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Dopo le accuse di Report, le lusinghe di Grillo e le minacce di Donadi si continua a parlare di Antonio Di Pietro. Ma stavolta a farlo sono i sindaci di due importanti città del Mezzogiorno, Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, e Leoluca Orlando, primo cittadino di Palermo. Dalle loro parole traspare una critica al partito e al suo capo, ma anche la necessità e la voglia di tagliare i ponti con quel che è stato e ricominciare.

“Servono segnali chiari. Chiudere quell’esperienza e pensare a un progetto fuori dai partiti”. Lo auspica De Magistris rivolgendosi a Di Pietro in un’intervista concessa al nostro giornale. Il primo cittadino parla degli errori dell’ex magistrato: “Non ha affrontato in modo chiaro e netto la questione morale, non ha aperto ai più giovani, ha proseguito con una gestione verticistica del partito” e critica la sua strategia politica: “Non basta più aprire, come aveva fatto l’Idv, a esponenti della società civile e farli eleggere. Serve uno smottamento complessivo”. Il suo sguardo è già rivolto al futuro quando annuncia la lista “arancione” che lancerà entro Natale per correre alle politiche con il centrosinistra.

L’altro sindaco Idv, Leoluca Orlando, primo cittadino di Palermo, è ancora più duro su La Stampa: “L’Idv non è finito. E’ morto. Come tutti i partiti”. Orlando, però, allarga il discorso del suo partito a tutta la politica italiana criticando il sistema partitico attuale: “Sono stato eletto sindaco con il 58 per cento dei voti. La coalizione che mi sosteneva ha preso il 14 e l’Idv l’11 per cento. Vuol dire che il mio partito non era in condizione di rappresentare il consenso che io ho ricevuto” e cita anche i casi di Tosi a Verona e Pizzarotti a Parma. “La soluzione per l’Idv non è accucciarsi in un recinto ai piedi del Pd o di Grillo – continua Orlando – Bisogna pensare a quel 53% di siciliani che nemmeno Grillo è riuscito a convincere”.

E i due sindaci non risparmiano un commento sul leader del Movimento 5 Stelle. Secondo Orlando “Grillo non è la malattia. Grillo è il termometro”, mentre De Magistris, pur considerando M5S una risorsa, è più aspro: “Grillo deve capire che non può considerarsi l’Unto del Signore. Non è lui l’unico depositario della verità”.

E Massimo Donadi torna sulla polemica. In risposta al collega di partito Pierfelice Zazzera che chiede le sue dimissioni, invita Di Pietro a “fare almeno due passi di lato”.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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