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“Non dovremmo drammatizzare i cambiamenti politici. L’area euro è formata da 19 Paesi, in ognuno dei quali si tengono elezioni. E può essere che ci siano visioni differenti da quelle precedenti. Ma l’importante è che siano discusse all’interno dei trattati, anche se contemplassero cambiamenti. Del resto stiamo discutendo se ampliare l’unione monetaria. E’ importante però che le discussioni siano portate avanti con un linguaggio che non distrugga il progresso raggiunto dai Paesi a prezzo di grandi sacrifici“. Così il presidente della Bce Mario Draghi ha commentato l’evoluzione politica di queste settimane nella conferenza stampa dopo la riunione del board che ha deciso la riduzione degli acquisti di titoli fatti attraverso il quantitative easing da 30 a 15 miliardi al mese da ottobre a dicembre, per poi portarli a zero da gennaio in poi.

“L’euro è irreversibile“, ha ribadito Draghi. “E’ irreversibile perché è forte, perché la gente lo vuole e perché non porterebbe benefici a nessuno metterne in discussione l’esistenza”.

E nonostante le tensioni dell’ultimo periodo “il contagio non è stato significativo, non abbiamo visto rischio di ridenominazione del debito. Nel 2011 la situazione era del tutto differente. C’era una mancanza di fiducia su diversi Paesi contemporaneamente e la cornice istituzionale dell’euro non era così sviluppata. Adesso abbiamo molte più salvaguardie contro questo rischio”.

L’Eurotower ha annunciato giovedì, come da attese, i tempi di uscita dal piano straordinario di stimolo dell’economia dell’Eurozona lanciato nel marzo 2015, grazie al quale la spesa per interessi sul debito pubblico sostenuta dall’Italia è calata di diversi miliardi di euro l’anno. La decisione è stata unanime. Draghi ha ricordato che il qe era subordinato a progressi sul fronte di un aumento dell’inflazione verso livelli vicini al 2%. L’analisi fatta dal governing board ha concluso che c’è stato un “sostanziale progresso” in quella direzione” e che c’è “terreno per essere fiduciosi che questa evoluzione continuerà nel periodo futuro”. L’Eurotower è comunque “pronta a rivedere i propri strumenti di politica monetaria” se fosse necessario per assicurare il necessario livello di stimolo monetario. E continuerà a reinvestire il capitale dei bond acquistati che giungono a scadenza “a lungo dopo la fine degli acquisti netti, e in ogni caso per tutto il tempo necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”.

Per quanto riguarda i tassi di interesse, il direttivo della Bce ha indicato che “si aspetta restino ai livelli attuali almeno fino all’estate del 2019 e in ogni caso per il tempo necessario a garantire che l’evoluzione dell’inflazione rimanga allineata alle attuali aspettative”.

La Bce ha tagliato le stime di crescita del pil dell’Eurozona nel 2018 che ora si assestano a +2,1%, mentre ha confermato quelle per il 2019 (+1,9%) e per il 2020 (+1,7%), ha spiegato Draghi. Di conseguenza ritiene che “serva ancora un ampio livello di accomodamento monetario, che sarà dato dagli interventi” che andranno avanti fino alla fine del 2018, “dal notevole stock di asset” acquistati con il qe e dai “conseguenti reinvestmenti” dei titoli in scadenza.

L’attesa dell’annuncio sulle cui conseguenze si dividono da tempo economisti e politici, in mattinata aveva spinto al rialzo gli interessi pagati dai Buoni Poliennali del Tesoro a dieci anni che sono arrivati al 2,87%, portando il differenziale di rendimento rispetto agli omologhi tedeschi, lo spread, a 238 punti rispetto ai 232 della vigilia. Livello al quale si è riavvicinato in scia all’annuncio con il tasso del Btp che è sceso al 2,77%.

L’articolo Aiuti della Bce, da gennaio stop ad acquisto titoli. Draghi: ‘Dibattito su euro con linguaggio che non distrugga progressi’ proviene da Il Fatto Quotidiano.

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