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Era solo una formalità. Ma ora renzo Bossi non è più un consigliere della Regione Lombardia. Il Trota, figlio dell’ex leader leghista Umberto Bossi, ha rassegnato le dimissioni martedì mattina nelle mani del capogruppo leghista al Pirellone Galli. Renzo è accusato di aver utilizzato dei soldi destinati al partito per le sue spese personali. Le dimissioni verranno ratificate dal Consiglio regionale nella seduta del 17 aprile. La base leghista, con il passo indietro del Trota, ha ottenuto un primo risultato, ma i militanti duri e puri vorrebbero l’espulsione del simbolo di questo scandalo, Renzo, dal movimento leghista.

Ora tocca a Rosi Mauro – E la stessa base è in pressing sull’altro emblema del crollo leghista, Rosa Angela Mauro, detta Rosi, la ‘badante’ del leader Umberto Bossi, che come spiega il vicedirettore di Libero, Fausto Carioti, sul quotidiano in edicola oggi, “in queste ore deve decidere a chi ispirarsi. Da un lato c’è l’uomo cui lei deve tutto, il leader della Lega Umberto Bossi. Il quale, appena lo scandalo ha iniziato a lambire la propria famiglia, si è dimesso da segretario del Carroccio, per sganciare quanto più possibile la vicenda personale da quella del partito da lui fondato. L’altro modello è Gianfranco Fini. Quando venne a galla la storia dell’appartamento di Montecarlo, donato da Anna Maria Colleoni ad Alleanza nazionale, ceduto da An «ad un prezzo inferiore a quello di mercato» (come certificò il gip di Roma) e andato curiosamente in affitto al fratello di Elisabetta Tulliani, Fini scelse di restare aggrappato alla carica di presidente della Camera. Nonostante molti, anche nel suo partito, gli consigliassero di mollarla”. Ma se vuole provare a salvare la Lega Nord, la scelta di Rosi è obblgata: deve dimettersi dalla vicepresidenza del Senato e dalla guida del sindacato leghista, il Sin.Pa.

Era solo una formalità. Ma ora renzo Bossi non è più un consigliere della Regione Lombardia. Il trota, figlio dell’ex leader leghista Umberto Bossi, ha rassegnato le dimissioni stamattina nelle mani del capogruppo leghista al Pirellone Galli.


pubblicato da Libero Quotidiano

Renzo Bossi si è ufficialmente dimesso

Nell’età dell’ignoranza in cui viviamo è sempre confortante che qualcuno scopra l’importanza dello studio. Perfino Libero, per anni organo ufficiale dell’anti-intellettualismo bossian-tremontiano, ormai definisce “complessati del pezzo di carta” Rosy Mauro e Renzo Bossi che sono andati all’estero a comprarsi l’agognato titolo di “Dottore”. Camillo Langone scrive però di essere deluso perché, in passato, aveva votato qualche volta per la Lega perché “mi piaceva il loro anti-intellettualismo così raro nella politica italiana ingombra di professori e di saccenti” (domenica 8 aprile 2012, p. 8).

L’articolo di Massimo Fini sul nostro giornale, un omaggio commosso alla statura politica di Bossi, mi avrebbe fatto veramente drizzare i capelli se mai ne avessi avuti ancora qualcuno. Dirò meglio allora: mi si è rivoltato lo stomaco. Se l’avessi letto su “Libero” o “il Giornale” o “la Padania” come sarebbe scontato, sia pure a sua firma mi avrebbe fatto sorridere di compassione per l’autore. Leggerlo sul “Fatto” mi ha fatto venire i sorci verdi. Va bene la provocazione, e lui è un maestro in questo, ma qui si esagera tanto più che non visto nessun dibattito di idee. E forse è giusto così. Di fronte a quella opinione non vale la pena dibattersi. Ma a me disturba che nessuno abbia nulla da dire. Neanche l’ottimo articolo di Furio Colombo del giorno dopo, infatti, e con lo stesso argomento, fa cenno a quell’articolo di Fini, antitetico, comparso sul suo (nostro) stesso giornale.

Ieri le annunciate e oggi saranno ufficiali. Renzo Bossi è entrato questa mattina al Pirellone per formalizzare le sue dimissioni da consigliere regionale annunciate ieri dopo lo scandalo che ha investito la Lega Nord.

Il figlio del Senatur è entrato nella sede del Consiglio lombardo evitando i giornalisti che lo attendevano da stamane. Ora Bossi junior incontrerà Stefano Galli capogruppo del Carroccio in Consiglio regionale lombardo.

