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Dai fumetti per combattere la jihad in Germania si è passati a veri e propri programmi per contrastare soprattutto i jihadisti di ritorno dal Medio Oriente. In Scandinavia ad esempio vengono assegnati dei mentori addestrati, una consulenza psicologica e delle cure mediche gratuite, il tutto lanciato dal professor Preben Bertelsen dell’Università di Aarhus. Secondo le autorità danesi aiutare i giovani estremisti è il modo migliore per mantenere un clima pacifico. Esistono delle strutture denominate Ssp (Social services, Schools, Police) che da anni operano in ogni città danese per discutere questioni di prevenzione, ad esempio in materia di lotta alla droga alle quali è stata aggiunta la questione radicalizzazione.

Nel comune di Aarhus, la seconda città più popolosa della Danimarca, inoltre l’amministrazione cittadina e la polizia hanno deciso di dare il via alla campagna “Abbraccia uno jihadista”. Lo scopo dell’iniziativa sarebbe quello di accogliere e mostrare il calore della comunità nei confronti degli appartenenti alle comunità islamiche radicali, evitando che questi soggetti si sentano isolati e siano dunque spinti a colpire lo Stato o la città che li ospita. “C’è un supporto per le famiglie in modo da creare un effetto a catena in termini di indebolimento dei radicali”, afferma Magnus Ranstorp, presidente del “gruppo di esperti” di Copenaghen sul problema e allo stesso tempo capo della rete di sensibilizzazione alla radicalizzazione dell’Ue che comprende 1.300 esperti che si occupano di tutte le forme di estremismo politico.

Ad oggi il modello danese di Aaarhus mira a creare fiducia tra le autorità e i circoli sociali dove molti radicali si annidano e si formano, aiutandoli a trovare un modo per reinserirsi nella società civile. Ad Amesterdam è stata creata un’apposita unità (Information house) all’interno della municipalità. A Londra invece i jihadisti di rientro possono contare sul premuroso e disinteressato sostegno dello Stato. Grazie al programma di de-radicalizzazione battezzato “Operation Constrain” (Operazione Vincolo) gli ex terroristi possono contare su forme di assistenza sociale e su posizioni di favore nelle liste per l’assegnazione di abitazioni pagate dallo Stato. Inoltre esiste il programma individuale di de-radicalizzazione Channel, precursore di altri programmi ampiamente criticato per aver spiato all’interno delle comunità islamiche.

La Gran Bretagna ha una percentuale molto alta di combattenti che hanno viaggiato per unirsi al presunto Stato Islamico. Circa 850 persone hanno intrapreso il cammino per impegnarsi nel conflitto siriano e soltanto una metà di questi sono riusciti poi a rientrare in patria. La cifra di 425 rimpatriati è la quarta più alta per le singole nazioni in un’analisi pubblicata dal Soufan Center e dal Global strategy Network.

Infine la Svezia ancora in ritardo rispetto ai suoi vicini in termini di formulazione di una risposta a centinaia di giovani combattenti svedesi in Medio Oriente. Per ora il problema è stato relegato a misure di detenzione che però potrebbero trasformare le carceri in un incubatore dell’estremismo. In Italia la situazione è meno complessa per i jihadisti di ritorno anche se preoccupante per il jihadismo autoctono (homegrown). In questo caso l’Islam moderato sarebbe un ottimo partner per qualsiasi strategia nazionale o locale.

L’articolo Antiterrorismo, come il Nord Europa de-radicalizza la jihad e l’islamismo radicale proviene da Il Fatto Quotidiano.

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