Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Snowden chiede asilo politico anche all’Italia, dopo la risposta di Mosca che imbarazza Washington. La talpa del Datagate ha chiesto aiuto a 21 Paesi, tra cui anche la Norvegia, come si legge sul sito Wikileaks, fondato da Julian Assange. “Posso confermare che abbiamo ricevuto una domanda d’asilo per fax alla nostra ambasciata di Mosca nel tardo pomeriggio di ieri”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri norvegese, Frode Andersen. E ha aggiunto: “Probabilmente da lui e presumibilmente firmata da lui, ma non abbiamo modo di verificalo”.

In un primo momento sembrava che il “fuggitivo” avesse chiesto aiuto anche a Mosca. Ma Snowden – secondo Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino – ha cambiato idea e ha rinunciato all’intenzione di chiedere asilo politico in Russia dopo aver saputo la posizione di Vladimir Putin. Il premier russo ha precisato ieri che “la Russia non sta estradando nessuno e non lo farà”, sottolineando però che “se Snowden vuole stare a Mosca deve cessare il suo lavoro volto a danneggiare i nostri partner americani”. Il leader del Cremlino si rifiuta di estradare la talpa “anche perché negli Stati Uniti c’è la pena di morte“, ha avvertito Peskov. Mentre il leader del Cremlino ha poi detto che Snowden “si sente come Sakharov“, il famoso dissidente sovietico. “Lui si sente non un agente della Cia ma un combattente per i diritti dell’uomo, un dissidente”, ha detto, “…cioè una specie di Sakharov”.

Tra i principali Paesi che hanno ricevuto richiesta di aiuto da parte di Snowden ci sono Germania, Francia, Spagna, Austria, Bolivia, Brasile, Cina, Cuba, Finlandia e Svizzera. Le richieste di asilo sono state presentate il 30 giugno scorso al consolato russo dell’aeroporto moscovita, nella cui zona di transito si trova Snowden, da Sara Harrison, avvocato attivista di Wikileaks.

Stati Uniti ed Europa si trovano ora ai ferri corti, dopo le ultime rivelazioni del datagate. Lo spionaggio dell’Europa da parte degli Stati Uniti deve cessare “immediatamente”, ha chiesto a Washington il presidente francese Francois Hollande. Parole dure, almeno quanto quelle del portavoce del governo tedesco: “Bisogna ricostruire la fiducia con gli Stati Uniti”. Mentre il segretario di Stato Usa, John Kerry, si è giustificato dicendo che “una ricerca di informazioni non è inusuale”.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Rispondi

Archivi