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“Vi ricordate del 25 luglio? Prima o poi, i potenti troppo sicuri di sé incontrano questa giornata delle streghe e vanno a sbattere. Il 25 luglio 1943 Benito Mussolini cadde, sfiduciato dal suo stesso partito, e fu arrestato da un Savoia che lui disprezzava, il re Vittorio Emanuele III. I paralleli personali sono sempre molto rischiosi. Umberto Bossi non è certo il Duce. Eppure  anche per il Senatur è scoccata l’ora più tragica: quella delle dimissioni”, spiega Giampaolo Pansa su Libero in edicola oggi, venerdì 6 aprile. I due casi, le due dimissioni, i due uomini sono profondamente diversi, ma come Mussolini, il leader leghista è stato travolto dai suoi errori e dalla corte di profittatori che hanno sfruttato la malattia per impadronirsi del partito. Le analogie tra il Duce e il Senatùr, insomma, esistono.

 

Leggi il commento di Giampaolo Pansa su Libero in edicola oggi, venerdì 6 aprile

 

La prima Lega era contro il sistema. La seconda Lega è stata dentro il sistema. La terza Lega cosa sarà? Proviamo a dare una risposta partendo dal fatto che ieri, anche dentro via Bellerio, hanno dovuto prendere atto che si è chiusa una lunga stagione politica. Quella legata alla leadership di Umberto Bossi, il quale resterà il Santo Graal, il Timoniere padano, il Capo, il Segretario, il quel-che-volete, ma senza più i poteri d’un tempo”. Introduce così il suo ragionamento Gianluigi Paragone, che spiega come Bossi abbia fallito perché ha mollato i suoi su tasse, costo del lavoro, protezione delle partite iva e burocrazia. In questo contesto c’è solo un uomo con cui possa ripartire la Lega Nord: è Roberto Maroni. L’ex ministro è l’unico in grado di raddrizzare la rotta.

 

Leggi il commento di Gianluigi Paragone su Libero in edicola oggi, venerdì 6 aprile

 

Certo, l’uscita di scena del vecchio guerriero padano si ingoia la cronaca; ma forse sulle stesse dimissioni di Umberto Bossi pesa anche la domanda inquietante che ieri Libero s’è posta: e se per Bossi -come per Gianfranco Fini- esistesse una personalissima “casa di Montecarlo”? Perchè, in fondo, ieri, avevamo gentilmente chiesto al partito che fine avessero fatto quei 480mila euro ricavati dalla vendita di un appartamento milanese lasciato in eredità a “Bossi Umberto quale segretario della Lega Nord” da parte di Caterina Trufelli ottuagenaria appassionata leghista. Avessimo ottenuto non dico un chiarimento, ma almeno un refolo di spiegazione, un brandello di scuse, finanche il solito “vaffa” condito dalla sindrome del complotto “contro l’unico movimento di popolo antipartitocratico”.  Nulla di nulla. La notizia, pur tambureggiata via radio, tv e internet è galleggiata nell’oblio dei leghisti; i quali, ad onor del vero, in serata, con le dimissioni del Capo avevano altro a cui pensare. Eppure la storia della Caterina Trufelli, classe ’31 di Cignogara frazione di Viadana, di terra padana che più padana non si può, merita il racconto.

L’anziana militante -che pare avesse tra i desideri più intimi l’aver le proprie ceneri cosparse nel Po- era defunta il 10 maggio 2010. Non dopo, però, aver ottenuto il bello e ampio appartamento di sette vani al sesto piano di viale Mugello 6, zona viale Umbria che era stato al centro di una feroce disputa giudiziaria tra Caterina stessa, la sorella Annamaria Monis e la madre Iolanda per chissà diavolo quale acredine familiare. Quell’“intero immobile” assegnatogli dal tribunale di Milano con balconcini, cantina, solaio e “rendita catastale  di euro 958,03” era tutto il suo mondo. E, non potendolo dare in lascito alla sorella Roberta scomparsa prematuramente, nè al nipote scavezzacollo con quale la donna aveva ferocemente litigato («Sono stata da lui insultata e minacciata, lo escludo totalmente dal beneficio, rinnegando la parentela se possibile»); be’, insomma, la Caterina aveva ritenuto, nella fedeltà della militanza, di redigere nuovo testamento a favore del partito nella figura di Bossi segretario, indirizzando le sue volontà all’avvocato Francesca Passerini, esecutore testamentario della signora nonchè procuratrice speciale dell’Umberto stesso. La signora Caterina lascia questo mondo il 10 maggio 2010; e lascia l’immobile a Bossi. Il quale – senza usare avvocati e/o notaio avvezzi agli affari della Lega – accetta il lascito e lo pone in vendita. E l’appartamento trova immediatamente un’acquirente in tale Angela Torazzi “non coniugata”, la quale lo rileva il 1 febbraio 2011.

