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Sono 17 gli arresti eseguiti dai carabinieri in un’operazione contro la ‘ndrangheta del crotonese. Per le indagini è stato decisivo il contributo di Lea Garofalo, la testimone di giustizia fatta scogliere nell’acido dal marito Carlo Cosco. I reati contestati dagli investigatori sono associazione mafiosa, omicidi, estorsioni e spaccio di droga. In particolare, le indagini si sono concentrate su sette delitti avvenuti in provincia di Crotone tra il 1989 e il 2007, soprattutto nell’area di Petilia Policastro.

L’indagine e’ stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Due arresti sono avvenuti a Torino e Reggio Emilia, altre ordinanze di custodia cautelari sono state notificate a persone già in carcere, ma l’operazione ha interessato anche i centri di Mesoraca (Crotone), Catanzaro, Milano, Asti, Benevento e L’Aquila. Numerose le intercettazioni telefoniche ed ambientali a riscontro di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra le quali, appunto, quelle di Lea Garofalo. Il 19 ottobre, a Milano, si sono svolti i suoi funerali, a distanza di quattro anni dalla morte. Durante la cerimonia si è collegata telefonicamente anche la figlia della donna, Denise Cosco, che vive da tempo sotto protezione in una località segreta. Lea Garofalo aveva cominciato a collaborare con i magistrati nel 2002, fornendo informazioni sulle cosche di Crotone. Nel novembre del 2009, il marito Carlo Cosco attirò l’ex compagna in un agguato: quattro uomini la rapirono, la torturarono e la strngolarono, sciogliendo poi il suo corpo in un terreno nel monzese.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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