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Per Intesa SanPaolo e Unicredit il cosiddetto decreto Bankitalia che il Consiglio dei ministri ha approvato mercoledì 27 novembre in fretta e furia prima del voto sulla decadenza del Senatore Berlusconi, vale una cifra compresa tra 2,73 e 4 miliardi di euro. Secondo le bozze circolate sulle agenzie di stampa mentre il Cdm era in corso, infatti, l’ultima mossa del governo Letta in tema di regali agli istituti di credito in trepida attesa degli esami comunitari,  prevederebbe una rivalutazione del capitale della Banca centrale attraverso una ricapitalizzazione gratuita da 5-7,5 miliardi di euro fatta attingendo alle riserve della stessa Banca d’Italia.

In seguito all’aumento, il capitale dell’istituto centrale sarà rappresentato da quote nominative di partecipazione 20.000 euro ciascuna. Ma soprattutto, a partire dal completamento della ricapitalizzazione scatterà l’obbligo per gli azionisti, di non possedere una quota superiore al 5 per cento. Un bel problema per banche come Intesa e Unicredit che, in quanto titolari complessivamente del 64,62% della Banca d’Italia, subito dopo aver beneficiato della rivalutazione contabile della loro partecipazione che registrerà in totale una plusvalenza di almeno 2,3 miliardi, avrebbero dovuto trovare un compratore delle quote in eccesso.

Un’impresa piuttosto difficile, vista l’assenza di un mercato per questo tipo di beni. E così il governo ha ben pensato di trovare una scorciatoia: ad acquistare le quote in un primo momento sarà la stessa Banca d’Italia. La quale, “al fine di favorire il rispetto dei limiti di partecipazione al proprio capitale, può acquistare temporaneamente le proprie quote di partecipazione e stipulare contratti aventi ad oggetto le medesime”, come si legge nelle bozze citate da Ansa e Adn Kronos. In pratica, quindi, Bankitalia dalla ricapitalizzazione in poi avrà facoltà di versare ai suoi unici due azionisti sopra il 5 per cento, Intesa e Unicredit appunto, una somma complessiva compresa tra 2,7 e 4 miliardi di euro. In dettaglio si tratterebbe di 1,87-2,81 miliardi per la banca di Giovanni Bazoli e 855 milioni-1,28 miliardi per quella di Federico Ghizzoni.

Che potrebbero arrivare molto presto visto che nel caso di rapida conversione in legge del decreto, l’assemblea di Via Nazionale sull’aumento di capitale potrebbe essere tenuta già negli ultimissimi giorni dell’anno, come aveva rilevato nei giorni scorsi il presidente Abi Antonio Patuelli. Per poi procedere spediti  verso la compravendita delle quote in eccesso. E così per i due campioni nazionali del credito  il 2014, che si prefigurava come un annus horribilis visti gli stress test comunitari in arrivo, si trasformerebbe in un esercizio spumeggiante seguito ad uno, il 2013, chiuso col botto sempre grazie alla rivalutazione della partecipazione in Bankitalia.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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