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Un ultimatum al presidente Mohamed Morsi: “Via entro le 17 di martedì 2 luglio altrimenti sarà disobbedienza civile”. L’annuncio arriva con un comunicato firmato dai Tamarod, il gruppo dei ribelli. Gli attivisti chiedono inoltre “alle istituzioni dello stato, compresi l’esercito, la polizia e la magistratura, di sostenere apertamente la volontà popolare, così come emerge dalla folla”. Il messaggio respinge l’appello al dialogo arrivato da Morsi, perché “non c’è alcuna possibilità di accettare soluzioni a metà. Non ci sono alternative alla fine pacifica del potere dei Fratelli Musulmani e del loro rappresentante, Mohamed Morsi”. A lanciare l’appello, gli oppositori del leader egiziano eletto esattamente un anno fa, dopo la rivoluzione che ha sconvolto il Paese. La presa di posizione arriva con le manifestazioni che hanno riempito le strade de il Cairo. Almeno sette morti e oltre 600 feriti il bilancio degli scontri tra i sostenitori e gli oppositori del presidente.  

Cinque vittime si sono registrate ad Assiut, Beni Suef e Fayoum, a sud del Cairo; due nell’assalto al quartier generale dei Fratelli Musulmani. L’ultimo a perdere la vita è stato un ragazzo di 26 anni, colpito alla testa da colpi d’arma da fuoco durante i violenti scontri di domenica 30 luglio al Cairo davanti alla sede dei Fratelli Musulmani, dove è asserragliato il presidente egiziano Mohamed Morsi. 

Una marea umana ha invaso il Cairo e tutte le regioni dell’Egitto per dire al presidente Mohamed Morsi, il primo dei Fratelli musulmani, ‘vattene’. Si è trattato delle manifestazioni più imponenti mai avvenute dalla caduta di Mubarak nel 2011: secondo fonti dell’opposizione, circa 17 milioni di persone sono scese in strada. Scontri e incidenti si sono registrati al Cairo, dove è stata attaccata e incendiata la sede dei Fratelli Musulmani, e nel sud. Il presidente da parte sua ha detto che non cederà mai. Milioni di persone in tutto il paese, ma nella capitale in particolare, sono scese in piazza con bandiere egiziane e migliaia di cartellini rossi, a simbolizzare la richiesta di espulsione per il capo dello Stato eletto democraticamente un anno fa. Domenica 30 giugno la giornata era cominciata in un clima festoso al Cairo, mentre tafferugli fra pro e anti Morsi si sono registrati a nord e a sud del Paese. La tensione era salita in serata anche nella capitale, quando qualche centinaio di persone ha dato l’assalto e incendiato il quartier generale della Fratellanza nel quartiere di Moqattam al Cairo, lanciando bottiglie molotov e sassi. Intanto, un esponente del movimento integralista della Jamaa Islamiya, è morto nei disordini a Beni Suef a sud.

Migliaia di manifestanti si sono invece assiepati nella contro-manifestazione, che per due giorni ha occupato lo spiazzo davanti alla moschea di Rabaa el Adwayea al Cairo, dove si sono riuniti i supporter di Morsi e della Fratellanza in nome della legittimità del presidente. Una legittimità che lo stesso Morsi ha invocato in una intervista al britannico ‘The Guardian‘, una delle pochissime che ha concesso ad un media straniero. “Non c’è spazio di discussione su questo punto. Ci possono essere manifestazioni e le persone possono esprimere la loro opinione ma il punto cruciale è l’applicazione della costituzione. Questo è il punto cruciale”, ha messo in chiaro il presidente egiziano. Il portavoce della presidenza ha ribadito ai giornalisti che non ci saranno concessioni, anche se ha parlato della necessità di un dialogo. In serata Morsi ha fatto il punto con il premier Hisham Qandil dopo essersi tenuto in contatto per tutta la giornata con i ministri della Difesa, dell’Interno e il capo dell’intelligence. Viste le premesse e la smentita del portavoce su possibili dimissioni del governo, sembrano ridursi ulteriormente i margini di manovra politici.

Il Fronte di salvezza nazionale, che riunisce gran parte dell’opposizione egiziana, ha diffuso in serata un comunicato nel quale esorta i manifestanti a rimanere “pacificamente” in piazza senza collaborare con un governo “fallito” e “proteggendo la rivoluzione fino a quando non ci sarà la transizione”.E’ muro contro muro e ulteriori violenze potrebbero riacutizzare lo scontro fra le due parti, nelle quali è ormai diviso il paese. In piazza Tahrir all’alba di domenica- secondo quanto annunciato dal movimento dei ribelli ‘Tamarod’- è nata una bimba, “la figlia della rivoluzione”: porterà fortuna, sperano gli oppositori.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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