Il passo indietro, annunciato dal Trota a TgCom24, era stato chiesto nelle ultime ore da militanti ed esponenti leghisti con insistenza. “Non sono indagato – ha spiegato il consigliere– ma credo che sia giusto e opportuno per il mio movimento fare un passo indietro”.

Le crisi economiche in Europa, prima delle recente globalizzazione di cui non abbiamo finito l’esperienza, potevano essere lunghissime. Cento anni, come hanno scritto Hobsbawn e Trevor-Roper in un libro di Aston (Crisis in Europe 1550-1650), o anche di più (De Vries, The economy of Europe in the age of crisis: 1600-1750).
Giorgio Cosmacini (Storia della medicina e della sanità in Italia ) accetta l’idea della crisi, la fa sua e addirittura la usa come titolo di un capitolo. In verità a Padova, mentre il potere di Venezia sui mari cominciava a declinare, si continuò ad investire sull’Università mantenendo costante il numero dei professori e finanziandola con una tassa di cittadinanza ed una su tutti i carri che entravano a Padova.
Il Senato di quella Repubblica in cui operavano persone come i Morosini e Paolo Sarpi, continuava ad avere interesse alle migliaia di studenti che accorrevano a Padova facendone la prima università europea. I professori vi lavoravano alacremente – Galileo Galilei disse di aver passato colà i migliori anni – stimolati dai rettori (cioè dai rappresentanti degli studenti).
In un tempo di “crisi generale” così la chiama Hobsbawn la linea di galleggiamento in Europa fu mantenuta grazie alla supplenza ed alla concorrenza del privato col pubblico, cioè delle accademie. Erano una novità e contribuirono al dibattito generale ed al progresso della cultura (Aniello Montano, I Testimoni del tempo, 2011). Accademia Cosentina, Accademia dei Segreti, Accademia della Crusca, Accademia dei Lincei, Accademia del Cimento, Royal Accademy, Accademia di Francia, Accademia di Clermont, Accademia degli Investiganti.
Antonio Genovesi scrisse che si trattava di “un bellissimo frutto”. Per Marc Fumarolì le accademie furono gli “alleati extra muros” delle università. Le accademie operarono bene perché generarono lo scambio diretto ed indiretto con le università senza costo per gli stati, “infatti quei circoli di eruditi non avrebbero potuto iniziare o lavorare con efficienza e creatività senza una diretta connessione con le università. Essi sono stati i nuclei vitali degli intellettuali europei”.
Accanto alle accademie, per tornare a Venezia, c’erano i palazzi della politica. C’era la Nave d’Oro, c’era Palazzo Morosini, e a Padova il Circolo di Gianvincenzo Pinelli citato da Fumaroli. La Nave d’Oro era una casa di mercanti di proprietà di Bernardo Sechini padre di un giovane intellettuale che aveva studiato a Lovanio, un uomo di capacità che di gran lunga eccedevano quelle necessarie alla sua attività. Persone di diversa origine e stato sociale vi si ritrovavano. Arrivi, partenze, lavori, ospiti, affari di stato, affari correnti, spedizioni, pesti del mediterraneo, affari privati dei nobili, degli uomini di chiesa e dei borghesi erano occasioni di dibattito e di gossip. Tutte le novità arrivavano alla Nave d’oro, In quel posto, ha scritto Fulgenzio Micanzio, si ritrovavano “persone galanti e virtuose” con le quali Paolo Sarpi amava discutere. La Nave d’Oro fu un posto importante per la vita e il destino di Venezia “Un luogo per le novità e le discussioni”.
In Venice a maritime republic Frederic Lane ha scritto che “ i giovani trovavano ispirazione dalla particolare atmosfera del “ridotto” di Palazzo Morosini a San Luca [molto di più che un’accademia], presieduto da Andrea Morosini. Quel “ridotto” è un esempio dei nuovi centri sociali sviluppatisi nella società europea. Venezia aveva un largo numero di accademie dedicate più alle scienze naturali che alle lettere”. In quel ridotto si incontravano Galileo Galilei, Santorio Santorio (il fondatore della moderna medicina), Fra Paolo Sarpi, Andrea ed Antonio Morosini, Giovambattista della Porta fondatore della Accademia dei Segreti a Napoli, Leonardo Dona che fu doge, Prospero Alpini (lettore dei semplici e direttore del primo orto botanico universitario del mondo), Niccolo Contarini, Francesco Sagredo, Agostino Mula. Persone di mente aperta che si ritrovano nei libri di storia su Venezia. Persone non afflitte dal problema delle due culture. Le due culture dialogavano ogni giorno prendo a prestito l’una dall’altra, costruendo qualcosa che era molto più grande e al di là delle singole culture. Inoltre c’erano “segretari, nobili mercanti, come i Morosini, politici, uomini di stato, che si riunivano sulla base dell’eguaglianza e parlavano liberamente delle cose che interessavano loro”. Venivano così evitati anche i rituali adottati dalle stesse accademie. In quel posto ogni nuova idea che veniva da fuori veniva ben accolta e discussa. Questo fu il caso anche nella primavera del 1509 all’arrivo della notizia che era possibile combinare le lenti per ingrandire gli oggetti, il che stimolò Galileo Galilei a riscoprire e ad assemblare il cnnocchiale in pochi mesi con l’aiuto dei lavoratori specializzati nel vetro e che fu possibile puntare sul cielo.
