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Mentre scrivo sento ancora l’infuriare del vento e della pioggia. Da ore non mi sembra di udire altro.

Il silenzio irreale della mattina, con poche persone per strada e quasi tutto chiuso, è stato sostituito, poco dopo le 16, da un inarrestabile vento, sempre più forte, sempre più cattivo.

Forte da piegare le impalcature intorno al mio palazzo e farle cadere; forte da far crollare, riversa su sé stessa una gru gigante che ora è appesa pericolosamente sui grattacieli di Midtown; forte da sventrare completamente la facciata di una palazzina di Chelsea, per fortuna senza causare vittime. Forte. Da uccidere – finora – dieci persone.

La città, mentre scrivo, è ancora piegata sotto la forza di Sandy che continua a far sentire il suo potere. A guardarla dal New Jersey, dove le devastazioni non sono state meno gravi, è una città divisa in due, con la zona nord ancora illuminata e quella al sud al buio e quasi completamente allagata.

Il tunnel della metropolitana a est è stato inondato dalle acque, così come i cantieri di World Trade Center. Acqua ovunque.

Il generatore dell’ospedale della NYU non è entrato in azione costringendo ad evacuare tutti i malati. Con intorno vento e pioggia pesante.

Come residente di New York non posso che essere grata per il lavoro dei primi soccorritori, dei pompieri, dei medici, dei poliziotti, insomma di tutti coloro che da ore lavorano in condizioni orribili per garantire sicurezza a tutti, al massimo delle loro possibilità. 

La gestione dell’emergenza da parte del sindaco Bloomberg, del Governatore Cuomo e del Presidente Obama appaiono finora impeccabili. Dall’11 settembre la città’ non viveva un momento cosi’ difficile. Come allora, di certo, risolleverà la testa.
Appena questo vento instancabile si allontanerà.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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