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Francesco Di Maggio, vicecapo dell’amministrazione penitenziaria nei primi anni Novanta, avrebbe cercato di contattare il boss della mafia catanese Nitto Santapaola “per cercare di frenare gli attacchi della mafia” all’epoca delle stragi. Lo afferma  Rosario Cattafi, avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto accusato di essere un’eminenza grigia di Cosa nostra, davanti ai giudici del processo Mori a Palermo. Di Maggio, stimato magistrato della Procura di Milano che raccolse tra l’altro le confessioni del boss Angelo Epaminonda, “mi disse che doveva contattare Santapaola, perché aveva saputo che era più malleabile degli altri, per cercare di frenare l’attacco della mafia”, ha raccontato Cattafi, aggiungendo un elemento nuovo alla vicenda della trattativa fra Stato e Cosa nostra. Elemento sul quale Di Maggio, deceduto nel 1996, non potrà dire la sua. 

Cattafi, che da mesi rilascia dichiarazioni ai pm impegnati dell’inchiesta sulla trattativa, colloca la richiesta nel “maggio o giugno del 1993″. La distinzione è rilvante perché a maggio di quell’anno il magistrato milanese non ha nulla a che fare con l’amministrazione penitenziaria: è a Vienna come consulente Onu per la lotta al traffico di droga, mentre la sua nomina a vicecapo del Dap viene annunciata dal ministero della Giustizia l’11 giugno e formalizzata nei giorni successivi. 

Nel processo che vede il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu imputati di favoreggiamento per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1996, Cattafi ha raccontato che Di Maggio gli avrebbe chiesto di arrivare a Santapaola attraverso il legale di Salvatore Cuscunà, detto Turi Buatta, “ambasciatore” del boss catanese a Milano. “Prometti qualunque cosa all’avvocato, digli che sono disposto a tutto per fermare le stragi”, avrebbe detto Di Maggio a Cattafi. I due si sarebbero incontrati in un bar di Messina.

Nel gennaio del 1994, dopo un intervento chirurgico, Cattafi avrebbe incontrato al centro clinico del carcere San Vittore di Milano Salvatore Cuscunà, per rappresentargli la richiesta di Di maggio “in cambio di benefici”. “Ero stato operato da poco – dice Cattafi – ed ero molto debilitato. Incontrai Cuscunà a San Vittore e gli parlai della possibilità di fare da tramite con Nitto Santapaola per fare fermare le stragi in cambio di benefici. Gli parlai anche della dissociazione. Cuscunà in un primo momento mi voleva aggredire poi invece mi ascoltò”. Poi Cattafi ha aggiunto: “Gli dissi: ‘io ti posso aiutarè. Ma quando gli parlai delle stragi mafiose mi disse di non saperne nulla. Io continuai e gli dissi di contattare Santapaola. Lui non mi disse né si né no”.

Rosario Cattafi ha deposto nell’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo in veste di “teste assistito”, obbligato dunque a rispondere alle domande. L’accusa è rappresentata dai Pm Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia. Cattafi, in passato, ha fatto dichiarazioni ai magistrati circa la “dissociazione” di alcuni boss mafiosi detenuti per favorire la trattativa negli anni delle stragi.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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