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“Mi piacerebbe approfondire bene questo accavallarsi di Piani e di che cosa stiamo parlando. Fin qui abbiamo visto solo rompere il giocattolo, non una cosa che possa chiamarsi piano”. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha così rotto il silenzio sulla vicenda Pomigliano, dove la Fiat mercoledì ha deciso di licenziare tanti lavoratori dello stabilimento campano, quanti sono quelli iscritti alla Fiom da reintegrare per ordine del Tribunale. L’azienda “non può scaricare errori su chi deve mantenere famiglia”, ha aggiunto.

“In molti casi commenti non pertinenti e inesatti”, replica il Lingotto dove il molti richiama allo stop di ieri del ministro del Lavoro, Elsa Fornero e al pollice verso di Corrado Passera, conditi dall’invito al Colle e al premier a prendere in mano la situazione, di Diego Della Valle. “La procedura di mobilità ha un iter e dei tempi tecnici prestabiliti”, ha aggiunto Fabbrica Italia Pomigliano a proposito dell’assunzione dei 19 lavoratori iscritti alla Fiom per rispettare l’ordinanza della Corte d’Appello di Roma. “Non vi è pertanto – si legge in una nota – alcuna urgenza”.

Intanto a Pomigliano sale la tensione. “Non ci assumerà mai. Con i 19 licenziamenti e gli altri 126 già annunciati, Marchionne ci sta facendo capire che per nessuno di noi ci sarà posto lì dentro né ora né mai”, sono le preoccupazioni espressa da alcuni cassaintegrati dello stabilimento campano della Fiat, soprattutto quelli che hanno votato sì al referendum del 2010, e che aspettavano il proprio turno per l’assunzione così come “recita l’accordo separato”.

“Ci hanno illusi ci avevano detto che se votavamo a favore dell’accordo, lo stabilimento sarebbe rimasto aperto e saremmo rientrati tutti. Ma non è così, lo sta facendo capire Marchionne con i licenziamenti in atto”, spiega Michele, da due anni in Cig, sposato, due bambini piccoli . “Che farà, adesso ne licenzia 19, poi tra sei mesi altri 126, e per luglio? Caccia via tutti per tenere fede all’accordo? Dopo la Cig per cessazione attività cosa c’è? Il nulla, e noi il 14 luglio saremo tutti fuori. O noi, o quelli che ora sono in Fip, che magari saranno messi tutti in mobilità per fare posto a noi e tenere fede all’accordo per non perdere altre cause”, gli fa eco Antonio, che in fabbrica non ci entra dal referendum.

L’amarezza fa posto alla speranza di assunzione che Antonio, Michele e Francesco, tutti cassaintegrati, attendevano fiduciosi dopo l’esito del referendum del 2010. “Noi ci credevamo – spiega Francesco – avevamo votato sì. Poi i delegati ed i sindacati ci dicevano di stare calmi, e noi abbiamo atteso. Ma adesso non crediamo più alle bugie. L’altro giorno ci siamo sentiti tra colleghi, abbiamo paura che per noi non c’è futuro. Nessuno di noi è iscritto Fiom, e pensavamo di essere salvi. Ma se Marchionne licenzia 19 ora, e già annuncia altri 126 provvedimenti di mobilità a pochi mesi dalla scadenza della Cig, per noi allora non c’è speranza. Ci ha fregati tutti”.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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