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Si infiamma la protesta all’Ikea di Piacenza, con nuovi scontri e feriti iniziati alle 6 di questa mattina e durati per ore, tra gli operai in protesta e la polizia in assetto antisommossa. Il picchetto che sta bloccando da sei ore i cancelli dello stabilimento di Le Mose tiene alle cariche di polizia e carabinieri, un centinaio in tutto, che hanno cercato di liberare la strada per far entrare i mezzi.

Diversi i feriti tra i manifestanti, sostenuti dai Cobas e da Rifondazione comunista. Sono almeno cinque le persone che hanno avuto la peggio – portati via dalle ambulanze – nel tentativo di sgombero, molti altri i contusi, visto che da una parte le forze dell’ordine hanno provato a forzare il blocco trascinando via i manifestanti, dall’altro si è registrata la decisione a continuare nel blocco.

Non sono mancate le manganellate, da parte delle forze dell’ordine che invece di riuscire a riportare la calma hanno scatenato la folla assiepata al cancello numero nove dello stabilimento Ikea.

Unico rappresentante delle istituzioni piacentine, presente sul posto è l’assessore comunale al Lavoro Luigi Rabuffi che ha provato a imbastire una trattativa, spenta sul nascere dall’ultimatum del questore, Calogero Germana’: “La produzione deve riprendere e chi vuole entrare a lavorare deve poterlo fare” ha urlato ai manifestanti, lasciando pochi minuti per decidere. Al rifiuto sono partite le cariche.

Il blocco è ancora in corso, con i lavoratori che stanno aumentando visto che quelli posti a presidio delle altre entrate dello stabilimento si sono concentrati al cancello nove,l’avamposto della protesta.

“Chiediamo il rispetto dell’equità delle ore lavorate da tutti” ha spiegato il rappresentante Cobas, Edoardo Petrantoni, che è poi tornato sulla trattativa arenatasi nei giorno scorsi con le cooperative: “Sembrava avessero accettato alcune richieste, facendo presagire un’apertura, invece dall’ultimo incontro in Provincia l’azienda è tornata al muro contro muro. Così siamo decisi ad andare avanti con il blocco”.

La protesta è nata dopo l’esclusione di 12 lavoratori dall’Ikea, iscritti al sindacato Cobas, che sarebbero stati i primi a chiedere condizioni di lavoro eque tra tutti gli operai. Ora sono in 14 sulla “lista nera” della ditta svedese. “I problemi sorgono dalla disparità’ sulle buste paga – continua Petrantoni – che per alcuni sono di 400 euro e per altri di mille e 200 euro”. Cobas e cooperative sono parecchio distanti. Da una parte il sindacato chiede per ora l’entrata da parte di tutti gli operai, anche gli esclusi, dall’altra le cooperative (San Martino, Ecoservice e Crystal) vogliono che i cancelli siano liberati senza però dare garanzie ai lavoratori.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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