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La Francia ricorda le 130 vittime delle stragi terroristiche a Parigi e Saint-Denis del 13 novembre 2015. Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron, la sindaca Anne Hidalgo e i familiari delle vittime si sono ritrovati allo Stade de France, luogo delle prime esplosioni di kamikaze jihadisti nell’attacco di due anni fa. Le misure di sicurezza per queste commemorazioni, durante le quali Macron non ha preso la parola sono rigidissime. Il 31 ottobre si è concluso il periodo più lungo di stato d’emergenza nel Paese, due anni. Dal primo novembre è in vigore la nuova legge sulla sicurezza.

A Parigi dunque sono in programma per tutto il giorno commemorazioni, il ricordo di quella notte, la lettura dei nomi di chi ha perso la vita per mano della follia jihadista. Tra quei nomi anche quello di Valeria Solesin, 28enne veneziana ricercatrice dell’Ined, tra i giovani che si trovavano alla sala-spettacolo del Bataclan. Sono passati due anni dal giorno in cui Parigi piombò in pochi minuti nell’incubo degli attentati simultanei, in seguito rivendicati dall’Isis. Commando armati e kamikaze entrarono in azione allo Stade de France, nei caffè del decimo e dell’11esimo arrondissement e nel teatro del Bataclan affollato per un concerto: il bilancio fu di 130 morti e oltre 400 feriti, che ancora oggi cercano di sanare le loro cicatrici, quelle fisiche e quelle invisibili. Due anni dopo, tra i superstiti, c’è chi ha cambiato diversi psicanalisti, chi si è chiuso nel silenzio, chi ha scritto un libro di memorie, e chi ha voluto tatuarsi sulla pelle parole o disegni che aiutino a non dimenticare i morti o a “trasformare l’orrore in qualcosa di bello”.

Nel novembre del 2015 il Paese era ancora sotto choc per gli attacchi di gennaio alla redazione di Charlie Hebdo e al supermercato Hyper Kasher di Porte de Vincennes. “Ma non pensavamo che un assassinio di massa fosse possibile in Francia. Oggi siamo molto più preparati”, assicura in un’intervista al Journal du Dimanche il ministro dell’Interno, Gérard Collomb. “I nostri servizi sono meglio equipaggiati di allora per individuare le minacce. Cosa che fanno ogni settimana”.

Ma il capo dei Servizi segreti francesi, Laurent Nunez, avverte che “la volontà dell’Isis di attaccarci rimane intatta“. “L’Isis – aggiunge a Le Figaro il responsabile della Direzione Generale per la Sicurezza Interna – chiede ai jhadisti di colpire nel loro luogo di residenza”. E la Francia resta un “obiettivo maggiore” della propaganda dei terroristi, continua l’esperto, evocando “la forte tentazione ” di alcuni “di passare all’atto con mezzi rudimentali”. La minaccia, insomma, resta “molto forte”.

Un sondaggio Ifop, realizzato per lo stesso giornale, rivela però che, due anni dopo la strage, secondo il 92% dei francesi la minaccia terroristica resta alta. E lo conferma anche il ministro: “Le perdite subite dall’Isis sul terreno potrebbero rafforzare le motivazioni di coloro che vogliono passare all’azione qui”, in Francia.
In carcere per il massacro c’è l’unico sopravvissuto al commando del Bataclan, Salah Abdeslam, più un’altra quindicina di sospettati, detenuti tra la Francia, il Belgio e la Tunisia, ha riferito nei giorni scorsi il procuratore di Parigi, François Moulin. Ma nell’inchiesta, ha ammesso il magistrato, ci sono ancora “zone d’ombra” che spera possano essere chiarite dagli arresti di jihadisti nelle zone di combattimento tra Iraq e Siria.

L’articolo Attentati Parigi, la Francia ricorda la strage del Bataclan due anni dopo. Il governo: “Oggi siamo molto più preparati” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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