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Scade alla mezzanotte il termine ultimo per la sottoscrizione della ricapitalizzazione da 300 milioni di euro di Alitalia. E la situazione come traspariva già nelle scorse settimane dopo il dietro front definitivo di Air France, non promette nulla di buono. Fino ad ora, infatti, sono stati versati soltanto  147,5 milioni di euro. Anche aggiungendo i 75 milioni promessi da Poste Italiane, non si arriva alla soglia minima necessaria per la validità dell’operazione, cioè 240 milioni.

A rispondere all’appello, fino ad ora sono stati Gavio (4 milioni di euro), Pirelli (7,5 milioni), Intesa Sanpaolo (26 milioni), la Atlantia dei Benetton (26 milioni) la Immsi di Roberto Colaninno (13 milioni) e il socio Maccagnani (6 milioni). Ulteriori 65 milioni sono stati versati da Intesa Sanpaolo e Unicredit a valere sulla loro garanzia di 100 milioni di euro. Tutti versamenti nettamente inferiori a quanto è disponibile a mettere sul piatto l’azienda pubblica, a patto però che gli ex patrioti di Silvio Berlusconi tutti insieme facciano uno sforzo da almeno 225 milioni. Una soglia sul cui raggiungimento l’amministratore delegato di Poste, Massimo Sarmi, martedì 26 si era detto fiducioso. 

La meta, però, è lontana su più fronti. E, salvo sorprese dell’ultimo minuto, irraggiungibile. Anche se le banche hanno fatto trapelare un certo ottimismo sulla riuscita dell’operazione visto il pressing insistente da loro operato sui soci della compagnia, anche i più piccoli. Intanto da giovedì 28 si apre la vendita dell’inoptato. Con una prima fase in cui i soci che hanno sottoscritto interamente la propria quota potranno godere del diritto di prelazione fino a un termine che non è ancora stato fissato. Dopodiché fino al 31 dicembre potranno entrare sull’inoptato anche soggetti terzi. Ed è in quella fase che è atteso l’ingresso di Poste Italiane.

Le speranze di tutti – soci, banche e governo – sono che Air France ritorni sui suoi passi. Anche perché non sembra esserci molto altro in cui sperare. Non a caso l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, sostiene che la compagnia d’Oltralpe “non è ancora completamente fuori dallo schema” e ci “sono ancora spazi per fare ragionamenti con lei”. Anche perchè, ha sottolineato il presidente di gestione della stessa Intesa, Gianmaria Gros Pietro, Alitalia “non può andare avanti da sola. Per potere avere un futuro, la compagnia aerea ha bisogno di un partner”.

“Oggi scadono i termini per l’aumento di capitale, poi ci sono quelli per l’inoptato, che è l’altra fase – ha spiegato ancora Messina – Fino a quel momento non avremo l’importo definitivo dell’aumento di capitale. Però io  sono abbastanza tranquillo sul raggiungimento degli importi e quindi sull’ingresso di Poste”. Quanto ai partner internazionali, il banchiere ha evidenziato come ce ne sia bisogno e Air France non sia ancora del tutto “fuori”. Comunque, ha proseguito, “non c’è dubbio che vadano poi valutate tutte le diverse ipotesi di cui si è parlato sui giornali”. Per Messina “tutti i possibili partner internazionali rimarranno in questo ambito fino alla conclusione dell’inoptato”. Quindi, ha spiegato, “io penso che avremo ancora un mese prima di capire chi effettivamente potrà essere il partner sui cui investire”.

“Il governo nell’impegno che sta mettendo per il salvataggio di Alitalia ci ha chiesto uno sforzo rispetto alla tassa Iresa che fu introdotta lo scorso anno sotto la giunta Polverini e confermata da noi. Tassa che vale 56 milioni all’anno. Vista la delicatezza della situazione di Alitalia taglieremo la tassa almeno del 30%, verificheremo poi se sarà possibile andare oltre. Speriamo che questa sia una buona soluzione per l’azienda Alitalia e per il rilancio dell’aeroporto di Fiumicino“, fa sapere intanto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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