Gian Vincenzo Pinelli, nacque a Napoli nel 1535 e vi studiò, poi poco più che ventenne si spostò a Padova attirato dalla vivacità della città, dalle tante case editrici, dall’orto universitario dei semplici. A Padova molto investì in una biblioteca ricca di manoscritti greci e di molte migliaia di libri stampati. Nella sua casa – una accademia informale – si alternavano e si riunivano intellettuali del calibro di Tasso, Giovambattista della Porta, Nicolas de Peiresch, Paolo Sarpi. Pinelli suggerì al giovane Galilei di far domanda per l’insegnamento della matematica al Senato della Repubblica e in quella casa Galilei preparò le prime lezioni che diede all’università, quella casa che Fulgenzio Micanzio in Vita di Padre Paolo definì “posto di tutte le muse e accademie delle virtù a quel tempo”.
In quel tempo all’università di Padova lavorarono Galilei, Vesalio, Realdo Colombo, Falloppio, Girolamo Fabrici d’Acquapendente, Girolamo Mercuriale, Giacomo Zabarella. Vi aveva studiato Copernico e vi studiarono Santorio Santorio, Prospero Alpini, William Harvey. A Padova tra Galilei e Santorio furono inventati il primo termometro, il primo termometro clinico, il primo cronometro per la misura della frequenza cardiaca (il pulsilogio), fu cioè inventata la medicina quantitativa e, ad opera di Montano, anche l’insegnamento medico a letto del malato. Inoltre, come ha scritto Giuseppe Ongaro, fu decisa l’istituzione di una cattedra dedicata alla prognosi delle malattie e si cominciò anche, con Prospero Alpini, a distinguere le malattie in acute e croniche (De longitudine et brevitate morborum ). Comunque l’integrazione tra le due culture era a Padova un dato di fatto, una routinarietà, e gli umanisti non vivevano come una maledizione il fatto che ci fossero più accademie dedicate alle scienze naturali.
A Padova successe cioè tutto quello che Leopardi nelle Operette Morali fa dire a Copernico ”gli uomini se pur sapranno o vorranno discutere sanamente, si troveranno essere tutt’altra roba da quello che son stati fin qui o che si hanno immaginato di essere”. Infatti dopo che il 30 gennaio 1610 Galileo puntò il cannocchiale sul cielo nulla fu più come prima.
Cosa ci insegnano la Serenissima e la sua università dove il Senato della Repubblica chiedeva ai professori di dare anche lezioni private. Innanzi tutto che abbiamo bisogno di un nuovo privato, che abbia la stessa generosità ed intelligenza di quello che generò le accademie. Ovviamente nessuno pensa di resuscitar le accademie, perché la scienza , la cultura si promuovono nelle forme proprie del tempi. Modelli da adottare come ne abbiamo tanti quanti sono i centri di eccellenza in tutti saperi. Se dovessi sceglierne uno, però senza scaldarmi troppo, suggerirei il Santa Fè Institute di Murray Gell-Mann, “un genio specialista del mondo “, il fondatore della plectica “che in greco significa intrecciato, contorto” (Riccardo Chiaberge).
Niente può essere più come il passato. Del passato ci deve rimanere l’interesse ai giovani di talento, ad entusiasmarli allo studio, a creare le condizioni che rendano possibile la loro formazione. Il passato non si ripete in una società alfabetizzata. Non accaloriamoci troppo sui modelli, dobbiamo solo fare in modo che il privato, cioè ognuno di noi, si renda disponibile, seguendo le buone regole, con tanto studio, passione ed entusiasmo, perché come dice Valentino Braitemberg (Il Cervello e le Idee, 1984) “la mancanza di entusiasmo è un peccato”. Non bisogna essere pessimisti. Claude Allègre, ministro della ricerca in Francia nel Governo di Lionel Jospin (L’impresa scientifica di Dio, 1999), ha ben argomentato che “negli anni venti del secolo scorso c’erano meno di duecento fisici e che le loro scoperte non sono dipese dai mezzi a loro disposizione ma dalla loro immaginazione” anche “se la scienza ed il capitalismo si sono sviluppati in simbiosi”.
In linea di principio l’accordo è certamente generale, ma tradurre l’aspettativa in fatti non è semplice perché l’Europa delle patrie – che abbiamo costruito con entusiasmo, e certo anche con generosità, distinguendo spesso con l’intelligenza tra le cose possibili ma non ottime, e le cose ottime ma impossibili – è anche diventata un luogo di competitività non usuale, isterica, perché non in tutte le stagioni nascono persone capaci di creare il futuro. Però solo come cittadini d’Europa si potrà trovare la misura per pensare e realizzare un progetto del genere. Condizione preliminare è l’apertura totale al contributo delle donne, l’altro 50% del genere umano. L’Europa con le sue radici giudaico-cristiane, l’Europa della filosofia greca, dell’Umanesimo, del Rinascimento, il continente dove sono nate la banche e dove è iniziato lo studio dell’atomo, ha un background necessario e sufficiente.

