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Il decreto Ilva è stato emanato dal capo dello Stato ed è legge. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha emanato questa sera il dl recante “disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale” nel testo trasmesso oggi dalla Presidenza del Consiglio. 

A questo punto potrebbe “scatenarsi” una guerra tra poteri se la Procura di Taranto decidesse di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. La tesi prevalente negli ambienti giudiziari tarantini è che la funzione legislativa crea interferenze con l’ordine giudiziario: e, soprattutto, il decreto legge del governo per l’Ilva di Taranto non difende il diritto alla salute e mette in discussione le perizie epidemiologiche e chimiche che sono state affrontate nell’incidente probatorio. L’Ilva inquina e provoca danni alla salute e il decreto legge che salva il colosso siderurgico non può cancellare il pericolo attuale e concreto ancora esistente, secondo gli inquirenti pugliesi. La firma del Colle apre di fatto un contenzioso giuridico con i magistrati che non ha precedenti.

“La questione è complicata”, ammetteva – prima della notizia della firma di Napolitano –  il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, che sulla faccenda non si sbilancia. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha cercato di difendere l’operato del governo, affermando che “dire che un decreto costruito così è fatto per salvare l’Ilva” è una “lettura fuori dalla realtà”, ma la procura valuta le due possibili vie. Una è chiedere al giudice che sia proposta una questione di legittimità costituzionale del decreto legge, l’altra è sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione allo stesso decreto. L’occasione potrebbe essere già un’udienza del 6 dicembre, che però forse è un po’ troppo ravvicinata: l’udienza, davanti al tribunale del Riesame, riguarda la richiesta dell’Ilva di dissequestrare il prodotto finito e semilavorato giacente sulle banchine del porto, al quale sono stati posti i sigilli il 26 novembre. L’Ilva – si ipotizza – potrebbe rinunciare al Riesame facendo riferimento proprio all’approvazione del dl che sospende i provvedimenti di sequestro della magistratura.

Una cosa è certa: il decreto legge va studiato e in Procura sono al lavoro anche su questo fronte. “Saranno verificati – dice Maurizio Carbone, segretario dell’Anm e pubblico ministero a Taranto – gli effetti immediati dell’entrata in vigore del decreto legge che in quanto tale i magistrati sono tenuti ad applicare e ad osservare come qualsiasi disposizione di legge”. Poi “verranno verificati nelle sedi opportune – aggiunge – gli eventuali rimedi e la possibilità di sollevare conflitti di attribuzione o eccezioni di incostituzionalità laddove dovessero essercene i profili”. Il decreto, insomma, – ribadisce Carbone – “desta più di qualche perplessità oltre ad essere una forte assunzione di responsabilità da parte del governo nel momento in cui ritiene di superare i provvedimenti giudiziari e la situazione di pericolo esistente attraverso l’intervento normativo”. Il decreto, sottolinea ancora Carbone, “vanifica gli effetti di provvedimenti cautelari sui quali era già intervenuto un giudicato cautelare nel senso che il sequestro preventivo di luglio è stato giudicato dal Riesame e verso il provvedimento del Riesame non è stato, da parte dell’Ilva, sollevato il ricorso in Cassazione”.

Stamani, intanto, una delegazione dell’Idv guidata dall’on. Pierfelice Zazzera ha voluto incontrare il procuratore per esprimere “solidarietà” alla magistratura tarantina. E sul dl arrivano nuove parole molto dure da parte degli ambientalisti: “E’ stata scritta una bruttissima pagina di ingiustizia sociale e di arroganza politica”, dicono i rappresentanti di ‘Tarantorespira’, che propongono di andare sotto la prefettura con la Costituzione in mano. Il decreto legge è “illegale” anche per il ‘Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti del quale fanno parte numerosi dipendenti dell’Ilva e che ha promosso una mobilitazione a Taranto il 15 dicembre a sostegno della salute e dell’ambiente.. Nello stabilimento, intanto, si contano i danni del tornado, aggravati da una denuncia del Fondo Antidiossina di probabile dispersione di amianto. Inoltre, anche oggi, come ormai accade da mesi, una nuova notizia preoccupa le tute blu: l’Ilva – ha reso noto il segretario della Fim Cisl Mimmo Panarelli – “sta per consegnare le lettere di cassa integrazione ai dipendenti dell’area a freddo. Potrebbe farlo domani o dopodomani”. “Non sappiamo – ha detto il sindacalista – quanti lavoratori saranno interessati”. L’azienda ha convocato i sindacati per mercoledì. Si dovrà discutere anche della cassa integrazione disposta per 1.031 lavoratori dell’area a caldo a causa dei danni provocati dalla tromba d’aria: scade oggi ma alcuni impianti non sono stati ancora ripristinati e potrebbe essere prolungata.

Intanto il gip Patrizia Todisco, oggi, ha respinto l’istanza di revoca degli arresti in carcere di Girolamo Archinà, l’ex responsabile delle pubbliche relazioni all’Ilva arrestato il 26 novembre per corruzione in atti giudiziari, associazione per delinquere e falso. E, sempre sul fronte giudiziario, l’altra novità è l’interrogatorio dell’ex assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva, del rappresentante dell’azienda di consulenza ambientale Promed Carmelo Delli Santi, che si trovano agli arresti domiciliari e del funzionario istruttore della Provincia Giampiero Santoro, destinatario di una richiesta di interdizione. Sono stati interrogati dal gip del tribunale di Taranto Vilma Gilli. Ai tre è contestata l’associazione a delinquere finalizzata alla concussione: hanno respinto gli addebiti e cercato di chiarire la loro posizione.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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