Il prezzo concordato è di 480.000 euro, pagato con assegni non trasferibili del valore di 17.305,06, 19.126,32 , 2.741,02  e 1.445 euro, nonché circolari di 113.568,62, 250.000 e 75.813,98 euro. Il 25 febbraio 2011 l’Agenzia del Territorio registra contemporaneamente i due atti, l’accettazione e la compravendita. Tale pratica, soprattutto in casi di lasciti ai partiti legalmente rappresentati dai propri segretari, è abbastanza comune. Per dire, sia Amintore Fanfani con la vecchia Dc, sia Giorgio Almirante nell’epoca d’oro del Msi, accettavano eredità da elettori affettuosi; e le giravano immediatamente nella disponibilità del partito. La procedura d’acquisizione e vendita richiedeva obbligatoriamente comunicazione congiunta alla Camera. Bossi Umberto non vi ha provveduto, violando regolamenti ed etica parlamentare. Ma il dubbio più pesante riguarda la consegna dei 480mila euro nella casse del partiti sotto forma di erogazione volontaria liberale. Secondo fonti interne non appare ancora da nessuna parte, nonostante la scadenza dei termini di prassi (di prassi, non di legge: il bilancio ufficiale di partiti si chiuderebbe il 30 giugno, ma tempo per versare in un anno e passa ce n’era).

Dal testamento olografo della donna traspare la volontà di una fiera femmina padana: «Io sottoscritta Caterina Trufelli, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali revoco ogni mio precedente testamento e nomino erede universale l’onorevole Umberto Bossi, quale segretario della Lega Nord…». Sarebbe doveroso sapere se ad essa sia stato dato seguito.
di Francesco Specchia

 

E quattro! Dopo il Trota, la moglie Manuela Marrone, Roberto Libertà e Rosi Mauro, ad avere svoltato nell’ultimo anno-anno e mezzo c’è anche il figlio di primo letto di Umberto Bossi. Si chiama Riccardo Bossi, ed è nato il 6 maggio 1979 dal primo matrimonio del Senatur con Gigliola Guidali (la donna che poi si separò secondo la leggenda per avere appreso assai tardi che il marito non era medico ed era falso che si recasse ogni giorno in ospedale come diceva).

Riccardo è noto alle cronache sportive come buon guidatore di rally (per anni ha corso con la scuderia della Renault). Qualche volta è pure finito sui rotocalchi per qualche avventura galante con pupe della tv. Nel 2007 fu a un passo dalla partecipazione all’Isola dei famosi, ma il padre ne cassò ruvidamente le ambizioni: «Lo prendo a calci in culo». Un paio di anni fa sembrava volere intraprendere pure la carriera giornalistica, e iniziò a commentare i gran premi di formula uno su La Padania. Nell’ultimo anno però è arrivata la vera svolta: Riccardo è diventato finalmente imprenditore come sognava di fare fin da ragazzino. Non ancora ventenne aveva messo in piedi una mini impresa individuale, la Medical di Riccardo Bossi, che commerciava all’ingrosso articoli medicali ed ortopedici. Non funzionò, e fu chiusa il 31 ottobre 1999. Poco più di un anno fa la prima occasione: Riccardo compra dai quattro azionisti che la possedevano l’80% del capitale della Sport Life management, società che era stata messa in liquidazione e che ora gestisce proprio la sua immagine e gli eventi sportivi legati alle corse rally a cui partecipa come pilota. È diventato padrone di se stesso insieme all’amico Alessandro Di Napoli (un napoletano che vive a Roma) che ha preso il restante 20% del capitale. A vendergli le quote un brasiliano che ha firmato l’atto al consolato generale di Italia a Curitiba, due azionisti fondatori (Alberto Anselmi e Gabriella Rizzo) e un altro amico, Fulvio Mastrangelo, che fa il commercialista a Milano. È stato proprio quest’ultimo a proporgli una seconda avventura imprenditoriale, dai connotati freschissimi, visto che è partita fra fine febbraio e i primi di marzo.

Riccardo Bossi ha infatti costituito il 5 marzo 2012 insieme a Mastrangelo, all’amico Di Napoli e ad Eliana Cometa (che rappresentava la Jet set International srl) una nuova società, la Flytrade srl che avrà sede nello studio Mastrangelo. Siamo solo agli inizi, e quindi il business è ancora tutto da venire. La Flytrade ha come oggetto sociale principale l’attività di agenzia di viaggi e tour operator, ma potrà occuparsi anche di «organizzazione di eventi, meeting e convegni» , di «noleggio auto, jet privati, yachts ed elicotteri», di pr e pubblicità e perfino della gestione diretta di «alberghi, residences, ristoranti e centri benessere». In linea con la svolta professionale, Riccardo Bossi ha ricostituito anche una impresa individuale con il suo stesso nome: fondata il 16 novembre scorso, avrà come attività il procacciamento di «affari di vari prodotti senza prevalenza di alcuno».
di Fosca Bincher

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UDINE – La sua vita era austera, fatta di poche cose semplici, genuine, era un solitario, non sperperava un centesimo, la sua casa era sobria, riscaldata da una stufa a legna. Tutti credevano che Fioravante Avella, un 85enne

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