Casa Italo fa una nuova tappa. In attesa del 28 aprile, giorno in cui debutta ufficialmente il nuovo treno ad alta velocità Italo, oggi apre alla stazione Tiburtina, Casa Italo, l’innovativo centro servizi per i viaggiatori di Ntv. La struttura e’ temporanea ed e’ collocata in piazza Ipogea, a pochi metri dall’ingresso della stazione e della metropolitana B. La seconda Casa, quella ufficiale, sara’ aperta entro l’estate sulla
‘piastra’ quando saranno ultimati i lavori. A Roma Ntv ha fatto una scelta innovativa rispetto alla tradizionale Termini, e ha puntato su due stazioni,
Tiburtina che e’ la nuova grande stazione Av della Capitale e che costruira’ il principale hub di Italo, e Ostiense che ha una funzione complementare a
Tiburtina e serve una zona della città particolarmente importante per i viaggi di affari e lavoro. Quella di Tiburtina e’ la sesta Casa Italo ad aprire i battenti, dopo Milano Garibaldi e Rogoredo, Napoli, Bologna e
Firenze Santa Maria Novella. Nel centro servizi i passeggeri possono ricevere informazioni e assistenza personalizzata, connettersi al wi-fi gratuito nell’area di sosta breve e dopo l’apertura delle vendite acquistare o modificare i biglietti.

Nel mese di febbraio, in Campania, sono aperte 5.946 partite Iva in crescita dell’11,96 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno. E’ quanto emerge dai dati del Dipartimento delle Finanze che fa capo al ministero dell’Economia. Secondo gli esperti, a febbraio sono
aperte oltre 55 mila nuove posizioni in Italia. La Campania è al terzo posti in Italia dopo Lombardia (8.746) e Lazio (6.421).

tovato su: Il Denaro

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La gravità della crisi della Lega non è tanto nel manifestarsi dei vizi e delle debolezze che l’accomunano a quegli esponenti di altre formazioni che vestono i panni ora degli agenti immobiliari pronti a svendere i patrimoni del proprio partito, ora dei destinatari di regali tutt’altro che disinteressati.
Il problema vero è nell’esaurimento della sua stessa ragion d’essere: in un’età che vive gli effetti più devastanti della globalizzazione economica, perde consistenza il progetto imperniato sull’autonomia – federalista o secessionista che sia – della Padania.
Quando le piccole imprese non sono più in grado di competere nei mercati globali; quando fra i cittadini si manifesta sempre più la richiesta di una difesa degli interessi nazionali, è inevitabile assistere all’incrinarsi tanto della potenziale base di consenso, quanto delle istanze che hanno presieduto all’affermazione dei leghisti.
L’uso improprio dei finanziamenti pubblici del partito è soltanto un fenomeno esteriore.
Le attuali condizioni in cui versa la Lega confermano da un lato la natura assolutamente in linea con la partitocrazia e, dall’altro, certificano gli effetti di un processo che risente dell’adesione all’Euro e della nostra intrinseca debolezza economica sullo scenario geo-economico.
Nelle condizioni date, un partito come la Lega vede venir meno la stessa acqua dove nuotare e finisce per dibattersi disperatamente.
Non sarà il solo soggetto politico a dover fare i conti con la realtà che va profilandosi, perché l’epoca che viviamo è ben più sconvolgente di quanto è accaduto nell’Europa dell’est all’indomani del 1989.

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