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ruspe al lavoro nella spiaggia di Cornino, Trapani

ruspe al lavoro nella spiaggia di Cornino, Trapani

Prima di stendere il telo sulla sabbia provate a vedere di che pasta è fatta. L’innalzamento dei mari sta cambiando la geografia delle coste italiane cosicché, in molti casi, per non perdere porzioni di costa e turisti, le amministrazioni comunali sono costrette a ripascere le spiagge da ‘cave di sabbia marina’. Navi dotate di potenti sistemi di aspirazione vanno al largo e succhiano sabbia dai fondali per poi scaricarla sulle spiagge erose. Ma non sempre questa operazione va a buon fine: a Poetto, provincia di Cagliari, e a San Benedetto del Tronto i bagnanti hanno trovato mare nero e schiumoso e puzza ovunque. La sabbia importata era semplicemente incompatibile, un’altra rispetto a quella originaria.

Quali sono le conseguenze del ripascimento? Studi americani hanno dimostrato che l’erosione delle spiagge ‘ritoccate’ è due o tre volte più veloce rispetto a quelle ‘vergini’. Inoltre, questa attività è molto costosa e deve essere ripetuta periodicamente. Infine, viene alterato l’equilibrio biologico della costa. I bulldozer che si muovono sulla sabbia ne modificano la struttura e la consistenza disgregandone la compattezza e distruggendo tutti i principi nutritivi che attirano la vita marina. Se non c’è cibo, un volatile cambia costa.ruspe al lavoro nella spiaggia di Cornino, Trapaniruspe al lavoro nella spiaggia di Cornino, Trapani

Un’alternativa c’è. I sindaci che hanno a cuore le loro coste (e dunque anche il turismo) devono vietare la movimentazione della sabbia tramite mezzi meccanici invitando, per esempio, le scolaresche ad adottare le proprie spiagge. I ragazzi sarebbero ben contenti di divertirsi ripulendole manualmente dalle scorie accumulate in inverno. Così facendo si realizzerebbe un valido corso di educazione civica e un notevole risparmio economico e ambientale per il Comune. I volontari Wwf nelle oasi di Burano, Dune Forte dei Marmi o di Pescara, eseguono questa pratica con il risultato che le spiagge non sono più a rischio erosione, anzi oggi hanno le dune.

Queste sono una naturale barriera contro il fenomeno dell’innalzamento dei mari. Negli Stati Uniti, in Francia e Olanda, per stabilizzare le spiagge, anche in seguito a interventi di ripascimento, si restaurano dune preesistenti o se ne ricreano di nuove. Cambiare si può. Basta conoscere.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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