza, e cioè lontani dalla confusione notturna in cui sono stati presentati i provvedimenti, la manovra di spending review è poca cosa e quella poca anche molto diluita nel tempo. Per rendersene conto bastava ieri  dare un’occhiata alla tabella del Sole 24 ore, con i suoi semafori  gialli, rossi e verdi. Sui tagli ai piccoli ospedali l’efficacia e la rapidità di attuazione era rossissima. Analogo segnale sulla riduzione del pubblico impiego e sui vincoli alle assunzioni. Tra le poche cose apparentemente di rapido effetto ce ne sono un paio come la stretta sui consigli delle società pubbliche di servizio  e la centralizzazione degli acquisti nella amministrazione statale. Peccato che anche lì ci sia il trucco, nel senso che le misure prese per ridurre il numero di politici e portaborse piazzati nel cda valgono solo se la società non eroga servizi per i cittadini. Significa che tutte le municipalizzate, ma anche le grandi multi utilities  (così gli inglesi chiamano le holding che distribuiscono gas, elettricità, acqua e così via), sono salve e potranno avere tutti i consiglieri che desiderano, o, meglio, che desidera la politica. 

Niente di nuovo anche per quanto riguarda la centrale di acquisti, che dovrebbe porre fine ai costi diversi dalle Alpi alla Sicilia. In realtà la Consip esiste da vent’anni e non ha mai funzionato, men che meno lo potrà fare ora che il decreto attribuisce il compito di comprare beni per la pubblica amministrazione alle centrali di acquisto regionali: una mossa che lascerà tutto come prima, se non peggio. 

Ma il meglio deve ancora arrivare. Da quanto riferisce il solito Sole 24 ore, il governo ha deciso di «esternalizzare» (sì, c’è scritto proprio così) i servizi di pulizia nelle scuole. In pratica, d’ora in poi non saranno più i bidelli a pulire le aule, ma una società esterna. Obiettivo dimezzare il numero di collaboratori scolastici, da 130 mila a 65 mila. Un risparmio ragguardevole, peccato che lo si raggiungerà solo nel 2030, cioè fra diciotto anni esatti. Nel frattempo cosa si fa, si paga il bidello e anche la società che svolge il servizio «esternalizzato»?

Degli ospedali naturalmente abbiamo già detto ieri. Il governo ha deciso di ridurre il numero di posti letto che passerà dagli attuali quattro ogni mille abitanti a 3,7. Un sotterfugio per non affrontare i problema dei piccoli e talvolta inefficienti ospedali, soprattutto un’ammissione di impotenza, che consentirà a molti presidi medici di rimanere esattamente dove sono, cambiando solo il nome e riconvertendosi in una diversa struttura di assistenza.

Ma, mentre a leggere nel dettaglio i provvedimenti  si capisce che gran parte delle misure è destinata a rimanere sulla carta, ce n’è una invece che è diventata immediatamente efficace ed è la nomina di altri due sottosegretari, Antonino Gullo e Sabato Malinconico, i quali dovranno occuparsi di Giustizia.  La riduzione dei tribunali non c’è ancora, ma ai piani alti del ministero che se ne occupa cresce l’affollamento. Così mentre ancora non si sa se diminuiranno i posti letto negli ospedali, già si sa che raddoppiano le poltrone.  

di Maurizio Belpietro

Una moderata soddisfazione, anche se pesa più il possibile risvolto positivo in vista della campagna elettorale che l’entusiastica adesione. La spending review approvata dal governo Monti tranquillizza il Pdl che, a differenza del Pd (che ha già avvertito: non voterà il decreto), fa buon visto al premier. Il segretario azzurro Angelino Alfano guida l’ala del partito favorevole al provvedimento, per potersi intestare in campagna elettorale il già citato risvolto positivo, cioè il mancato aumento dell’Iva in autunno o gennaio. In generale, la revisione dei conti ha fatto bene al maggior partito del centrodestra che dopo mesi di barricate si ricorda di essere liberale e, per l’occasione, potrebbe meritarsi il nome di Forza Taglia.

