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C’è lo zampino di Anna Maria Cancellieri nella scarcerazione di Giulia Maria Ligresti. Il ministro della Giustizia, secondo la ricostruzione di Repubblica, ha parlato a due vice capi del Dap, il dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, per “sensibilizzarli” sul fatto che Giulia, in carcere da luglio nell’inchiesta FonSai, soffriva di anoressia. E il 28 agosto, undici giorni dopo che i parenti di Giulia hanno chiamato la Cancellieri per chiedere di fare qualcosa, si sono aperte le porte del carcere.

La Procura di Torino, esaminando i tabulati telefonici dei familiari degli indagati, si è accorta che ci sono stati diversi contatti con il ministro, fin dal giorno degli arresti. In una di queste telefonate la compagna di Salvatore Ligresti, Gabriella Fragni, ha suggerito al cognato di contattare la Cancellieri come ultimo tentativo, visto che la situazione della figlia Giulia non trovava soluzione. E la stessa Fragni ha confermato la chiamata, rimasta impigliata nella rete delle intercettazioni.

La Cancellieri ha quindi ammesso di avere “sensibilizzato i due vice capi del Dap, Francesco Cascini e Luigi Pagano, perché facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati”, chiarendo in un secondo momento che il suo interessamento era stato per un carcerato soltanto, Giulia Maria Ligresti, che pochi giorni dopo è andata agli arresti domiciliari. “Si è trattato di un intervento umanitario assolutamente doveroso in considerazione del rischio connesso con la detenzione”, ha spiegato più tardi il ministro davanti al procuratore aggiunto, Vittorio Nessi.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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