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Almeno tredici morti. Più di sei milioni di persone senza elettricità. La centrale nucleare di Oyster-Creek, in New Jersey, costretta a dichiarare lo stato d’allerta. Allagamenti e devastazioni ovunque. Si sta per concludere così la notte attesa e temuta in cui l’uragano Sandy ha travolto una larga parte della costa orientale degli Stati Uniti. Sessanta milioni di persone sono state colpite dalle distruzioni in un’area enorme, che va dalla Virginia sino a Cape Cod, Massachusetts.

Sandy ha toccato la terraferma alle 20 circa, ora americana, nei dintorni di Atlantic City, in New Jersey. A quel punto il National hurricane center aveva riclassificato il fenomeno come ciclone post-tropicale: una definizione che non comporta una diminuzione della forza distruttiva, ma soltanto il fatto che nella sua corsa l’uragano ha incontrato un sistema d’aria fredda proveniente da Ovest.

I venti a 130 km orari e le piogge battenti avevano comunque già da ore seminato distruzione. La celebre passeggiata in legno di Atlantic City è stata scardinata e le acque dell’Oceano hanno presto allagato e riempito di schiuma gran parte della città. Stessa sorte per gli altri centri costieri del New Jersey (quasi completamente allagata Hoboken) e per la città di New York, dove il livello dell’acqua nel porto è aumentato di circa quattro metri rispetto al normale.

I morti sono al momento almeno tredici. Dodici negli Stati Uniti e uno in Canada (una donna travolta da detriti a Toronto). Un uomo è morto a Hawthorne, New Jersey, quando un albero è caduto sulla sua casa. Stessa sorte per un abitante di Queens, New York. Sempre a Queens una donna è rimasta fulminata dai cavi dell’elettricità. Un albero è caduto addosso e ha ucciso un uomo a Oley, Pennsylvania. Un altro albero è caduto su una macchina a Mendham Township, in New Jersey, uccidendo una coppia che si trovava all’interno dell’abitacolo.

Come previsto, l’uragano ha provocato black-out della corrente elettrica in vaste zone della costa orientale. Almeno 6 milioni e 500mila persone sono al buio in dieci Stati dell’area, più Washington DC. Secondo Con Edison, sono 660 mila le persone senza energia elettrica nella sola area di New York City. Con Edison ha anche operato una serie di interruzioni controllate dell’energia elettrica, per mettere in sicurezza gli impianti. Diversi incendi sono segnalati nell’area di Far Rockaway.

Come previsto, l’acqua ha invaso diverse stazioni della metropolitana a Lower Manhattan, oltre alle stazioni del Path, il sistema ferroviario che collega New York con il New Jersey. Metri d’acqua si sono riversati nelle starie, a Battery Park e nelle zone che danno sull’East River. Difficoltà anche per diverse strutture sanitarie. Il Langone medical center di New York University ha dovuto evacuare duecento pazienti, causa l’allagamento delle corsie. Anche il Bellevue hospital center ha subito allagamenti e diverse interruzioni di elettricità nelle sale operatorie. In tutto il nord-est degli Stati Uniti mancherà con ogni probabilità nelle prossime ore il sangue per le trasfusioni. L’attività di donazione del sangue è stata bloccata nelle scorse ore a causa delle proibitive condizioni atmosferiche.

“Sapevamo che saremmo andati incontro a una tempesta particolarmente pericolosa, e la realtà è andata al di là delle nostre previsioni”, ha detto il sindaco di New York Michael Bloomberg. In città sono circa 400mila gli evacuati. Sono chiusi tutti e tre gli areoporti: JFK, Newark e La Guardia. Sbarrati gran parte degli uffici, la Borsa, negozi, cinema e teatri. Oggi e probabilmente ancora domani più di un milione di studenti di New York non entrerà nelle aule. Stessa situazione nelle scuole di Washington D.C., Philadelphia, Boston, Baltimore. Nelle scorse ore energici appelli a restare a casa o evacuare le aree più a rischio sono stati lanciati da Bloomberg, dal governatore di New York, Mario Cuomo e da quello del New Jersey, Chris Christie. Il presidente Obama aveva parlato ieri di “un evento che capita una volta sola in una generazione”.

Desta particolare preoccupazione la situazione nella centrale nucleare di Oyster-Creek a Toms River, in New Jersey, dove alle 20.45 di ieri è stato dichiarato lo stato d’allerta. Secondo i responsabili della centrale, la marea alta sino a quattro metri mette a rischio il sistema di raffreddamento delle scorie nucleari. Nel caso di un aggravarsi della situazione, dovrebbero entrare in funzione idranti di emergenza, in grado di rafforzare il sistema di raffreddamento.

L’emergenza in tutta la costa orientale dovrebbe persistere anche nelle prossime ore. Pioggia e vento continueranno a battere fortissimi. “Potrebbe essere una situazione ancora difficile, o potrebbe essere la vera devastazione”, ha detto l’ammiraglio della Guardia costiera Steve Rattior. Per la prima volta, da decenni, un simbolo di New York e dell’America è stato anch’esso travolto. La luce della torcia della Statua della Libertà si è spenta all’arrivo dell’uragano. 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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