Leggi l’articolo di Brunella Bolloli su Libero

in edicola oggi, sabato 7 luglio

 

Le ultime finanziarie hanno messo la camicia di forza ai bilanci dei Comuni. Nel 2011 contro i tagli c’è stato uno sciopero degli amministratori che hanno voluto ribadire l’importanza dei Comuni per i servizi alla società: trasporti locali, raccolta e trattamento dei rifiuti, asili nido, ordine pubblico, vari compiti di assistenza. Ma le colpe non sono solo delle forbici statali né delle mani bucate di certe amministrazioni, sottolinea Claudio Antonelli su Libero in edicola oggi, sabato 7 luglio. La spending review dei Comuni è molto complicata, perché il rapporto tra spreco e spresa è di un quinto. I sindaci potrebbero risparmiare 270 euro a cittadino con i costi standard, invece s’indebitano e alzano le tasse, stile Pisapia a Milano, per tappare i buchi.

 

Leggi l’articolo di Claudio Antonelli su Libero

in edicola oggi, sabato 7 luglio

 

 

C’è una triste coincidenza nell’approvazione della legge regionale della Campania contro la violenza sulle donne. E’ stata deliberata pochi giorni dopo l’omicidio di Alessandra Sorrentino, la ragazza 26enne di Palma Campania (Napoli) uccisa a colpi di forbice dal marito. L’aula le ha dedicato il provvedimento, approvato all’unanimità. Quattro pagine di buone intenzioni, una legge che punta all’integrazione dei servizi territoriali antiviolenza di genere, rafforza i percorsi di assistenza e il sostegno alle associazioni di volontariato, e istituisce l’Osservatorio regionale della rete antiviolenza per promuovere campagne di informazione, sensibilizzazione, monitoraggio e protocolli d’intesa. I dati raccolti verranno pubblicati sul sito della Regione ogni biennio. Dettaglio importante: i componenti dell’Osservatorio e del centro di coordinamento dei servizi territoriali antiviolenza, in capo all’ospedale San Paolo di Napoli, non percepiranno nemmeno un euro.

“Le condizioni offerte dalla Russia sono più vantaggiose” rispetto a quelle proposte da Unione europea e Fondo monetario internazionale. Parola del presidente della Repubblica di Cipro, Demetris Christofias, chiamato ad evitare il crack nazionale. Conosciuto come l’ultimo comunista d’Europa, il politico classe 1946, laureato in Filosofia a Mosca e contrario a suo tempo all’entrata dell’isola nella Ue, ha spiegato così la sua convinzione. Primo: la Russia non ci “impone alcuna condizione in cambio dei soldi”. Secondo: “il tasso di interesse richiesto per il prestito è più vantaggioso” di quello europeo. Impossibile conoscere i dettagli delle proposte avanzate dai due offerenti. Di certo Cipro (qui ci si riferisce alla metà meridionale dell’isola, non quella riconosciuta dalla Turchia come Repubblica Turca di Cipro del Nord) potrebbe essere il primo membro dell’Ue a farsi salvare da Mosca invece che dall’accoppiata Washington-Bruxelles. Uno smacco simbolico, visto che la minuscola repubblica è diventata proprio ora presidente di turno della Ue.

A chi è nato e cresciuto in epoca di media “uno a molti” – come la tv – la libertà di Internet non piace proprio. Paola Ferrari, conduttrice di RaiSport, volto di Notti Europee e di numerosi programmi calcistici Rai, si è imbufalita per le critiche e i commenti caustici di molti utenti che non hanno gradito la sua conduzione in tv prima e dopo le partite. Per tutta risposta ha deciso di citare in giudizio per diffamazione non uno o più utenti Twitter, bensì Twitter in quanto tale, ovvero una piattaforma con oltre 150 milioni di utenti sparsi in tutto il mondo. In particolare, riferisce l’Agi, causa scatenante di tanta rabbia sono stati “epiteti anonimi e offensivi, alcuni dei quali irripetibili, con pesanti allusioni fisiche, insulti riferiti all’età e a presunti rifacimenti estetici”. La Ferrari chiederà un “maxi-risarcimento” che, se ottenuto, verrà devoluto totalmente a favore delle famiglie delle vittime del terremoto in Emilia.

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