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Un’isola rossa in mezzo a un mare democristiano. La San Marino del 1949 era così, saldamente in  mano a un’alleanza social-comunista che tentò di farne una repubblica dei lavoratori. Sessantuno chilometri quadrati circondati da territorio ostile. Difficile resistere con Mosca come stella polare e un embargo targato Dc che strangola il commercio e schiaccia la politica. Eppure la sinistra sammarinese capitolerà solo nel 1957, schiacciata da un colpo di mano a base di corruzione e blindati italiani. Inutili gli appelli del leggendario Ho Chi Minh, che dall’altro capo del mondo si preoccupava per la sorte del Titano.

Alla fine il denaro e le minacce ebbero la meglio, e l’anomalia San Marino fu “normalizzata”. A raccontarci quegli anni – e non solo – Claudio Visani, classe 1957, giornalista e scrittore. Dalla sua penna e per i tipi di Pendagron è stato da poco pubblicato “Gli intrighi di una Repubblica. San Marino e Romagna: ottant’anni di storia raccontata dai protagonisti”. Una storia sconosciuta ai più per un libro che parte dalla clamorosa vittoria dei comunisti e dei loro alleati, nel 1949, e arriva al 2011, quando a scrivere di San Marino sono di solito i giornalisti che si occupano di mafia, evasione e riciclaggio di denaro sporco.

L’ultimo capito del libro è intitolato “dal sol dell’avvenire al paradiso fiscale”. Una conclusione curiosa per un pugno di terra difeso a spada tratta dai comunisti di tutta Europa

“Un bel salto, non c’è che dire. Se vogliamo trovare una della cause della svolta possiamo rintracciarla nel fattore televisione. La storia di San Marino fin dall’inizio si è intrecciata alla storia della radio e della tv italiana. Quando c’erano i comunisti la Dc ostacolò in ogni modo la costituzione di una stazione trasmittente sammarinese per paura di una nuova radio Praga che diffondesse la propaganda di Mosca in tutta Italia. Dopo la caduta dei comunisti bisognerà aspettare il 1987, l’anno in cui venne restituito a San Marino il diritto di possedere una tv grazie a un accordo tra Giulio Andreotti e il nuovo capo della Dc locale, Gabriele Gatti. Da lì, e dagli affari nati attorno alla televisione di Stato, sono nate le banche. Erano quattro, oggi sono dodici più trentacinque società finanziarie. E pochissime di queste chiedono ai propri clienti da dove arrivino i soldi. San Marino è un paradiso fiscale e la corruzione, quando i soldi si accumulano a palate, ne è la conseguenza naturale”.

Partiamo dall’inizio. Finisce la seconda guerra mondiale e a San Marino il voto premia il fronte social-comunista. Sessantuno chilometri quadrati in mano ai rossi. Perché tanta paura da parte di Dc e Washington?

“Una questione ideologica prima di tutto. Piero Calamandrei, fondatore di Giustizia e Libertà e del Partito d’Azione, lodò il governo popolare di San Marino per le moderne misure socialdemocratiche che aveva in agenda. Un governo che inserì nella costituzione l’obbligo della piena occupazione, raddoppiò gli stipendi dei dipendenti pubblici, varò una riforma agraria per distribuire la terra ai contadini e rese gratuita l’assistenza sanitaria. Tutti provvedimenti che crearono un mito socialista e che facevano paura, perché anche in Romagn

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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