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Mancano poco all’elezione del presidente degli Usa ed è già guerra di sondaggi. C’è chi dà l’attuale inquilino della Casa Bianca, Barack Obama, in lieve vantaggio in generale e chi vede Mitt Romney, lo sfidante repubblicano, sovrastarlo di alcuni punti in Florida: secondo i dati della ricerca di Tampa Bay Times-Miami Herald, Romney avrebbe il 51% delle preferenze contro il 45% di Obama.  Sulla parità, invece tra i due candidati, scommette Ipsos, che dà il presidente americano in vantaggio sul candidato repubblicano alla Casa Bianca di un solo punto: 47% a 46% tra i probabili elettori.  Testa a testa anche per un sondaggio Rasmussen con i due avversari entrambi al 48%. Lo sfidante repubblicano sembra ottimista: “Abbiamo fatto molta strada:abbiamo davanti a noi alcune lunghe giornate ma ci siamo quasi. La porta delle opportunità si sta aprendo e noi la stiamo per attraversare. Camminiamo insieme verso un posto migliore”. Romney risponde anche a una frase di Obama: “Votate per amore di questo paese non per vendetta”. 

Con l’early voting già 25 milioni al voto. Sono circa 25 milioni – in 34 Stati e nel District of Columbia dove si trova la capitale federale Washington – gli americani che hanno già votato grazie all’early voting, la procedura di voto anticipato per corrispondenza o recandosi ai seggi. Per quel che riguarda i due Stati chiave per la vittoria finale – secondo gli ultimi dati ufficiali – in Florida (dove si registrano lunghe code davanti a molti seggi) hanno già espresso il loro voto 3,5 milioni di elettori, di cui il 43% di elettori registrati tra i democratici e il 37% tra i repubblicani. In Ohio hanno già votato 1,3 milioni di persone, di cui il 29% elettori democratici e il 23% repubblicani. Quest’ultimo viene considerato uno stato chiave; è probabilmente il campo di battaglia cruciale per Romney, nessun repubblicano è mai entrato alla Casa Bianca senza averlo conquistato. Il più grande degli Stati in bilico la Florida, il Sunshine State ebbe un ruolo di primo piano nel caotico post-voto del 2000; quest’anno molti hanno votato in anticipo, grazie all’early vote.

Virginia e gli altri stati in bilico. Nel 2008 la Virginia tornò a votare Democratico per la prima volta dal 1964. In effetti, il nord ricco e popoloso vicino a Washington continua ad essere Democratico, ma è battaglia nella zona attorno a Norfolk, dove ci sono alcune grandi basi militari e Romney potrebbe essere avvantaggiato. Popolato di recente dal flusso migratorio in arrivo dalla ‘liberal’ California, il Colorado tradizionalmente Repubblicano è diventato progressivamente democratico. Nel 2008 votò per Obama, ma il presidente uscente stavolta ha più difficoltà a convincere quello che fu il suo ‘mix’ vincente dell’epoca (donne, giovani e minoranze).  Con la corsa così ravvicinata, anche il piccolissimo Stato del New Hampshire, con una fama di elettori convintamente indipendenti, è stato ‘gettonatissimo’ dai due candidati: Obama l’ha visitato 6 volte, Romney 8. E’ nel cuore di Obama, che nel 2008 iniziò proprio dalla vittoria dei caucus in Iowa la sua corsa alla Casa Bianca, ma lo stato potrebbe andare quest’anno a Romney che ha appena ricevuto l’endorsement del suo quotidiano più importante (che nel 2008 aveva appoggiato Obama). Piagato da un alto tasso di disoccupazione, il Nevada vede molti scontenti dell’amministrazione Obama che non avebbe fatto abbastanza per risollevare l’economia; per lui continuano a votare pero’ gli immigrati. Tradizionale feudo repubblicano nel 2008 Obama si aggiudicò il North Carolina per poche migliaia di voti. Quest’anno il presidente si è espresso a favore delle nozze gay, ma gli abitanti dello Stato hanno approvato un emendamento per vietarle. Lo Stato del Winsconsin  da sempre appannaggio dei Democratici, stavolta è in bilico, dopo una tumultuoso riconteggio dei voti sul governatore repubblicano che ha obbligato il Gop a un forte impegno elettorale; ed ha funzionato perche’ l’ampio margine di Obama si è assottigliato; tra l’altro il vice di Romney, Paul Ryan, è proprio del Badger State. Fino a sei settimane fa tranquillamente assegnato a Obama, ora sembra più incerto. Tra l’altro, nel 2010 la Pennsylvania ha eletto un governatore e un senatore Repubblicano. Il Michigan on ha mai votato repubblicano dal 1988 e Obama è ancora largamente favorito anche se alcuni recenti sondaggi sembrano dare la corsa più incerta; il salvataggio di GM e Chrysler potrebbe essere il fattore decisivo. Anche il Minnesota non ha mai votato repubblicano, dalla vittoria a valanga del 1972 di Richard Nixon. Tradizionalmente ‘blu’, un sondaggio recente dava soli 3 punti di vantaggio a Obama. 

Quattro anni fa Obama vinse grazie ai voti degli afroamericani. Quattro anni fa l’elezione di Obama aveva rappresentato una svolta epocale, indipendentemente da quelli che sarebbero stati i contenuti della sua presidenza. Oggi, se fosse rieletto per un secondo mandato, probabilmente non avrebbe più la preoccupazione di alienarsi una parte significativa dell’elettorato bianco. In base a recenti sondaggi condotti dal Wall Street Journal e dalla Nbc, la percentuale di votanti neri a favore di Mitt Romney è praticamente zero, contro un 94% di preferenze per il presidente in carica. L’orientamento dei cittadini bianchi, invece, è decisamente a favore dell’ex governatore del Massachusetts, con il 53% contro il 40% aggiudicatosi da Obama. Con l’eccezione di gruppuscoli politici che si ispirano apertamente a movimenti razzisti del passato, come neonazisti e Ku Klux Klan – che per timore di incorrere in sanzioni penali non possono propagandare troppo scopertamente le loro ideologie aberranti – oggi è molto difficile registrare commenti o atteggiamenti inneggianti alla supremazia bianca. Che però come fenomeno latente, benché ufficialmente messa al bando da una legge federale del 1964, non è affatto estinta, a stare alle frequenti denunce di sociologi e politologi statunitensi. 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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